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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 04/06/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Rossi: Solo parole e task force. Questo governo vuole la decrescita
«Un’espressione infelice? Non direi proprio. Carlo Bonomi da detto senza tanti giri di parole quello che pensano gli industriali». Lo afferma Alessio Rossi, presidente dei giovani di Confindustria, intervistato da Teodoro Chiarelli per La Stampa. Il suo presidente ci è andato giù piuttosto pesante. «E io sono pienamente d’accordo con lui, e non perché è il mio presidente. In questi mesi abbiamo visto la politica esibirsi solo in un florilegio di slogan. Chiacchiere, annunci, conferenze stampa, task force a non finire. Ma la gestione del governo è stata ed è carente, la sua visione miope. E niente per le imprese, che sono il motore del Paese e sono costrette a fare tutto da sole. L’unica nota positiva che vedo è il taglio dell’Irap. Ma è solo sino a fine giugno, non è strutturale». Le bordate di Bonomi sono condivise da tutti gli industriali? «Certo, per troppo tempo Confindustria ha usato toni soft». Il movimento dei giovani industriali lo appoggia senza remore? «Beh, non è un caso che Bonomi venga proprio dal nostro movimento. Questo suo approccio da prima linea è spinto prima di tutto proprio dai giovani. È un presidente che sta sul pezzo». Conte sfida Confindustria a portare i suoi progetti. «Se vuole metterla sulla sfida, diciamo che è una sfida che finora il governo da perso. Confindustria da sempre portato proposte e progettualità, non richieste. Non dobbiamo limitarci alle misure tampone, che nell’immediato servono, per carità. Pensiamo anche a cosa succederà domani. Bisogna mettere in campo strutture per supportare le aziende, farle crescere di dimensione e renderle più forti. Vanno patrimonializzate. Sono bastati due mesi di blocco per mettere in ginocchio tantissime realtà». Non crede di esagerare su Conte? «Conte non fa umorismo, ma fa capire la distanza che lo separa dal mondo delle imprese. E questo non lo possiamo accettare». Il premier ha annunciato gli Stati generali dall’economia. «Gli Stati generali evocano un qualcosa che in Italia non è mai stato fatto. Guardi alla task force: danno convocato tutti, 2 minuti a testa, e via. Qualcuno evocava la decrescita felice, ma qui c’è chi la sta realizzando. Noi, però, non ci rassegneremo».
 
Zaia: Attendevo l’asso nella manica, ho ascoltato il libro dei sogni
Da Conte attendevo l’asso nella manica invece ho ascoltato il libro dei sogni. Lo afferma il governatore veneto, Luca Zaia, intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera. Il premier però ha ammesso che ci sono stati dei ritardi per «un apparato statuale che non era pronto a elargizioni di questa portata». «Sì, ma il fatto è che continua a non essere pronto. Se il metodo è sempre quello, moriremo di comitati, di autotutela, di non toccare questo e non toccare quello, di gemmazione di grandi riunioni e proliferazione delle task force. Moriremo di ipocrisia. Se non semplifichiamo davvero, sprofonderemo». Ma di chi è l’ipocrisia? Del premier? «Ma no, si immagini. Io non cerco la rissa e non faccio parte della categoria di quelli per cui un avversario politico è sempre uno che non capisce nulla. L’ipocrisia è di sistema, del perpetuo rinviare, del non semplificare». Perché così pessimista? «Io devo fare il nuovo policlinico universitario di Padova, un’opera da 600 milioni. Ma senza cambiamenti, non mi basteranno dieci anni per aprirlo. E il peggio è che nascerà vecchio. Ma io dico: abbiamo visto il ponte a Genova? Perché non si applica quel modello che ha funzionato?». Insomma, il premier non l’ha convinta? «Ma non lo so... ha convocato questo appuntamento e io mi aspettavo qualche fuoco di artificio, qualche asso nella manica… Qualcosa di più. Il riassunto di quanto è stato fatto e il libro dei sogni sono poco da parte di un presidente del Consiglio in carica da due anni. Il Covid è una cosa degli ultimi quattro mesi. Un po’ di bilancio, suvvia…». Il premier ha anche detto che sta lavorando a una fiscalità di vantaggio dedicata al Sud. «Non esiste che ci siano figli e figliastri. Per favore, scriva: io non ho nulla contro il Sud. Nulla. Il Sud ha bisogno di aiuto e non si discute: il garantire una crescita uniforme è un dovere. Non è affatto utile suscitare un conflitto Nord-Sud, ma occorre davvero riconoscere le prerogative e le specificità di tutti». 
 
Schallemberg: Valutiamo il via libera dal 15 giugno ma solo per le regioni sane
«L’ho detto molto chiaramente all’ambasciatore italiano a Vienna e al mio collega, il ministro Di Maio: questa non è una decisione contro l’Italia, che è un Paese partner e amico». Lo afferma il ministro degli Esteri austriaco, Alexander Schallenberg, intervistato da Paolo Valentino per il Corriere della Sera. della Salute, ha parlato del 15 giugno. «Lavoriamo senza sosta e pensiamo di poter fare un annuncio già nella prossima settimana. Il 15 giugno non è escluso, ma non posso ancora confermarlo. Stiamo discutendo con il ministero della Salute per trovare una posizione comune. Lei sa anche che le autorità di Bolzano ci hanno fatto una proposta interessante, quella di adottare un approccio regionale». Sta dicendo che potreste aprire le frontiere in modo selettivo ad alcune regioni italiane? «Esatto, basandoci sui buoni numeri della pandemia in alcune di queste. Ne parliamo nel governo anche per figurare i problemi tecnici e le conseguenze pratiche di questa opzione, che è senz’altro una di quelle che valutiamo». Detto altrimenti, un accordo speciale per aprire le frontiere austriache solo agli italiani che vengono dalla provincia di Bolzano o da qualche altra Regione, dove c’è uno sviluppo positivo della pandemia? «È così, ma non lo abbiamo ancora finalizzato. Ripeto, quella odierna non è una decisione finale. Francamente, abbiamo interesse a riaprire la nostra frontiera meridionale. Ci sono molti austriaci che vogliono visitare l’Italia e molte famiglie austro-italiane che desiderano essere riunite. Lo faremo alla prima occasione, non appena la pandemia lo consentirà. Lei sa però che c’è molta delusione nel governo e nell’opinione pubblica in Italia per questa esclusione. «Lo capisco perfettamente. E posso dirle che per noi non è stata una decisione facile. Ma penso che la prossima settimana avremo un quadro più chiaro o sulla possibilità di un’apertura totale o su una parziale iniziando con alcune regioni. Posso assicurarle che vogliamo riaprire le frontiere con l’Italia non appena i numeri lo renderanno sicuro. Ma è una questione di giorni più che di settimane. Siamo perfettamente coscienti che l’Austria è al crocevia d’Europa e oggi abbiamo iniziato il cammino verso la piena libertà di circolazione».
 
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