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I compiti tedeschi per Conte

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 01/07/2020

I compiti tedeschi per Conte I compiti tedeschi per Conte Carlo Bastasin, Repubblica
L’Italia sta giocando un ruolo speciale nell’agenda tedesca sul negoziato per il Recovery Fund. Lo scrive su Repubblica Carlo Bastasin, secondo il quale, nel semestre europeo a guida Merkel, “quasi tutto ruota attorno all’Italia, ai dubbi sulle sue capacità, alle certezze sui suoi bisogni”. “Non è ancora detto che la risposta solidale alla crisi pandemica rappresenti un’evoluzione permanente della politica Ue. Potrebbe essere una «risposta eccezionale a un evento eccezionale», o invece una crescita istituzionale dell’Ue. Sciogliere questa ambiguità - cambiamento episodico o evoluzione storica - determinerà il futuro dell’Europa. E sarà in gran parte la capacità italiana di utilizzare bene le risorse a decidere se l’iniziativa legata alla pandemia potrà diventare uno strumento permanente a sostegno dell’integrità e del ruolo globale europei. Niente di meno è la responsabilità che grava oggi sulle spalle della politica italiana. Oggi nei confronti dell’Italia non viene più opposto quel pregiudizio morale che aveva caratterizzato la crisi dell’euro. Ma certe volte sembra che noi stessi facciamo di tutto per resuscitarlo, nel puntiglioso lavoro della presidenza tedesca sui dossier che accompagneranno l’erogazione dei fondi”. Secondo Bastasin, a questo proposito “ci sono almeno quattro cose che il governo italiano potrebbe fare subito: potrebbe anticipare, non ritardare, la decisione sul Mes; potrebbe preparare già nelle prossime settimane la Nota d’aggiornamento al Def e presentare la bozza di legge di bilancio prima di settembre. Dovrebbe presentare il Piano nazionale delle riforme allineandolo con le Raccomandazioni specifiche comunicate il 20 maggio dalla Commissione. Dovrebbe infine evitare di presentare agli italiani tutte le erogazioni di fondi prima delle elezioni regionali e tutte le misure politicamente costose dopo di esse. Comportamenti di onestà politica – conclude - influenzeranno le trattative sul futuro dell’Europa”.
 
Angelo Panebianco, Corriere della Sera
L’opposizione di M5S e Lega al Mes offre ad Angelo Panebianco l’occasione per riflettere su somiglianze e differenze fra i due partiti. “Entrambi – scrive Panebianco sul Corriere della Sera - vengono definiti «populisti», un’espressione che coglie quanto hanno in comune, tra cui l’antieuropeismo. Essere contro l’Europa ha sempre significato, per entrambi, essere contro l’Establishment, le Caste, il Grande Capitale, l’Alta finanza. I 5 Stelle sono un patchwork, una combinazione delle caratteristiche di diversi movimenti populisti che hanno prosperato per decenni in America Latina. Come i loro parenti, sono sorti per combattere la «oligarchia», i ricchi, i potenti. Statalisti e giustizialisti, le loro politiche assistenzialiste, ridistributive, consentono a chi non va molto per il sottile di definirli «di sinistra». Il loro rapporto con l’Europa denota doppiezza: il loro voto a favore dell’attuale Presidente della Commissione fu un’accettazione formale dell’Europa, che non significa accettazione sostanziale. Come l’opposizione ai fondi Mes dimostra. Il caso della Lega è più complesso. Nata come «sindacato» dei territori del Nord, la Lega combina diffidenza e ostilità per il Grande Capitale con la difesa dell’imprenditoria media e piccola. Il successo leghista dipende però dalle dure posizioni assunte sull’immigrazione. Poiché è quella la chiave della sua crescita elettorale, difficilmente la Lega cambierà politica su questo punto. Il suo vero tallone d’Achille è l’Europa. Al momento, l’antieuropeismo continua a dettare banco. Ma prima o poi la Lega dovrà decidere che cosa fare da grande. Nel regime del sistema elettorale proporzionale che ci attende, chi sarà escluso dalla futura coalizione di governo? Se la Lega vorrà partecipare a quella partita mandando i 5 Stelle all’opposizione, dovrà per forza cambiare radicalmente politica sull’Europa. Certo, per la Lega mandar giù l’Europa non comporta solo l’accettazione della moneta unica con tutti i vincoli connessi. Significa anche ammettere che l’«Europa dei popoli» non va da nessuna parte senza l’«Europa dei banchieri»”.
 
Pierfrancesco De Robertis, Quotidiano Nazionale
“L’ultimo audio sulla sentenza pilotata contro Berlusconi e le chat perugine tra giudici secondo cui Salvini doveva «essere colpito» a prescindere, rafforzano il sospetto che una parte della magistratura abbia operato secondo fini che esulavano dal proprio ambito e spostano il discorso sul politico: perché un’ampia parte della classe dirigente non interviene e si gira dall’altra parte?”. Se lo chiede sul Quotidiano Nazionale Pierfrancesco De Robertis, il quale nota che “anche ieri la sinistra è rimasta muta. Dei grillini, che pure esprimono il ministro della Giustizia, neppure parliamo. Ma il Pd? Silenti anche loro. Viene quindi da pensare che per Zingaretti e soci le cose vadano bene così. Solo i renziani hanno evidenziato alcuni distinguo. A sinistra o sono quindi conniventi o più probabilmente hanno paura, forse credono che in circostanze di questo tipo basti aspettare che passi la bufera. Il punto è però che storture talmente evidenti minano in modo radicale il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato, il supremo patto di cui le forze politiche e istituzionali sono garanti. La gente non mangia pane e sentenze, è vero, ma dare l’idea di accettare un gioco così sporco finisce per screditare la credibilità stessa di una parte politica. La sinistra sbaglia a lasciare questa battaglia al centrodestra, perché la giustizia giusta, non politicizzata, non è un tema di centrodestra. Non lo fu in passato, quando anzi da sinistra si denunciavano le presunte collusioni di una parte della magistratura con apparati statali ostili al suo mondo, e non lo è adesso. Una seria riforma della giustizia dovrebbe essere l’impegno bipartisan da prendere a tutela di tutti i cittadini. L’esigenza di una giustizia che funzioni – conclude - è molto più popolare di quanto a sinistra pensino”.
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