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Altro parere

La vera sfida spendere bene quei soldi

Redazione InPi¨ 28/05/2020

Altro parere Altro parere Giuseppe Turani, Il Resto del Carlino
La “matrigna” Europa, da cui mezzo paese sembrava volesse uscire il prima possibile, si è finalmente mossa e arrivano soldi, un po’ a prestito, molti a fondo perduto, cioè regalati. Naturalmente, scrive Giuseppe Turani sul Resto del Carlino, è bene ricordare che parte di quei soldi sono nostri, contributi che abbiamo versato. Ma, al netto, da Bruxelles arrivano molti soldi. Nel pacco dono però c’è anche una clausola: quei denari vanno usati per fare cose nuove, per ammodernarne il paese. E qui nascono due problemi. L’Italia dovrebbe avere un piano su che cosa fare con quei denari, ma il piano ovviamente non c’è. Da mesi ormai si vive alla giornata e quindi nessuno ha gettato lo sguardo al di là della siepe. E non è pensabile che in pochi giorni si possa stendere un progetto sensato: quelli che erano capaci di farlo o non ci sono più o sono in pensione, lontano dalle leve del potere. Ma Bruxelles va oltre e scrive che bisognerebbe investire soprattutto sulla connettività, considerata la chiave di volta dell’ammodernamento del paese. Ma connettività, oggi in Italia, significa soprattutto avviare i collegamenti 5G (al posto del 4G oggi in uso). Il suggerimento di Bruxelles non è bizzarro: il 5G consentirebbe tante cose, come il telelavoro, il tele insegnamento e anche il tele funzionamento di molti macchinari. Una vera rivoluzione. Ma qui troviamo il primo intoppo. Disegnare un’Italia a 5G significa disegnare un paese completamente nuovo: difficile che possa essere fatto da un governo che è lì quasi per caso. E che quasi certamente non ha l’autorità morale e politica per gestire una faccenda così grande. Inoltre, sono già entrati in azione i contestatori, secondo i quali le antenne del 5G diffonderebbero addirittura il virus Covid 19. Può sembrare una cosa ridicola e quasi di colore, ma non dimentichiamo i guasti creati dai no vax: c’è voluta una pandemia mondiale per metterli in fuga e ridurli al silenzio.
 
Fausto Carioti, Libero
Bruxelles ci frega anche quando ci concede soldi, afferma Fausto Carioti su Libero. Sgombrato il campo dalla propaganda e dai nomi inglesi ad effetto (l’ultimo è il programma «Next generation», che Ursula von der Leyen ha preso in prestito dalla serie tv Star Trek), la questione degli aiuti Ue all’Italia e agli altri Paesi rovinati dall’epidemia è semplice, secondo Carioti, riassumibile in pochi numeri. Il parlamento europeo, due settimane fa, aveva chiesto alla Commissione e agli Stati di varare un fondo per la ripresa post-Covid del valore di 2.000 miliardi di euro. Stessa cifra cui puntava il governo italiano, come annunciato da un baldanzoso Luigi Di Maio: «Stiamo lavorando su un accordo che vale tra i 1.500 e 2.000 miliardi». Il pd Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, stimava l’erogazione necessaria in «almeno 1.000 miliardi», purché quei soldi fossero disponibili sin dai «prossimi mesi». La presidente della Commissione europea, ieri, è scesa ancora più giù: 750 miliardi di euro, dei quali 500 come aiuti a fondo presumibilmente perduto e 250 come prestiti. Una somma sino a un momento prima giudicata largamente insufficiente, ma che è bastata a scatenare l’entusiasmo nella maggioranza. Per Gentiloni è «un fatto storico», Di Maio e i grillini già pensano a come spendere quei soldi e Giuseppe Conte dice che è «una cifra adeguata». Pur di non concedere nulla a Matteo Salvini, si nega anche l’evidenza. Parla di «buone notizie dall’Europa» pure Silvio Berlusconi, e presto si vedrà se questo cambierà l’atteggiamento di Forza Italia in parlamento. Quei 750 miliardi, peraltro, non sono una certezza, ma il massimo che si potrà spuntare: l’operazione deve infatti essere approvata all’unanimità dai singoli Stati, il che significa che ognuno dei Paesi del nord Europa avrà diritto di veto.
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