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Redazione InPi¨ 03/06/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Cottarelli: Io commissario al Recovery Fund? Non so se sia utile
L’Italia deve prendere i soldi del Mes e, quanto all’ipotesi di essere il commissario per il Recovery Fund, non credo sia utile. Lo afferma l’economista, Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, intervistato da Enrico Marro per il Corriere della Sera. Cottarelli, si dice che lei potrebbe fare il commissario per il Recovery fund. È così? «Non me lo ha detto nessuno. Quindi credo che non sia vero». Ma sarebbe disponibile? «Mah, prima tutto bisognerebbe chiedersi se serve un altro commissario, tra l’altro per una cosa che dovrebbe gestire il governo. Insomma, andrebbe capito il ruolo di una eventuale figura del genere». In ogni caso, che ne pensa della proposta della presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen? «Che è buona. Rispetto alle crisi 2008-9 e 2011-12 c’è un cambiamento enorme. A parte l’intervento della Bce, ci sono le iniziative dell’Ue che non esistevano dieci anni fa. Il Next generation Ue della von der Leyen è un piano importante e innovativo. Certo, bisognerà vedere se verrà approvato e in che misura sarà implementato. Ed è vero che si tratta di risorse che possono essere usate solo dal 2021, ma noi avremo bisogno di importi elevati per molto tempo e questa proposta presenta un vantaggio indubbio per l’Italia, perché questi prestiti arriverebbero a tasso praticamente zero e con scadenza trentennale. Poi una parte sarebbe a fondo perduto, anche se andranno fissate delle tasse europee per ripagare il meccanismo. Insomma, anche se ci sono aspetti da chiarire, la proposta è vantaggiosa per un Paese come l’Italia che prende prestiti a tassi elevati». Federico Fubini ha spiegato sul «Corriere» che nel 2021 l’Italia potrebbe ricevere al massimo 4 miliardi di finanziamenti e 8 miliardi di prestiti, in tutto lo 0,7% del Pil. Troppo poco e troppo tardi, non crede? «No. Credo che sia una proposta che si può migliorare, cercando di avere più soldi nel 2021. Ma, ripeto, nel 2022 e negli anni seguenti, non è che l’Italia non avrà bisogno di soldi. Comunque le cifre riportate nella tavola della commissione sono del tutto indicative e le erogazioni ai singoli Paesi dipenderanno molto dalla loro capacità di spesa». Nel frattempo l’Italia potrebbe chiedere, da luglio, più di 36 miliardi di euro di prestiti dal Mes, il fondo europeo salva Stati, per spese sanitarie. Ma governo e maggioranza sono divisi. Lei cosa farebbe? «Li prenderei. Il Mes era stato creato per uno scopo diverso, lo sappiamo. Ma ora serve proprio a far arrivare i soldi presto. E sono state date assicurazioni che le parti di supervisione stretta sui bilanci pubblici non verrebbero applicate. Non vedo perché non dovremmo chiedere questi prestiti: 36 miliardi a tassi quasi zero per 10 anni significa per l’Italia risparmiare 500 milioni all’anno, circa 9 volte più di quanto risparmierebbe col taglio dei parlamentari. Tra l’altro, la sorveglianza rafforzata sui bilanci può partire, su iniziativa della commissione, anche senza aver chiesto prestiti al Mes, quindi…».
 
Fraccaro: La folla a Roma mi dispiace, basta giochi di potere
«Una manifestazione legittima ma vedere tutte quelle persone che non rispettano le distanze minime di sicurezza e non portano le mascherine, è un’immagine davvero negativa. Dispiace». Lo afferma il sottosegretario a Palazzo Chigi, Riccardo Fraccaro, intervistato da Federico Capurso per La Stampa. E non le dispiace che abbiano scelto la festa della Repubblica per manifestare contro di voi? Mentre il Capo dello Stato chiede unità alla politica, quella piazza sembra andare in direzione opposta. «Io faccio parte del governo e non posso permettermi di criticare una manifestazione delle opposizioni. Posso dire che da parte nostra c’è oggi uno spirito costruttivo in linea con le indicazioni di Mattarella. Quale sia lo spirito degli organizzatori di quelle piazze, devono giudicarlo loro stessi». Quindi siete pronti ad aprire un dialogo vero con il centrodestra? «Nei prossimi mesi, quando si aprirà la fase di rilancio economico del paese, sarà importante mantenere aperti i canali comunicativi. Credo si possa trovare un obiettivo comune, per maggioranza e opposizione, nella “crescita sostenibile”. Intorno a questa idea si può ricostruire l’unità nazionale, anche se ognuno proporrà strade diverse per raggiungerla». Mattarella invita a non brandire il dolore gli uni contro gli altri e, in questa scia, Matteo Salvini chiede di non aprire dossier mirati contro la Lombardia. È una richiesta ragionevole quella del leader della Lega? «Non capisco cosa intenda Salvini per “dossier contro la Lombardia”. Ci sono state delle critiche in Parlamento da parte della maggioranza, ma non vedo problemi se aprono un confronto. Quando invece il dibattito politico si basa su polemiche distruttive, e ce ne sono state in varie fasi, allora lì si apre un problema di tenuta del sistema, perché si entra in un circolo vizioso. Evitiamo attacchi strumentali che non hanno a che fare con l’uscita dalla crisi». Se invece tornassero i toni di sempre e si alzasse lo scontro sociale? C’è alternativa a questo governo? «C’è sempre un’alternativa. Tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile». Detta così, sembrate pronti a sostituire Giuseppe Conte. «Assolutamente no. Significa che non dobbiamo pensare ai giochi di potere, ma alle cose da fare. Otterremo buoni risultati solo se non ci consideriamo indispensabili, ma al servizio dei cittadini».
 
Walzer: Se la protesta resta violenta Trump vincerà le elezioni
«L’omicidio di George Floyd può essere l’evento che rielegge Trump. A meno che non emerga una leadership capace di trasformare la protesta in un movimento politico non violento». Lo afferma il filosofo di Princeton, Michael Walzer intervistato da Paolo Mastrolilli per La Stampa. Negli Usa esiste un problema di razzismo sistemico? «Sì, ovviamente. Non è chiaro perché un episodio produce giorni di rabbia, perché sono decenni che la polizia uccide un migliaio di americani all’anno. Poi però tutto si calma, e gli agenti tornano ad uccidere. Soprattutto i neri, ma anche ispanici e bianchi. Queste proteste non sembrano diverse o più efficaci del passato». Aldilà degli omicidi della polizia, il razzismo è sistemico? «Sì. Non solo gli agenti uccidono il doppio tra i neri, ma anche il coronavirus li ha colpiti dipiù. Abbiamo una sotto classe nera molto vulnerabile. Il Movimento dei diritti civili aveva creato una classe media afro americana, ma non ha risolto i problemi dei neri nelle città, dove sono ancora esposti ad enormi pericoli». Se questa protesta non basta, cosa sarebbe utile? «E’ deprimente quanto sia disorganizzata, senza leader e disciplina. Ricordo le manifestazioni degli anni Sessanta, dove i black marshall impedivano le violenze. Le proteste di oggi esprimono una rabbia legittima, ma è dimostrato che ogni incidente di saccheggio spinge l’America a destra». Quindi avvantaggia Trump? «L’omicidio di Floyd potrebbe rieleggerlo. Rincuora vedere tanta brava gente in piazza, ma l’incapacità della sinistra di controllare violenze e saccheggi è paurosa. La comunità nera è disorganizzata, non c’è nessun leader come Martin Luther King o i suoi vice, e i sostenitori bianchi sono anche più inesistenti». Cosa pensa di Trump che si fa fotografare con la Bibbia? «Sono sicuro che non l’ha mai letta. Alla marcia di Selma, però, c’erano leader religiosi protestanti, cattolici ed ebrei: dove sono oggi? Lasciano che Trump rappresenti la fede?». Mostrare la Bibbia però funziona con la sua base. «Certo. E i veri leader religiosi tacciono, consentendogli di dirottare la fede per i suoi scopi politici». Come giudica la mobilitazione dei militari? «Crea un serio problema costituzionale, potrebbero rifiutarsi». Quale sarebbe la reazione degli americani? «Se ci fosse uno scontro fra Trump e i generali, penso che il popolo si schiererebbe con i militari». E se invece i militari obbedissero? «Ci saranno decine di cause, e forse anche questa Corte Suprema in carica non sosterrebbe Trump sull’uso interno dei soldati».
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