Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 27/05/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Sassoli: Questo piano cambi l’Europa o il Parlamento non lo voterà
«Se il Recovery Plan non sarà all’altezza delle ambizioni, il Parlamento non lo sosterrà». Lo afferma il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli intervistato da Marco Zatterin per La Stampa. Qual è la ricetta? «Bisogna partire dal rivedere alcune regole della democrazia comunitaria, renderle più snelle ed efficaci per consentire decisioni rapide, senza incartarsi con diritti di veto che bloccano tutto. In questi tre mesi abbiamo ricevuto segnali precisi dai cittadini. È il momento di riprendere l‘idea di una grande conferenza per la Democrazia. La Germania, presidente dell’Ue nel secondo semestre, è favorevole a farlo». In pratica, cosa vuol dire? «Indicare risposte ambiziose per il piano di ricostruzione e per l’orizzonte europeo dei prossimi 10 anni. A partire dall’attribuzione di maggiori competenze all’Ue». Quali, per cominciare? «Quelle sanitarie, ad esempio, così da non farci cogliere impreparati dalle pandemie. Poi c’è necessità di proseguire il lavoro sulla difesa comune. Serve una politica europea sull’immigrazione e mi ha fatto piacere sentire che la cancelliera Merkel auspichi una riflessione su una fiscalità fondata su standard comuni». Capiremo molto col Recovery Plan. Che è già cambiato rispetto allo schema franco-tedesco. Teme un annacquamento? «Credo che sarà ambizioso anche oltre le aspettative. E auspico che i governi cosiddetti “frugali” si comportino in modo responsabile, anche perché sono paesi che hanno da perdere se il mercato unico non dovesse riprendersi». Bastano i 500 miliardi di cui si parla? Roma ne vorrebbe mille. «Il tema non è la soglia. Anche perché con l’utilizzo dei bond europei le risorse potranno crescere ulteriormente. Il punto è dove mettere questi soldi e per farne cosa. Una sensazione spiacevole che abbiamo a Bruxelles è che alcuni Paesi perdano tempo e non siano concentrati nel definire le priorità. Molti paesi già faticano a programmare le risorse ordinarie, come quelle della politica di coesione. Non vorrei che questa difficoltà a spendere compromettesse l’efficacia del Piano di Rilancio». Sta pensando all’Italia? «Non basta dire quanti soldi sono disponibili, si deve spiegare a cosa servono e per quali piani. Quanto per le infrastrutture, per la digitalizzazione, per riconvertire l’industria inquinante, per potenziare il modello sociale. Questo sforzo viene chiesto a tutti, anche all’Italia».
 
Salvini: Criminale è il governo e la Giustizia va rifondata
Non sono io criminale, ma il governo: la Giustizia va rifondata. Lo afferma il leader leghista, Matteo Salvini intervistato da Lorenzo Mottola per Libero. Salvini, crede che l’imbarazzo per le intercettazioni pubblicate sul caso Palamara abbia influito sulla scelta di qualche senatore di negare l’autorizzazione a procedere? «Penso che i senatori abbiano pensato agli atti, che sono chiari. Parliamo di una Ong spagnola che ha raccolto immigrati in acque libiche e maltesi e che ha avuto non uno ma ben due porti spagnoli a disposizione. E nonostante ciò ha deciso illegalmente di venire in Italia. Quindi il mio “no” allo sbarco era per difendere la legge e la sovranità italiana. Dopodiché sicuramente, come hanno colpito me, gli insulti e le considerazioni politiche dei magistrati avranno colpito anche altri». Da Leu ai Cinquestelle c’è chi la accusa di “scappare dai processi”. «In realtà un processo già ce l’ho, a Catania a ottobre (per il caso Gregoretti, ndr). In secondo luogo se ho fatto il mio dovere non vedo perché dovrei essere processato. È la costituzione che prevede che la difesa della patria sia un sacro dovere di ogni cittadino. E lottare contro scafisti e clandestini significa difendere la patria. Anche perché durante i miei blocchi non è morta neanche una persona, mentre in questi giorni mi pare che siano stati parecchi gli annegati e i feriti. E gli sbarchi sono passati da 1400 a 4700. Dove sono quindi i delinquenti? Lascio ai lettori scegliere qual è l’atteggiamento criminale». Lei ha chiesto l’azzeramento del Csm. Lo sa vero che chi prova a riformare la giustizia in Italia finisce per fare una brutta fine? «Lo so, ma io ho il difetto di dire quello che penso e di fare quello che dico. Leggere di magistrati che chiedono di condannare qualcuno per motivi politici, anche se pensano che abbia ragione, mi fa dire che non siamo in un Paese normale. L’Italia secondo noi si può ricostruire con la burocrazia zero e con la flat tax, ma anche con una riforma della giustizia, che arriverebbe dopo anni e anni di parole. Avere le correnti politiche nei tribunali non è sano». Ma è possibile in questo momento pensare a una riforma della giustizia? «Sicuramente non con una maggioranza Pd-M5S. I Cinquestelle arresterebbero anche i bambini e nel Pd, pur di rimanere al potere, arresterebbero le mamme dell’intera redazione di Libero. Solo chi ha una cultura liberale può impostare un discorso riformatore rispettoso, ispirato a Beccaria e alla riabilitazione del condannato, al carcere a misura d’uomo, che preveda la separazione delle carriere. Sarà una delle riforme che faremo quando gli italiani ci riporteranno al governo. E non sarà fatta contro la magistratura: perché io ritengo che il 90 per cento della categoria sia sana, indipendente e apartitica».
 
Renzi: Abbiamo salvato Bonafede, non Salvini
La Costituzione si rispetta sulla base delle regole e non delle simpatie. Lo afferma il leader di Italia viva, Matteo Renzi intervistato da Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica. Ha voluto salvare Matteo Salvini. Perché? «Noi abbiamo salvato Bonafede, non Salvini. E ci è già costato molto». Era una settimana fa. Cos’è cambiato ora per far decidere ai suoi di votare diversamente dal resto della maggioranza? «Abbiamo fatto esattamente come la scorsa volta, non partecipando in giunta e rimandando all’aula. Poi decideremo in base alle carte: questo impone la serietà e non il giustizialismo. Sulla Gregoretti abbiamo poi votato per l’autorizzazione a procedere. Sulla Open Arms vedremo». Ma il caso Gregoretti fu usato da Salvini per ergersi a vittima durante la campagna elettorale per le regionali. In giunta allora fu la Lega a votare per l’autorizzazione, Pd e M5S si astennero e voi con loro. Ammetterà che il non voto, oggi, è molto diverso. «Salvini sbagliò allora come sbaglia chi oggi fa l’opposto: sulle garanzie costituzionali si vota in base alle regole, non in base alla simpatia. È quel che differenzia la politica dal populismo». Avete avuto tre mesi per vedere le carte. Non era abbastanza? «E impiegheremo il prossimo per decidere come votare. Parlerò io in aula, a viso aperto. Il giudizio politico è chiaro: il nostro capogruppo Faraone è salito sulla Open Arms quando le anime belle della sinistra erano in vacanza. Ma la vicenda giudiziaria è altra cosa. Finché non impariamo a distinguere, saremo sempre schiavi di un uso politico della giustizia. O più correttamente, di un uso giudiziario della politica». E così ha deciso di fare un favore al leader della Lega. Si aspetta gratitudine? È il preludio di un’intesa? «Se oggi Salvini non è a Palazzo Chigi è perché noi non abbiamo ascoltato chi nel Pd voleva elezioni. I grillini che oggi strillano hanno votato due anni fa i decreti sicurezza della Lega. Italia Viva ha portato a casa il decreto Bellanova sui migranti, non il decreto Salvini sui clandestini. Politicamente Salvini è il mio avversario numero uno. Proprio per questo sulle sue garanzie costituzionali procedo con cura. Una cosa deve essere chiara: il salvinismo non si sconfigge per via giudiziaria, ma con una battaglia educativa e culturale». C’entrano le intercettazioni dei giudici uscite in queste settimane? «No. Ma quello che si legge su Salvini in chat è scandaloso. È triste che si possano pubblicare quei nastri». La sua sembra una mossa tattica, più che di merito. È a Salvini o al premier che sta mandando un segnale? «A nessuno dei due. Per una volta il problema non è il rapporto tra il premier e Italia Viva, che è buono. Sono i 5 stelle che perdono pezzi al Senato. Il punto è: dopo 30mila morti e due mesi di lockdown come può ripartire l’economia se il partito di maggioranza perde pezzi? Noi vogliamo il piano shock per le infrastrutture. Per questo abbiamo bisogno di una maggioranza vera».
 
TAG: gg
Altre sull'argomento
Altro parere
Altro parere
Risposte subito, impensabile un mese di stop
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.