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Altro parere

Premier forti e governi deboli ai tempi del coronavirus

Redazione InPi¨ 30/06/2020

Altro parere Altro parere Antonio Padellaro, Il Fatto
Parlando del progressivo sfaldamento del gruppo M5S, che al Senato rischia di mettere in crisi l’esecutivo, Antonio Padellaro sul Fatto Quotidiano riflette sull’enorme responsabilità che in questo momento storico hanno i singoli parlamentari. “Di premier forti e di governi deboli la politica italiana ne ha conosciuti parecchi. Uno per tutti, Romano Prodi disarcionato due volte da manovre di palazzo, con il conseguente doppio tracollo del centrosinistra, e doppio trionfo di Silvio Berlusconi. Rispetto al passato esiste però una sostanziale differenza: l’Italia messa in ginocchio dallo tsunami coronavirus. Una catastrofe senza precedenti che dovrebbe fare seriamente riflettere: tale è la gigantesca responsabilità che pesa sulle spalle della politica, ma soprattutto dei singoli comportamenti. Imperdonabili se mossi da semplici, e a maggior ragione sciagurate, convenienze personali. Infatti cosa può esserci di più opportuno, mentre la trattativa con l’Europa per i 172 miliardi del Recovery Fund entra nella fase decisiva, di una bella crisi al buio, magari ferragostana, per rinsaldare nei nostri alleati l’idea di un’Italietta inaffidabile e perennemente alla deriva? Siamo convinti che nella quotidiana consultazione dei divani di Montecitorio, gli aruspici della imminente caduta di Conte abbiano già nei loro taccuini le soluzioni belle che pronte. Finalmente avremo quel governissimo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. O se no, ancora meglio l’immediato ritorno alle urne auspicato da Meloni e Salvini, elezioni precedute neanche a dirlo da una serena campagna elettorale al profumo di Covid-19, mentre il Pil sprofonda e forse anche la democrazia. Non conosciamo i nomi dei grillini che a sentire Salvini sarebbero in procinto di passare alla Lega, con le conseguenze che sappiamo. Speriamo di non conoscerli mai. Per non ripetere la famosa frase di Churchill: mai così tanti dovettero così tanto a così pochi. Solo che lui parlava di eroi. Non di traditori”.
 
Thomas Piketty, La Stampa
“Il modello liberal democratico, per vincere davvero, deve diventare molto più sociale, egualitario ed ecologico”. Lo sostiene l’economista francese Thomas Piketty in un intervento pubblicato in prima pagina sulla Stampa. “Quello che minaccia oggi l’Europa – afferma Piketty - è l’opacità anti-democratica delle sue decisioni e l’impressione che il sistema economico e fiscale finisca sempre per avvantaggiare i più potenti. E questo è tanto più deplorevole perché un’Europa più democratica e che fosse in grado di prendere le sue decisioni a maggioranza permetterebbe di adottare un piano di rilancio più ambizioso. Concretamente, se si mettessero insieme i parlamentari italiani, francesi, tedeschi e spagnoli, sono persuaso che si potrebbe andare bel al di là dei 500 miliardi di prestito comune per alimentare il budget europeo. Soprattutto si potrebbe adottare insieme un’imposta comune sulle società più grandi e miliardarie, una tessera individuale con un limite di emissioni, un grande piano di investimenti nelle infrastrutture e nelle università. Per riconciliare i cittadini ordinari con l’Europa e la globalizzazione bisogna rispondere alla immensa domanda di giustizia economica che viene espressa ovunque. Il modello liberal-democratico viene ucciso quando gli effetti dell’aumento delle tasse sulle emissioni - com’è accaduto in Francia - ricadono sulle classi medie e popolari per finanziare le soppressione dell’imposta sulla ricchezza. E’ questo che ha portato alla rivolta dei gilet gialli e che condurrà ad altre crisi sociali e politiche, finché non si realizzerà un altro sistema economico, più equo e sostenibile”.
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