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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 25/06/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Speranza: Basta giochi di palazzo, subito un patto su sanità e pensioni
La battaglia non è ancora vinta». Il Paese riparte, «e deve farlo», ma continua a servire «grande attenzione». Lo afferma il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervistato da Francesca Schianchi per La Stampa. Eppure anche tra gli esperti c’è chi parla di un virus ormai indebolito… «Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un mutamento significativo del virus. Il Covid circola ancora, l’ultima settimana a livello mondiale è stata la peggiore. È chiaro che bisogna ripartire, ma con prudenza». Giorgia Meloni suggerisce di non scaricare la app Immuni: si rischia il Grande fratello di Stato, dice. «Non ho mai fatto polemica in questi mesi, dico solo che trovo sbagliato fare politica su questioni che hanno a che fare con la sicurezza delle persone. Non c’è nessun Grande fratello». Il Rapporto Osserva salute ieri ha denunciato le scarse risorse sulla sanità dal 2010 al 18, il calo di personale e di posti letto. Come risponde? «Quello è il quadro di un passato da archiviare, e già lo stiamo facendo: in cinque mesi abbiamo messo nel Servizio Sanitario Nazionale più risorse degli ultimi cinque anni». Avendo bisogno di investimenti, non sarebbero un’occasione ghiotta i 37 miliardi possibili del Mes? «Il ministro della Salute si batte sempre e comunque per avere più risorse. Conte ha annunciato che sul Mes deciderà il Parlamento, è giusto che sia quello il luogo della decisione». Nel frattempo lei sta facendo moral suasion sui Cinque stelle per convincerli? «Da parte loro c’è la consapevolezza che bisogna ricominciare a puntare sulla difesa del servizio sanitario nazionale. È una convinzione che vedo nel governo e oltre». Conta di convincerli? «Sono già convinti che serva una stagione di investimenti senza precedenti». Quando dice di vedere una convinzione comune «oltre» il governo, pensa all’opposizione? «Sulla salute il Paese va unito, non diviso. Penso a tutto il Parlamento, ma non solo: serve un grande patto-Paese per nuovi investimenti e una riforma del Servizio sanitario anche con gli ordini professionali, i lavoratori, le imprese, con chi si occupa di sanità». È sicuro che sia il momento giusto? La vostra maggioranza sembra sempre più friabile, avete perso una senatrice due giorni fa, a Palazzo Madama vi reggete solo su 6 voti... «Quello che conta veramente è il rapporto col Paese». Capisco, ma senza numeri in Parlamento il governo cade. «Non c’è dubbio, ma la nostra è un’agenda importante. Ci sono tutte le risorse per andare avanti con questa stagione di governo. La sfida è alta: consiglio meno giochi di Palazzo e più risposte al Paese». Sulle linee guida della scuola si è aperta una polemica, l’avete sottovalutata finora? «No, la scuola è la vera priorità del governo. Siamo al lavoro sulle linee guida insieme alle regioni e alle parti sociali. A settembre tutte le scuole devono riaprire, ma nella massima sicurezza».
 
Vespignani: l’epidemia si sposta, ora tocca ai Paesi poveri
«Ogni giorno che passa i Paesi occidentali diventano più forti, più attrezzati contro il virus. Ma il resto del mondo ha oggettive difficoltà e dobbiamo esserne consapevoli». Lo afferma Alessandro Vespignani, fisico informatico, direttore del Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems, alla Northeastern University di Boston, intervistato da Giuseppe Sarcina per il Corriere della Sera. Gli ultimi dati segnalano la crescita tumultuosa dei casi in Paesi come Brasile, India, Messico... «Purtroppo non è una sorpresa. Il coronavirus si è diffuso seguendo i flussi di viaggio più battuti. Si è spostato prima in Europa, poi negli Stati Uniti e ora tocca questi altri Paesi. Sono in arrivo nuove difficoltà sia dal punto di vista epidemiologico che socioeconomico. Qui stiamo parlando di nazioni dove è oggettivamente difficile applicare misure come il distanziamento sociale. Per non parlare delle risorse sanitarie. Pensiamo all’India rurale, giusto per fare un esempio. In questi mesi nelle nostre città noi abbiamo ragionato sulle unità di terapia intensiva. In parte dell’India il problema è più radicale: ci sono ospedali, ci sono sale di pronto soccorso?». L’Occidente deve aiutare? «Se ci riesce. Però realisticamente è complicato. In questa epidemia abbiamo visto quanto sia stato difficile dare una mano a noi stessi. Teniamo presente che il giro non è ancora finito. Il Covid-19 può trovare un altro polmone in Africa. Per ora lì la curva è indietro, ma sta salendo». L’Europa al momento sta pensando soprattutto a proteggersi, chiudendo i confini con i Paesi a più alto tasso di crescita dei contagi... «Ha le sue ragioni. Ma è chiaro che questo aprire e chiudere avrà un grande impatto sul circuito economico. È il risultato di scelte fatte nei mesi passati. Dipende dalla mancanza di sincronia nell’adozione del lockdown. L’Occidente si è mosso in ordine sparso e ora ci sarà un conto da pagare per quell’atteggiamento. Pensiamo solo al blocco del turismo americano in Europa».
 
Misiani: Meno imposte? Cominciamo a tagliare quelle sul lavoro
Tagliare le tasse? Occorre cominciare da quelle sul lavoro. Lo afferma il viceministro all’Economia, Antonio Misiani, intervistato da Lorenzo Salvia per il Corriere della Sera. Misiani, ma alla fine l’Iva la tagliate oppure no? «Sull’Iva siamo già intervenuti. Con il decreto Rilancio abbiamo cancellato per sempre gli aumenti previsti dalle famose clausole di salvaguardia, risparmiando agli italiani una stangata da 20 miliardi di euro nel 2021 e da 27 miliardi l’anno successivo». Un’operazione importante e anche costosa. Ma evitare un aumento delle tasse non significa tagliarle. Sta dicendo, quindi, che per lei l’Iva non va ridotta? «Nessuna opzione va tolta dal tavolo. In autunno, quando discuteremo una riforma fiscale organica da inserire nella prossima legge di Bilancio, discuteremo di tutte le imposte, Iva compresa». l quale il premier Giuseppe Conte tiene così tanto, non c’è posto. «Nel quadro della riforma fiscale se ne parlerà sicuramente. Nei prossimi giorni discuteremo le priorità. Di sicuro dobbiamo alleggerire la spada di Damocle dei versamenti fiscali rinviati a settembre e approvare la legge delega che istituisce l’assegno unico per i figli. In prospettiva la priorità è a mio giudizio tagliare le tasse a chi lavora, a chi fa impresa e alle famiglie con figli a carico». Tagliare le tasse sul lavoro. Ma come e, soprattutto, di quanto? «Intanto ricordo che dal primo luglio le buste paga diventano più pesanti, con un aumento che arriva fino a 100 euro al mese, grazie alla misura voluta dal Pd e inserita nell’ultima legge di Bilancio».
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