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Altro parere

Se il discrimine Ŕ la vita stessa

Redazione InPi¨ 26/06/2020

Altro parere Altro parere Antonella Mariani, Avvenire
Avvenire dedica l’editoriale firmato da Antonella Mariani al fenomeno delle 37mila donne-mamme che si sono dimesse in Italia durante l’emergenza Covid-19. Dopo aver citato le candidate sindache a Parigi, i vertici Ue e Bce e la cancelliera Merkel, Mariani osserva come questi siano "traguardi importanti che le italiane guardano con speranza, perché è inevitabile che prima o poi l’onda lunga del potere femminile lambirà anche il Belpaese. Ma c’è qualcos’altro che le donne italiane non possono e non devono più attendere con pazienza: reclamare giustizia per quelle 37.611 lavoratrici che nel 2019 hanno lasciato il loro impiego dopo essere diventate mamme. Il motivo più frequentemente dichiarato al momento delle dimissioni è quello ormai tristemente consueto: la difficoltà a conciliare la cura dei figli con il lavoro. Una situazione purtroppo comune che richiama numerose responsabilità. Qui ci limitiamo a evidenziarne tre, le più lampanti: la carenza o l’alto costo dei servizi per l’infanzia, la scarsa propensione di molte aziende a offrire flessibilità e strumenti di conciliazione per madri e padri, l’ancora ineguale distribuzione dei compiti di cura all’interno della coppia. Comunque si guardino questi dati, peraltro in aumento rispetto all’anno precedente, essi rappresentano una colossale ingiustizia. È ingiusto che ogni anno diverse decine di migliaia di lavoratrici rinuncino alla loro occupazione e di riflesso all’indipendenza economica, ponendosi di fatto in una situazione di maggiore vulnerabilità sia personale, rispetto ai compagni, sia familiare come dimostrano i dati sulla povertà che incide maggiormente sui nuclei monoreddito. È ingiusto che la cura dei figli, il compito di più alta responsabilità, ricchezza e soddisfazione che la vita può regalare agli uomini e alle donne, diventi un ostacolo alla realizzazione femminile nella sfera pubblica. È ingiusto anche nei confronti dei bambini: anziché essere considerati il futuro di un Paese e quindi un patrimonio collettivo, rimangono ancora e sempre una faccenda privata di chi li ha messi al mondo. Oltre a queste palesi ingiustizie che non dovrebbero lasciare indifferente nessun uomo e nessuna donna, l’uscita dal mercato del lavoro di tante neomamme rappresenta un errore di sistema che ipoteca la crescita economica e demografica del nostro Paese. Quelle 37mila mamme dimissionarie chiedono giustizia. Le discriminazioni hanno tanti volti, quelle verso l’apertura alla vita sono le più insopportabili”.
 
Massimo Donelli, il Giorno
Dall'ex Cavaliere a Conte, si dipana il filo rosso dell’estetica berlusconiana. Lo scrive Massimo Donelli sul Giorno: “Quest’anno Silvio Berlusconi festeggia due compleanni. Il 29 settembre spegnerà 84 candeline. Il giorno dopo soffierà sulle 40 di Canale 5, nato il 30 settembre 1980. Se la prima ricorrenza è privata, la seconda riguarda tutti. Perché solo il ventennio fascista (1922-1943) e il mezzo secolo democristiano (1944-1994) hanno inciso così a fondo nella società come i quarant’anni di berlusconismo, egemonia culturale in cui TV e politica sono inestricabilmente intrecciati e il cui apice, paradossalmente, è la conquista di Palazzo Chigi da parte di Beppe Grillo, acerrimo censore del tycoon. Che cosa sono, infatti, le immagini patinate di Giuseppe Conte che cammina elegante e svelto per antichi corridoi, siede pensoso davanti al moderno pc, sfoglia dossier fra stucchi e specchi dorati, se non pura estetica berlusconiana? E vogliamo parlare degli stand up sotto il cielo azzurro, giardino labirintico alle spalle, che hanno punteggiato gli Stati generali? O della conferenza stampa sul prato, con Villa Pamphili di sfondo? O, infine, del red carpet nel cortile illuminato di Palazzo Chigi? Regia di Rocco Casalino, manifesto antropomorfo del berlusconismo. Di cui è figlio. Perché Rocco, nato in Germania da genitori emigrati, ha preso l’ascensore sociale al Grande Fratello e frequentato per anni gli studi tv. E oggi, libertino e spregiudicato, guida la comunicazione del governo. Conoscendo il cavaliere (ho lavorato a Mondadori e Mediaset) scommetto che lo stimi tantissimo: nessuno ha mai curato così bene l’immagine di un premier. Già, l’immagine. Ossessione di Silvio diventata ossessione degli italiani tra diete, palestra e chirurgia plastica. Edilizia, TV, calcio, politica… Piaccia o no, siamo un po’ tutti figli di Silvio. Che ha marchiato indelebilmente la vita degli italiani. E, ritenuto fuori gioco troppo in fretta, ancor oggi è lì, al centro della scena, tra Conte, Zingaretti, Renzi, Salvini e Meloni, acrobaticamente equivicino. Con Casalino che, perpetuandone l’estetica, certifica plasticamente nei tg, ogni sera, 40 anni di egemonia berlusconiana”.
 
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