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Family act, ora una riforma di sistema

Redazione InPi¨ 12/06/2020

Altro parere Altro parere Massimo Calvi, Avvenire
Su Avvenire Massimo Calvi commenta il via libera del governo al Family act e osserva: “Perché questo si traduca in realtà, e perché la riforma possa avere un reale impatto sulle famiglie esistenti e future sono però necessarie alcune condizioni. In termini di impatto demografico e sulle scelte di vita, infatti, siamo già fuori tempo massimo: una misura come questa andava realizzata 10–20 anni fa, oggi stiamo rincorrendo, e ci sono bisogni che si stanno già evolvendo. Per questo è necessaria un’adesione culturale e ideale ampia, di tutta la società. Attorno al Family Act, proposto dalla ministra per la Famiglia Bonetti, non basta auspicare una vera convergenza di Italia Viva e Pd (che porta in dote la proposta dell’assegno Delrio-Lepri) e di M5s: è necessaria l’apertura a un’ampia maggioranza parlamentare per condurre alla nascita di un progetto patrimonio di tutto il Paese. L’obiettivo non è solo arrivare a una riforma operativa entro fine anno, ma essere consapevoli che senza risorse dedicate e consistenti anche il nuovo assegno continuerà a restare poco più di una promessa. Ciò che serve è una rivoluzione culturale attorno alla famiglia e ai figli che sia compresa e assimilata da tutti, anche dal mondo delle imprese, della finanza, del credito. Un’indagine realizzata proprio per il Ministero della Famiglia da Istituto Toniolo e Ipsos fa capire bene l’urgenza di una svolta: con l’emergenza Covid la quota di giovani italiani che ha accantonato definitivamente il progetto di sposarsi o di avere un figlio è risultata doppia rispetto a quanto registrato in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, con percentuali del 40 e del 36%. L’insicurezza è il tratto dominante quando si cerca di guardare al futuro in un Paese, il nostro, diventato fragile nella capacità di offrire prospettive di stabilità alle nuove generazioni. Un contagio che spezza il respiro del domani, che va fermato e sanato con buone riforme e con la capacità di comprendere che gli interventi che hanno la famiglia e i figli al centro sono diventati una priorità. E un provvedimento come il Family Act può essere solo il primo atto di un’opera più grande”.
 
Giuliano Ferrara, il Foglio
“Montanelli sarebbe favorevolissimo all’abbattimento della statua o monumento, peraltro bruttino, a lui dedicato”. Giuliano Ferrara, sul Foglio, non tradisce il suo spirito provocatorio e interviene così nel dibattito sulle statue da abbattere. “Il suo monumento, da bravo egocentrico e da novelliere, ritrattista e corsivista – sottolinea - lo voleva fatto di parole talora scontrose, talora ruffiane, ben scelte nel lessico italiano e toscano, parole spesso coraggiose, qualche volta comode e di pronta beva, sofisticate quando necessario, sempre popolari e accessibili, irritanti, sornione, comunque parole che volano, anche se scritte, non pietre, non materiali grezzi e naturali modellati dall’univoco abbraccio di una pubblica opinione postuma. Il monumento è fissità, presunzione di immortalità esposta alla pioggia e alla corrosione, mentre l’idea di sé, la statua psicologica e morale che Montanelli ha scolpito nella vita professionale e pubblica, è tutta mobilità, autocontraddizione, variabilità all’inseguimento dei gusti del lettore. La storia della ragazzina eritrea presa per compagna di letto è ingiudicabile, è madornale e mostruosa alla luce della sensibilità presente, eppure non si può che affidarla alla verità dell’Italia di quegli anni così lontana e segreta alla luce del verdetto morale possibile, qui e adesso, sul machismo possessivo di un soldato coloniale di Mussolini. Chi poi è senza peccato, scagli la prima pietra contro la pietra del monumento. La decapitazione di Cristoforo Colombo, l’oltraggio a Winston Churchill e altri gesti da raccolta rifiuti storici, che scaricano la presunta immondizia del passato nel letto sempre così accogliente del senso di colpa occidentale, sono il peggiore capitolo della nostra incongrua e stupida baldanza morale. Ma non tutte le fesserie vengono per nuocere, e all’idoloclastia rivolta contro il monumento a Montanelli non si può rispondere con un ‘giù le mani dal divino cronista’ se non tradendo lo spirito, la verve, che era propria di quell’oggetto di deliquio o d’amore. Ma è bene sia notato, così, per buona grazia intellettuale, che Montanelli avrebbe votato per la propria abolizione in quanto monumento, profittando dell’occasione per scolpire l’unico oggetto estetico e spirituale che aveva a cuore, la chiacchiera in prosa”.
 
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