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Altro parere

L'altro pilastro del welfare

Redazione InPiù 04/06/2020

Altro parere Altro parere Leonardo Becchetti, Avvenire
Le reti e la digitalizzazione sono l’altro grande pilastro del welfare insieme alla sanità. Lo scrive Leonardo Becchetti su Avvenire: “Le grandi crisi rappresentano stress test terribilmente impegnativi che mettono alla prova e fanno saltare i punti deboli dei modelli di sviluppo e di convivenza sociale. In questa crisi da coronavirus abbiamo potuto verificare, e continuiamo a farlo, sia i limiti di capacità delle grandi strutture per l’emergenza (e dei letti di terapia intensiva) sia la loro fragilità e insufficienza. Se la sanità si fonda sul solo pilastro ospedaliero il rischio che questo finisca rapidamente sotto stress per eccesso di afflussi aumenta. Queste vicende ci suggeriscono con forza che la sanità e l’assistenza hanno bisogno di un secondo pilastro fatto di assistenza decentralizzata e diffusa sul territorio che eviti il più possibile l’intasamento del primo. La chiave di questo secondo tipo d’intervento è la relazione fatta di cura e accompagnamento, costruita su progetti personalizzati. Nel campo del budget di salute esperienze pionieristiche in diverse regioni del Paese testimoniano come équipe di accompagnamento per la disabilità psichica con progetti personalizzati che reinseriscono il beneficiario in un circuito generativo attraverso esperienze di agricoltura sociale hanno notevole efficacia e riescono anche a realizzare dei risparmi di costo rispetto all’alternativa della degenza in grandi strutture. Riconoscere l’altro e il suo bisogno, prendersene cura e accompagnarlo e, ove possibile, stimolare in lui l’avvio di un percorso in cui lui stesso diventa generatore e accompagnatore è il segreto del successo dell’impegno verso gli "ultimi" e gli ‘scartati’. Da qualunque punto partiamo per affrontare i grandi nodi e temi della vita finiamo sempre per scoprire che il segreto della loro soluzione sta nella scoperta salvifica e nell’attivazione di relazioni sane. È arrivato il momento che anche l’economia e soprattutto il Welfare faccia tesoro sempre più di questa grande verità. Tecnologia, economie di scala, efficienza sono e saranno sempre importanti per rinforzare il primo pilastro del welfare, quello della sanità ospedaliera, l’unico che può affrontare con successo la fase acuta di una malattia. Ma la costruzione di reti di cooperazione decentrate, territorialmente diffuse che attivano relazioni e fanno leva sui legami di comunità è un complemento necessario la cui grande potenza stiamo solo ora iniziando a scoprire”.
 
Maurizio Crippa, il Foglio
Maurizio Crippa e il suo Contro Mastro Ciliegia sul Foglio affrontano con il consueto taglio la vicenda dell’app Immuni: “Non abbiamo ancora fatto in tempo a verificare se la app Immuni funziona oppure no – che sarebbe poi l’unica cosa che conta, secondo il brocardo di Deng Xiaoping – però il primo bug lo abbiamo già scovato e sistemato. Il logo che mostrava una sagoma femminile con pupo in braccio e una maschile che limona col laptop è stato sostituito, con la rapidità di uno starnuto contagioso, da uno in cui le funzioni sociali sono ribaltate. Non bilanciate, come pure si dovrebbe, ma ribaltate. Perché la banalità del senso comune, quando esplode sui social, non ha argini. Che Immuni funzioni importa meno della scorrettezza di genere del logo. Certo, tenuto conto che per partorire la app (mannaggia, le metafore sessiste sgusciano ovunque) ci hanno messo tre mesi, che sbagliassero logo era il minimo. Contro il sessismo implicito si sono scatenate molte donne e alcune, non proprio tutte, con commenti intelligenti, ça va sans dire. Sebbene la cosa valga meno della democrazia in America o a Hong Kong. Ma pure i maschietti si sono buttati, non sia mai. Persino un politico di alta produzione libraria come Enrico Letta, manco fosse colpa di Renzi. Il che dimostra più che altro questo: che la pulsione a schierarsi dalla parte vincente della lingua è irrefrenabile. Ora che il logo è a posto, dovremmo occuparci di altro: il lockdown non ci ha resi migliori, almeno nell’idolatria dei nostri pregiudizi tardo politicamente corretti. Ci aiuterà forse il bug dell’ironia di un prete (maschio, ops) twittarolo come don Dino Pirri: ‘Ho scaricato #ImmuniApp. Ma non riesco ad attivare la funzione per fare il #paptest’”.
 
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