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Altro parere

La scienza a orologeria

Redazione InPi¨ 29/05/2020

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
“C’è stato un tempo in cui le decisioni che riguardavano la vita degli italiani venivano prese dalla politica. Poi c’è stato un lungo tempo nel quale l’ha fatta da padrona la magistratura. Oggi è la volta degli scienziati, che pretendono di decidere al posto di governi e Parlamento sulle libertà degli italiani”. Lo scrive il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, commentando le accuse lanciate ieri dalla fondazione Gimbe. “Tale Nino Cartabellotta, fondatore e anima della fondazione di ricerca Gimbe, ha dichiarato con solennità che le regioni del Nord, e in particolare la Lombardia, non devono aprire le loro frontiere, che farlo sarebbe da pazzi e di avere il «sospetto» che la Lombardia pur di riaprire stia truccando i dati sui contagi. Io non so perché Cartabellotta abbia deciso di inquinare i pozzi con i suoi sospetti, certo è che il suo - a ventiquattro ore dalla decisione del governo sulle riaperture - sa tanto di annuncio a orologeria, tipo quelli dei magistrati a ridosso di snodi politici rilevanti. In altre parole, ha il sapore di un’indebita interferenza sui regolari processi democratici. Scienziati e ricercatori fanno ovviamente il loro lavoro, alcuni meglio altri peggio. Ma mi piacerebbe che si stabilisse che il loro parere e i loro «sospetti» non sono né il Vangelo né la legge. Riaprire o non riaprire il Nord non è solo una questione scientifica, ci sono in ballo libertà individuali e d’impresa non comprimibili oltre un certo limite, ci sono in gioco fatti economici talmente grandi da incidere, anche in maniera irreversibile, sulla stabilità delle persone e del sistema. Se il Nord deve o no riaprire il 3 giugno, non può deciderlo nessun Cartabellotta. Tocca esclusivamente ai suoi governatori, in accordo con il governo. Passare dalla Repubblica dei magistrati a quella degli scienziati, per favore, anche no”.
 
Daniele Raineri, Il Foglio
“La scena della polizia cacciata in pieno giorno dal quartiere di Minneapolis, dove un agente ha ucciso George Floyd lunedì sera, è l’altra America che viene fuori, quella che si chiede come è possibile che il paese sia a questo punto”. Lo scrive sul Foglio Daniele Raineri, secondo il quale “chi dice che l’America sta tornando indietro dovrebbe guardare meglio. Questi non sono rigurgiti del passato, sono un presente che non avevamo immaginato e che ha ampi spazi per peggiorare ancora. Un mese fa le milizie del Michigan si sono piazzate con le armi in pugno e le maschere sul volto davanti alla porta della governatrice dello Stato, una normalizzazione della minaccia armata che più che gli Stati Uniti nel 2020 fa venire in mente Dahiye, il quartiere controllato dal gruppo Hezbollah a Beirut. A gennaio in migliaia con le armi in pugno si erano presentati a Richmond, capitale della Virginia, per protestare contro una legge considerata «restrittiva». La metà degli spettatori di Fox crede che Bill Gates sia al centro di un complotto che riguarda vaccini, microchip e coronavirus. Non è il passato che non sparisce, è una degenerazione molto attuale. Ed ecco arrivare il caso Minneapolis, che sembra fatto apposta per scatenare l’altra America, quella che è stanchissima di tutto questo diventare «great again»: agente bianco con il ginocchio sul collo di un nero per sette minuti, di cui quattro dopo che l’uomo ha perso conoscenza. Implorava di poter respirare, morirà poco dopo. E lo sappiamo soltanto perché una passante ha fatto un video di tutta la scena”.
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