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Il difficile risveglio di Milano

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 26/05/2020

In edicola In edicola Giangiacomo Schiavi, Corriere della Sera
“Il risveglio di Milano non è proprio un risveglio. È un lento ritrovarsi. La citta che aveva tutto e voleva tutto, esagerando nell’ebollizione frenetica che ne condizionava i ritmi, oggi è sospesa nel vuoto delle assenze sulle quali si reggeva il suo sistema”. Lo scrive Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera: “La città più internazionale d’Italia – sottolinea - è appesa al bollettino Covid e alle scelte che la Regione farà in materia sanitaria e ambientale, dai correttivi a un sistema che dopo la tragica pandemia impatta sui nuovi stili di vita e condiziona lo sviluppo urbano. Oggi i destini e i percorsi di Milano e della Regione si incrociano allo stesso semaforo. Quello della ripartenza. Ma il pulsante da schiacciare è in mano alla Regione: sulla sanità il Comune non tocca palla. Ora il problema non è affondare il coltello in una ferita aperta, scatenando altre risse su una sanità che vive una situazione tragica, con migliaia di morti, denunce di medici e familiari, inchieste della magistratura sugli errori commessi. Bisogna guardare oltre la débâcle del Covid, ammettere con umiltà errori e ritardi e costruire un sistema adeguato alle nuove emergenze: quel che è mancato in questi mesi della pandemia non deve mancare in futuro. È la sanità il punto da cui ripartire, anche per Milano. La sanità pubblica che ha dimostrato di essere un presidio fondamentale per la tutela dei cittadini. Con la sanità può tornare la fiducia, si possono mettere in moto nuove tecnologie e formazione, si può fare ricerca e innovazione. La pandemia ha messo in crisi un modello e oggi ne impone un altro, urbano e abitativo, con meno congestione, ripensamento degli spazi tra auto, bici e pedoni, maggiore attenzione agli anziani e alle fragilità. Se Milano non vuole restare afasica e prigioniera della paura, deve reagire con idee e progetti, esaltando il valore della salute in ogni sua declinazione. Anche occupandosi degli ospedali che gravitano sulla città. Un patto sulla nuova sanità e sull’ambiente sarebbe uno scatto utile per far tornare Milano laboratorio di futuro con imprese e università. Altrimenti resterà accesa una spia sul cruscotto di una città e della sua Regione: quella dell’incertezza (o della presunzione) di ritenere giusto anche quello che forse non lo è stato”.
 
Claudio Tito, la Repubblica
“Ci sono due segni, diversi ma non separati, nel voto con cui ieri la Giunta del Senato ha bocciato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. Entrambi illuminano la crisi di politica che avvolge partiti e Parlamento”. Lo scrive Claudio Tito su Repubblica in un editoriale in cui parla di “maggioranza nella palude”: “Una inarrestabile tendenza a lucrare gli interessi personali – evidenzia - e a coltivare atteggiamenti parassitari nei confronti di alleati e avversari. Il primo riguarda la linea seguita dal segretario leghista. Il punto preliminare non è solo se sia giusto o meno autorizzare le indagini — non il processo o una sentenza, solo le indagini — nei suoi confronti. Ma in quale contesto i senatori siano arrivati a questa prima valutazione. L’ex ministro dell’Interno negli ultimi giorni ha di fatto posto un tema estraneo al merito della vicenda. Poi c’è il secondo segno. Che tocca il nucleo fondante della maggioranza giallorossa. La scelta di Renzi di distinguersi dalla coalizione di cui fa parte risponde alla costante necessità di acquisire visibilità. Di dimostrare che i suoi senatori e i suoi deputati sono determinanti per la sopravvivenza del governo. Che è lui il titolare di un virtuale doppio forno. Gli effetti, però, vanno oltre le intenzioni dell’ex premier. Il risultato, infatti, è la paralisi. L’immobilismo è la malattia più grave per l’Italia. È il vizio generato da un peccato originale: questa coalizione, nata sotto la spinta di un’eccezionalità, non ha cemento politico. Non ha una visione condivisa. È stata battezzata dall’emergenza (i “pieni poteri” di Salvini) e se ne alimenta ancora adesso con il coronavirus. La conseguenza è la palude. L’inazione. La debolezza alla fine investe tutti. I pentastellati sono prigionieri del loro stesso declino e vedono in Giuseppe Conte un antagonista che può raccogliere le spoglie del Movimento ma non hanno la forza per distaccarsene. Il Pd, nel timore che qualcosa si muova o accada, si infila nel lungo tunnel dell’afonia. Il premier per non far cadere il castello delle debolezze, sta fermo. È un’alleanza autotrofa. Si ciba di sé stessa. E della fiacchezza dell’opposizione”.
 
Vladimiro Zagrebelsky, La Stampa
“La pubblicazione della valanga di messaggini e conversazioni captati nell’indagine di Perugia apre una finestra su una penosa realtà di traffici personali più o meno gravi e sollecita ancora una volta la magistratura a ripensare seriamente sé stessa”. Lo scrive Vladimiro Zagrebelsky sulla Stampa: “Scopo dichiarato di una possibile riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e della sua composizione tramite una nuova (una ennesima!) legge elettorale per la quota dei due terzi riservata ai magistrati è la eliminazione dell’influenza delle correnti della Associazione nazionale dei magistrati, affinché nei provvedimenti del Csm valga il merito dei magistrati e non l’appartenenza a questa o quella consorteria. Ciò che con una riforma del Csm si dichiara di voler assicurare è la prevalenza del merito dei magistrati. Sarebbe difficile dissentire, ma purtroppo il richiamo al merito non è soluzione sufficiente, poiché la identificazione e la valutazione del merito è il problema. È esperienza comune che possono essere in competizione magistrati non distinguibili sul piano del ‘merito’ e che tuttavia promettono di agire in modo diverso (soprattutto, ma non solo, se si tratti di incarichi direttivi). Diverso per le correnti culturali che legittimamente e utilmente percorrono la magistratura. Ignorare questa realtà è illusorio. Così come mistificante è la pretesa che i magistrati si distinguano solo per il merito o la preparazione giuridica. L’idea che le varie interpretazioni della legge da applicare alle controversie da decidere comprendano una interpretazione esatta, distinta da interpretazioni sbagliate è ormai priva di fondamento. Come nell’ambito dei giuristi in generale, anche nella magistratura si sviluppano orientamenti diversi, non solo legittimi, ma anche ben fondati e fecondi. Il pluralismo della composizione del Csm, dove la componente di magistrati è integrata da quella degli eletti dal Parlamento, va rivitalizzato e apprezzato, invece che soppresso, espulso, ignorato. E questo nonostante ciò che è venuto alla luce, di svilimento del valore del dialogo tra visioni professionali diverse, da parte di eletti che si sono ridotti a gestori di piccoli favori o commercianti di interessi politici estranei alla giurisdizione”.
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