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Il segnale sbagliato della piazza

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 03/06/2020

In edicola In edicola Massimo Franco, Corriere della Sera
“La compostezza e la serietà della «piazza» di Codogno, stretta intorno a Sergio Mattarella, hanno trasmesso l’impressione di un’Italia unita e consapevole del dramma che stiamo vivendo. Quella «smascherata» e chiassosa di Roma ne ha offerta una diversa, perfino opposta”. Lo scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera parlando di “segnale sbagliato”. Una piazza che, sottolinea, “ha finito per sottolineare non la forza dell’opposizione di destra, il suo «assalto» inesorabile al governo, ma la difficoltà crescente di una proposta alternativa credibile. Gridare «libertà» e invocare elezioni anticipate al più presto sono apparsi slogan sfasati rispetto alla dura realtà post-coronavirus. E non perché manifestare contro l’esecutivo non sia un diritto sacrosanto, e criticarlo quasi un dovere per chi non ne fa parte. L’ambizione di dare voce all’Italia dimenticata, di incanalare rabbia e paura per le incognite della crisi economica sarebbe, in sé, un obiettivo meritorio. Potrebbe servire anche come pungolo per un esecutivo che esita a trovare una visione comune; e che nei contrasti tra grillini e nelle tensioni tra M5S e Pd e Iv rischia di perdere tempo prezioso invece di approvare e distribuire al più presto gli ingenti aiuti europei. Ma la sensazione è che il disagio non sia né incanalato né governato dall’opposizione. Piuttosto, viene fomentato e usato in una polemica sterile, soprattutto quando rifiuta di ammettere che dall’«esterno», e cioè dall’Europa, ci stanno dando una mano sostanziosa. In particolare Matteo Salvini, ma anche Giorgia Meloni e Antonio Tajani ieri non sono riusciti ad emanciparsi dal loro cliché, pur essendo cambiato completamente lo sfondo in cui si muovono. Non hanno né intercettato né interiorizzato l’appello del capo dello Stato a misurare polemiche e distinzioni. Si sono lasciati scivolare addosso la solennità di un gesto doppiamente simbolico: lanciato da uno dei paesi lombardi che più hanno sofferto per la pandemia, e nel giorno in cui si festeggia la rinascita della Repubblica. Il rischio di assumere un profilo che sconfina e quasi si confonde con le piazze dei «gilet arancioni» guidati da improbabili Masanielli di ritorno è reale.
 
Francesco Bei, la Repubblica
L’Italia riapre e si trova davanti il proprio Ground Zero. Lo scrive Francesco Bei su Repubblica osservando lo scenario politico nazionale: “Benché comprensibilmente Mattarella auspichi che i mesi a venire siano «il tempo dell’impegno che non lascia spazio a polemiche e distinzioni», da ieri con tutta evidenza è riaperta anche la vecchia bottega della politica. Silenziata in questi mesi di emergenza, messa da parte per lasciar spazio agli uomini e alle donne d’azione, è tornata a farsi vedere e sentire la piazza e soprattutto la destra di piazza. Anche quella più fangosa dei gilet arancioni con i suoi slogan osceni contro il presidente della Repubblica. Se per fortuna la questione Pappalardo può essere derubricata e, al momento, accantonata come fenomeno da baraccone, il riaffacciarsi sul proscenio di Matteo Salvini è da valutare in tutti i suoi sviluppi. Irresponsabile nei selfie senza mascherina, estraneo a ogni precauzione e allergico alle regole che gli stessi amministratori della Lega sono attenti a far rispettare, Salvini da ieri è tornato a nuotare nel suo mare. Perché è chiaro che d’ora in avanti non si fermerà più, in quella campagna elettorale permanente che dovrebbe tenere calda la temperatura politica fino all’election day di settembre. Il populista in servizio permanente effettivo ristabilisce la connessione sentimentale con il suo popolo, quello che dopotutto vale ancora un quarto dell’elettorato. La folla ri-conosce il suo leader, lo tocca e se ne impossessa di nuovo, riparte il rito dei selfie. Basterà a frenare un’emorragia che vede importanti flussi in uscita dalla Lega ingrossare le file di Fratelli d’Italia? È vero che i due giacimenti da cui Salvini estrae il suo consenso si stanno inaridendo. Ma sarebbe sbagliato dedurne che ora la strada per Salvini sia tutta in salita. Nelle prossime settimane il Paese si aspetta una risposta definitiva sui troppi dossier aperti. Tutte scelte lasciate aperte per i dissidi interni alla maggioranza che il premier Conte non ha saputo/voluto comporre. Attenzione però, perché anche il credito acquistato durante l’emergenza, che ancora i sondaggi registrano a favore del presidente del Consiglio, può evaporare rapidamente. Successe con Monti e con Renzi, può accadere di nuovo. Come ha scritto due giorni fa Ilvo Diamanti, 4 italiani su 10 iniziano a coltivare l’idea che sia meglio affidarsi a ‘un uomo forte’. Meglio spegnere la brace prima che arrivi l’autunno”.
 
Flavia Perina, La Stampa
“La manifestazione romana del 2 giugno segna uno strappo politico tra vecchie e nuove destre più profondo di quel che si prevedeva”. Così Flavia Perina sulla Stampa commentando la manifestazione di ieri a Roma: “La Festa della Repubblica – scrive - è stata, per oltre mezzo secolo, l’unica celebrazione civile pienamente riconosciuta dalla destra, la sola che vedesse i suoi uomini seduti in tribuna d’onore a fianco dei massimi esponenti dei partiti avversari, delle istituzioni e del governo, in un silenzioso e solenne atto di condivisione dei valori incardinati dal referendum del ’46. contro i raduni alternativi dell’epoca – organizzati dalla sinistra extraparlamentare e dai movimenti pacifisti - la destra era soluta pronunciare veri anatemi: sono anti-italiani, sono una vergogna, andrebbero arrestati. Ieri, tra piazza del Popolo e largo dei Lombardi, il sovranismo a trazione salviniana ha rovesciato lo schema. Non solo ha seppellito il traduzionale rispetto delle destre per la data, ma con un corteo inaspettato e senza regole ha fatto del suo 2 giugno un momento di divulsione e scontro. Il lungo tricolore srotolato su via del Corso per evocare un tributo all’unità nazionale non ha potuto nascondere il nocciolo emotivo dell’adunata, e cioè il “vaffa” (ripetuto più volte un coro dai dimostranti) di un pezzo d’Itala all’altro pezzo, quello che esprime responsabilità governative. Insieme a esso è emerso un implicito “vaffa” alle norme sanitarie, alle mascherine, al dovuto di oltrepassare i confini regionali, di assembrarsi, di respirarsi in faccia scattando selfie collettiva: un “vaffa” a tutto ciò che è percepito come regola dettata dall’alto. Insomma, non è rimasta all’angolo solo la vecchia destra che il 2 giugno metteva la cravatta per portare i bambini a vedere le Frecce Tricolori sull’Altare della Pátra, ma anche quella “legge e ordine” che un indicava la disciplina come valore pubblico e soluzione a ogni problema del Paese. E si capisce il visibile straniamento di Gorga Meloni, che all’improvviso, in un appuntamento che forse immaginava diverso, si è trovata travolta dal codice dettato da Matteo Salvini, redivivo mattatore della giornata, pienamente a suo agio nell’affollato corteo che ha sostituito l’evento simbolico inizialmente previsto”.
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