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La nuova emergenza

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 25/06/2020

In edicola In edicola Federico Fubini, Corriere della Sera
“Superata l’emergenza assoluta dei mesi scorsi, paradossalmente per il governo il momento delle scelte più difficili sta arrivando adesso”. Lo scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera a proposito della “nuova emergenza” per il Paese: “Fino a ieri è servita molta determinazione e una dose di coraggio nel restringere le libertà personali come mai nella storia repubblicana, cercando di proteggere gli italiani dai costi che ne stanno derivando. Ma almeno in primavera non c’erano molti dubbi sul da farsi: cassa integrazione o altri. M ai prima nella storia d’Italia tanti italiani erano stati tanto garantiti, sussidiati e tutelati dallo Stato allo stesso tempo. Già, ma ora? Quella rete di sicurezza non può restare lì troppo a lungo così com’è, perché costerebbe centinaia di miliardi (che non ci sono) e farebbe degli italiani un popolo di assistiti da uno Stato-mamma (che nessuno, o meglio quasi nessuno, dice di volere). La prima è che il governo sta studiando in queste settimane un nuovo scostamento di bilancio (in sostanza, più deficit) stimato in questo momento fino a venti miliardi di euro. La seconda ragione per pensare adesso all’uscita dallo stato di protezione totale è che tra poco potremmo vedere i primi accenni di ripresa. C’è però poi una terza ragione per mettere in cima all’agenda di governo l’uscita da quell’enorme esperimento sociale che è lo Stato-mamma. Ed è che le sue misure stanno scadendo. Decine di milioni di italiani oggi sono dunque protetti dallo Stato ancora per un po’, ma non sanno cosa succederà dopo. La vera sfida ora è orchestrare il riassetto della rete di sicurezza. Senza visibilità su ciò che li aspetta dopo le tutele, gli italiani non torneranno nei negozi e non investiranno: continueranno ad accumulare risparmio assopito nei conti in banca per auto-assicurarsi dal buio del futuro. Di qui l’esigenza di disegnare a un percorso graduale, fondato sulla consapevolezza che l’assistenzialismo a tappeto, alla lunga, è un veleno inodore. All’inizio va giù come l’acqua, poi però mina la finanza pubblica e la capacità di fare delle persone. Altro che Recovery Fund: è su questi temi che l’Italia nei prossimi mesi si gioca tutto, nella finanza pubblica e anche nel suo spirito di reazione. È tempo di muovere piccoli passi per tornare a un po’ di normale economia (sociale) di mercato, prima di disabituarci del tutto a camminare. Ma qualcuno, a Roma, ci pensa?”.
 
Francesco Bei, la Repubblica
I pasticci sulla scuola e la lezione di Calamandrei. Ne parla Francesco Bei su Repubblica: “Sulla scuola – scrive - soltanto una cosa sarebbe peggiore di una decisione sbagliata: una decisione non presa. Purtroppo, leggendo le linee guida del Piano Scuola 2020-21, l’impressione è di trovarsi davanti a uno Zibaldone di proposte, più o meno sensate, più o meno realizzabili, senza un’indicazione precisa per coloro destinati a sobbarcarsi il peso della riapertura a settembre ma anche, e soprattutto, per i genitori. Quelle famiglie che oggi riempiranno sessanta piazze italiane per chiedere alla ministra Azzolina di fermarsi e ripensarci, senza continuare questo gioco a nascondino dietro il parere del comitato tecnico scientifico. Si dirà, è il bello dell’autonomia scolastica, saranno i dirigenti a valutare caso per caso cosa è più utile e cosa si può fare nel loro istituto. Bene, tutto giusto, purché la sbandierata autonomia non sia il pretesto pilatesco per scaricare in basso l’onere di decisioni che in alto non si ha il coraggio di prendere. Siamo quasi a luglio, settembre è vicinissimo e ancora stiamo sfogliando la margherita. Al contrario, è come se il governo non considerasse la scuola come uno dei settori strategici della ripresa, quasi fosse una questione marginale e non la priorità, al pari della sanità, per un Paese che stenta a rialzarsi in piedi. Coraggio ministra Azzolina, si faccia sentire, alzi la voce, chieda più soldi. In Francia sono uscite dal lockdown prima le scuole dei ristoranti, possibile che da noi si stia ancora discutendo intorno a delle bozze di linee guida? Il comitato tecnico scientifico il 28 maggio scorso ha prodotto un documento a cui lei ha vincolato il Piano Scuola, ma i suggerimenti degli scienziati sono, appunto, suggerimenti. Deve essere la politica a decidere, non è possibile legare oggi l’inizio dell’anno scolastico al rispetto di norme, a cominciare dall’obbligo velleitario di distanziamento di un metro, che imporrebbero uno stravolgimento dei plessi scolastici. Gentile Azzolina, si prenda anche lei la responsabilità di fare una scelta attesa da chiunque abbia dei figli in età scolastica. Riapra la scuola. In maniera ordinata, ma la riapra. E se Conte non la vuole ascoltare, ricordi al presidente del Consiglio le parole di Piero Calamandrei quando scriveva che “se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale”.
 
Giampiero Massolo, La Stampa
“L’eccezione italiana. Difficile trovare un altro Paese che dipenda così tanto dall’Europa (senza gli acquisti di titoli, ora opportunamente aumentati, della Bce il nostro debito pubblico sarebbe di fatto insostenibile) e nello stesso tempo si comporti come se ne potesse fare a meno”. E’ il paradosso sottolineato da Giampiero Massolo sulla Stampa in un editoriale nel quale invita a sfruttare la crisi e il Recovery Fund per modernizzare il Paese. “L’emergenza Covid – scrive - ci offre un’occasione per superare questa distonia. A noi, non sprecarla. L’Europa - e per essa soprattutto la Germania - si è mossa abbastanza tardi sulla via della solidarietà. Ha dovuto compiere un salto culturale rilevante: smettere di considerare il debito una colpa per ritenerlo la conseguenza ovvia di una crisi che ha colpito tutti in egual misura, ma con effetti più gravi per i più deboli. Lo ha fatto memore delle conseguenze politiche della rovinosa gestione della crisi greca e preoccupata degli effetti sull’integrità del mercato unico. E anche - va detto - perché lasciar implodere la terza economia dell’Eurozona, la nostra, avrebbe irrimediabilmente compromesso il disegno d’integrazione europea. Il risultato, al di là di come verrà alla fine formalizzato, sarà la più imponente mobilitazione di fondi che si ricordi a livello europeo, erogati con modalità anche inedite: quelle, in sostanza e comunque le si definisca, dell’indebitamento comune e dei trasferimenti a fondo perduto o comunque a minimo interesse. Mai sprecare una buona crisi, dicono in molti, citando talvolta inconsapevolmente Winston Churchill. Quella in corso offre una possibilità concreta di modernizzare il Paese, di colmare il deficit di competitività che lo affligge, di rendere la sua economia più convergente alla media europea, farlo tornare a crescere. Sono queste del resto la logica e le finalità con le quali sono stati disegnati gli interventi europei. È questo che ci si aspetta: porre fine all’eccezione italiana, con un mix intelligente di investimenti sostenuti con fondi in parte nazionali e in parte di origine comunitaria”.
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