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I benefici per il Paese

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 28/05/2020

I benefici per il Paese I benefici per il Paese Mario Monti, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Mario Monti elogia la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per la proposta di un piano di rilancio da 750 miliardi di euro annunciata ieri. La presidente – scrive Monti –, posta di fronte ad una drammatica emergenza proprio all’inizio del suo mandato, vuole sostenere l’economia e la società europea. Ma non lo fa con interventi dettati dal panico e a rischio di sconquassare la casa europea in costruzione. Anzi, ricorre a provvedimenti che, oltre ad alimentare la ripresa dell’economia, sono pensati per rafforzare dalle fondamenta l’edificio della Ue, ristrutturarlo dove è necessario, renderlo più vivibile per la prossima generazione di europei. Quei provvedimenti mettono in campo fondi ingenti. Ma la scelta corretta di von der Leyen, aggiunge Monti, è stata quella di formulare una nuova proposta di bilancio 2021-2027 e collocare in quell’alveo i più massicci interventi del Recovery Plan, anziché affastellare interventi in una pluralità di fondi ad hoc, poco trasparenti e sottratti al controllo democratico esercitato dal Parlamento europeo. Grazie alla sua visione molto «strutturale», ha deciso di puntare tutto sul più classico degli strumenti, il bilancio, proponendo un bilancio più vicino alle esigenze di una finanza pubblica corretta e a quelle specifiche di una finanza pubblica che, se le sue proposte saranno adottate, potrà ben dirsi embrionalmente «federale». L’Italia ha tradizionalmente auspicato questa evoluzione a livello europeo. Già questo dovrebbe favorire un apprezzamento da parte del governo e delle forze politiche del nostro Paese, il quale trarrà anche benefici ben più che proporzionali dal bilancio presentato. Speriamo che in Italia si sappia guardare con minore sdegno di quanto avviene per il Mes ai fondi che saranno resi disponibili dal Recovery Fund. Non si consideri un insulto se una parte dei fondi prenderà forma di prestiti, peraltro a condizioni favorevoli.
 
Carlo Cottarelli, la Repubblica
Anche Carlo Cottarelli, su Repubblica, plaude a Ursula von der Leyen per il piano proposto dalla Commissione Ue a sostegno dell’economia europea. Le aspettative – commenta l’economista – non sono andate deluse, come segnalato dall’ulteriore calo del tasso di interesse sui Btp decennali, sceso al livello più basso da fine marzo. Certo non c’è ancora un accordo politico tra i Paesi dell’Unione. Ma le proposte sono certamente in linea con le intenzioni dei quattro principali Paesi (Germania, Francia, Italia e Spagna) e la possibile resistenza dei “quattro frugali” (Svezia, Olanda, Austria e Danimarca) ci conferma proprio che tali proposte sono coraggiose. Insomma, l’Europa sta affrontando questa crisi in modo ben diverso da quello con cui erano state affrontate le crisi del 2008-09 e del 2011-12. La solidarietà è tangibile. Anche se tale solidarietà riflette senza dubbio la natura della crisi — sanitaria, esogena, indipendente dalle azioni dei singoli Stati — si tratta comunque di un importante cambiamento rispetto al recente passato. Tanti aspetti della proposta andranno considerati più da vicino, ma al momento tre punti sono particolarmente importanti. Primo punto. La proposta è politicamente ragionevole e credo che, dopo un po’ di negoziazione, sarà accettata. Non si mette in comune il debito pubblico passato che continua a essere responsabilità dei singoli Stati. Invece, si guarda in avanti (non per niente l’iniziativa si chiama Next Generation Eu): si prenderanno a prestito soldi insieme (750 miliardi, emettendo titoli garantiti da tutti i Paesi con durata trentennale) e si deciderà insieme come spenderli. È quello che accade in aree economiche che hanno raggiunto un’unità politica e hanno un bilancio federale. Il bilancio dell’Unione Europea era solo dell’1 per cento del Pil europeo e, seppure temporaneamente, raddoppierà. Un bel salto e forse l’inizio di un cambiamento più permanente.
 
Stefano Stefanini, La Stampa
L’Ue batte un colpo forte. Pure secondo Stefano Stefanini il piano di rilancio economico della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è un cambio di marcia nella risposta alla recessione che incombe. Evitiamo, per una volta, scrive Stefanini sulla Stampa, di lamentare nostre disgrazie e colpe altrui, di Roma o Bruxelles. La perfezione non esiste né in politica né in economia, ma dietro il “Recovery Instrument” hanno fatto entrambe la loro parte. Settecentocinquanta miliardi di euro, di cui due terzi come trasferimenti netti, non sono noccioline. Pensiamoci un attimo prima di ripetere “non bastano” come un disco rotto di vecchio vinile. E rimbocchiamoci le maniche. Non è l’uscita dal tunnel ma l’inizio di una lunga marcia. Stamattina sappiamo però che l’Italia non è sola. La solidarietà europea che andiamo nebulosamente invocando da tre mesi esiste. Le istituzioni Ue lo dimostrano con una proposta coraggiosa. La parola passa ai 27 Stati membri che la devono approvare – all’unanimità. La proposta è sostenuta dai pezzi da novanta: Germania e Francia – la Commissione ha lavorato sulla falsariga del percorso tracciato da Angela Merkel e Emmanuel Macron – nonché da noi e dagli altri Paesi più colpiti. Va accantonata la semplicistica contrapposizione fra Sud e Nord. La partita è più complessa. Scontata e annunciata l’opposizione dei quattro “frugali” (Olanda, Svezia, Austria e Danimarca) non si può lasciare agli indubbi poteri di convincimento di Angela Merkel, o del duo franco-tedesco, il compito di togliere le castagne dal fuoco. La Cancelliera tedesca avrà anche un fronte interno da ammansire. All’Italia tocca ora un’azione politico-diplomatica a largo raggio. I “frugali” vanno rassicurati sull’utilizzo dei finanziamenti. Occorre rafforzare l’appoggio al Recovery Instrument di Paesi, come ad esempio la Polonia, che non si sono pronunciati. Tutto questo si riassume in tre parole: fare politica estera.
 
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