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La legge scorciatoia

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 30/06/2020

La legge scorciatoia La legge scorciatoia Sergio Rizzo, Repubblica
Su Repubblica Sergio Rizzo critica le misure contenute nella bozza del Dl Semplificazioni. “Se c’è un Paese che ha un disperato bisogno di semplificazioni è il nostro. Ma di semplificazioni vere, che affrontino e risolvano problema alla radice. Non di semplici scorciatoie. Ebbene il Dl semplificazioni potrebbe essere meglio battezzato decreto “scorciatoie”. Intendiamoci, velocizzare certi meccanismi in un momento così grave ha sicuramente un senso. Il problema è che cosa accadrà dopo il 31 luglio del prossimo anno, quando le misure contenute in quel decreto scadranno. Si potrà continuare ad assegnare senza gara i piccoli lavori, come prevede l’articolo 1? E gli appalti fino a 5 milioni con quella che sembra una specie di trattativa privata, con la conseguenza di mettere il 98% dei lavori pubblici fuori dalle regole del mercato? E sarà possibile, come oggi invocano quasi tutti, insistere a nominare commissari su commissari per le opere pubbliche più delicate? La verità è che queste sono tutte scorciatoie. Che porteranno nell’immediato dei risultati e ben vengano. Ma che si chiamino le cose con il loro nome. Non saranno certo i commissari a risolvere il problema dei nove anni che mediamente passano da quando si decide di fare una strada a quando si apre il cantiere. Per non parlare dei rischi di altro genere che si corrono con l’affidamento diretto senza gara in alcune aree del Paese. Scorciatoie sono anche le misure per alleggerire le responsabilità dei funzionari pubblici sul danno erariale, che scatterebbe solo in caso di risvolti penali. Così pure le modifiche all’abuso d’ufficio. Fra tante scorciatoie ci sarebbe però anche una misura di semplificazione più strutturale. Si tratta del comitato consultivo che avrebbe il compito di seguire le opere infrastrutturali passo passo per risolvere i problemi che dovessero insorgere. Una cosa di buon senso, mutuata da esperienze internazionali. Bene, dunque. Ma perché farlo durare solo un anno?”.
 
Antonio Polito, Corriere della Sera
Il M5S è prigioniero del suo passato. Lo sostiene sul Corriere della Sera Antonio Polito, che spiega in questo modo le ragioni del tentennamento italiano sul Mes. “Non risulta che durante gli Stati generali il presidente Conte abbia messo al centro delle sue pur amplissime consultazioni la domanda: che dobbiamo fare del Mes? Il dilemma più controverso sul futuro dell’Italia non è stato oggetto di riflessione nella Villa in cui il premier si riprometteva di «reinventare il Paese». Meno che mai lo è stato nella sede anche più appropriata del Parlamento, che anzi Conte ha finora accuratamente evitato. La ragione è molto semplice: sul Mes Conte non ha la maggioranza. O meglio, ne ha un’altra. Quella di prima. Se oggi si votasse alle Camere sul meccanismo europeo vincerebbero i contrari, Lega e M5S tornerebbero insieme. Lo stesso vale per i decreti sicurezza. E per l’ormai annosa questione della concessione autostradale. I pentastellati sono prigionieri del passato. Hanno cambiato alleati ma non cultura politica. Con un’aggravante: prima avevano un capo politico che poteva «forzare» il Movimento attraverso passaggi stretti ma necessari: con Di Maio digerirono la Tav. Ora sono una forza politica acefala, governata da una logica di veti reciproci che rende impossibile adeguare i principi non negoziabili alle esigenze del governo. Per questo il M5S ha finito per delegare in toto la governabilità a Conte; con il patto implicito che il premier ne eviti la spaccatura o almeno la procrastini. Il paradosso è che il partito di maggioranza relativa, nato come forza di protesta, non può più rischiare di perdere il governo ma non può neanche rischiare di governare. Dal che deriva la domanda fatale per l’altro partner della maggioranza giallo-rossa: che ci faccio io qui? Ecco perché ieri il Pd ha cominciato a dire a Conte ciò che Conte non può dire: il Mes ci serve”.
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, fotografa con preoccupazione la fase di stallo in cui si trova la politica. “La partita per come rimettere in piedi l’Italia e soprattutto su chi dovrà farlo sta entrando nel vivo. E’ una partita aperta a diverse soluzioni e per questo nessuno si fida di nessuno. Ogni giorno c’è qualche schermaglia, si tasta il terreno, un passo avanti e due indietro in una estenuante guerra di posizione fatta di provocazioni e smentite. Conte ormai gioca per sé e questa è l’unica cosa certa. Per i Cinque Stelle è la partita della vita e sono, tra i partecipanti, gli unici senza opzioni: o tiene questa alleanza o vanno tutti a casa. Zingaretti gioca per salvare la sua segreteria e tenere il Pd al centro del campo, Berlusconi gioca per tornarci e Renzi gioca per continuare a esistere come soggetto politico. Tutti giocano con e contro tutti e tutti giocano per tenere fuori dai giochi Salvini e la Meloni. E poi c’è l’arbitro Mattarella che sta per entrare nel suo semestre bianco di fine mandato, il che potrebbe essere una scusa per provare a congelare la situazione; ci sono le trattative in corso per decidere chi dovrà prendere il suo posto e infine arrivano elezioni regionali che potrebbero cambiare gli equilibri dentro le alleanze sia del centrodestra che dei giallorossi. Insomma, ci sono tante questioni aperte, l’unica cosa che manca è il tempo, se è vero che a settembre la crisi economica mostrerà tutta la sua violenza e che l’Europa ha sì pazienza, ma non infinita per sapere in modo chiaro e definitivo se l’Italia vuole accedere sì o no agli aiuti comunitari, a partire dal Mes. In altre parole, siamo in uno stato di paralisi da paura, perché il primo che sbaglia una mossa esce dalla partita per il governo che verrà. Quanto durerà lo stallo? La logica dice che così non si può andare avanti più di tanto”.
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