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Altro parere

L'ultimo capitolo

Redazione InPi¨ 01/07/2020

Altro parere Altro parere Mattia Feltri, La Stampa
Dopo la rivelazione dell’audio in cui il relatore in Cassazione parla del processo che condannò Silvio Berlusconi, Mattia Feltri, nel suo Buongiorno sulla Stampa, spara a palle incatenate contro la magistratura. “Della storia del giudice Amedeo Franco, morto un anno fa, e del quale è uscita l’intercettazione in cui dichiara una porcheria la sentenza di cui fu relatore, e che condannò Silvio Berlusconi in via definitiva per frode fiscale, non mi stupisce nulla. Non mi stupisce che davanti al Consiglio superiore della magistratura avesse garantito sulla perfetta regolarità del lavoro suo, e dei suoi colleghi, poi privatamente definiti un «plotone d’esecuzione». Non mi stupisce che a sinistra (tranne Matteo Renzi) non abbiano niente da dire, ma niente di niente, come se negli ultimi tre decenni i loro rapporti con le procure fossero stati di pura cordialità. Non mi stupiscono le chat dei componenti del Csm, a concordare il biasimo per Matteo Salvini che, dicevano, sugli sbarchi ha (penalmente) ragione, ma ora ci tocca attaccarlo. Non mi stupisce questo viluppo di telefonate e aperitivi e cene di magistrati, a fare mercimonio di nomine, secondo il peso di una o dell’altra corrente, e secondo il peso di una o dell’altra promozione. Non mi stupisce che abbiano esteso le occasioni conviviali e mercantili alla politica, da cui rivendicano l’indipendenza solo dopo l’ammazzacaffè. Mi stupisce piuttosto lo stupore, mi stupisce che da un trentennio almeno i magistrati siano circonfusi della reputazione di inflessibili sacerdoti dell’etica, immuni dalle viltà della sottostante plebaglia. Mi bastò, poco più che ragazzo, qualche mese da cronista di giudiziaria per vedere degli uomini, come me e come te, soltanto più superbi, e da un certo punto in poi determinati a scrivere la storia d’Italia. L’ultimo capitolo - conclude sarcastico Feltri - è quello venuto meglio”.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
Un editoriale nelle pagine interne del Foglio, non firmato e quindi attribuibile al direttore Claudio Cerasa, critica il cinismo con cui il presidente francese Emmanuel Macron ha agito in Libia. “Quando il generale libico Haftar ha gettato nella spazzatura anni di negoziati, ha attaccato Tripoli e ha fatto ricominciare la guerra civile, il presidente francese Emmanuel Macron non ha protestato. Quando gli Emirati Arabi Uniti hanno portato un volume enorme di armi in Libia per aiutare Haftar in violazione della risoluzione delle Nazioni Unite del 2011 che lo vieta e hanno bombardato con i droni le forze di Tripoli, Macron non ha protestato. Quando i russi hanno mandato in Libia i mercenari della compagnia Wagner e decine di sistemi antiaereo (e quando un drone italiano e un drone americano sono stati abbattuti mentre sorvolavano la Libia), Macron non ha protestato. Quando per quattordici mesi è sembrato che l’aggressore Haftar avesse qualche speranza di vincere la guerra civile, prendere la capitale Tripoli, incoronarsi uomo forte e distribuire ricompense agli amici, come Egitto, Francia, Emirati e Russia, Macron non ha protestato. Poi però la Turchia è intervenuta e Haftar ha perso. «La Turchia ha una responsabilità storica e criminale in Libia», ha detto Macron. Sarà, ma il presidente francese suona piuttosto come qualcuno che ha perso una scommessa perché non si aspettava che a una canagliata ci fosse qualcuno che rispondesse canaglia e mezza. La Francia di Macron vuole un’Europa forte e l’europeismo in forma smagliante, ma ha impedito che l’Europa avesse una posizione unica e uno straccio di politica estera su una questione importante come la guerra in Libia”.
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