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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 25/05/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Boccia: Se va avanti così rischiamo di non poter riaprire tra le regioni
Se va avanti così con la movida senza regole rischiamo di non poter riaprire i confini tra le regioni. Lo afferma il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, intervistato da Fabio Martini per La Stampa. Da Torino a Mondello, da Milano a Napoli, passando per Perugia e Pisa, si sono viste cose che voi avreste preferito non vedere? «In qualche modo era prevedibile che dopo due mesi di Paese chiuso, la gente uscisse e si mettesse, non solo metaforicamente, a correre. Basta guardare in questi giorni i bambini, io penso a mia figlia, che corrono all’impazzata, senza una meta, con una gran voglia di libertà, ad abbracciare la natura e si spera presto anche gli amici. Cosa ben diversa sono gli assembramenti di alcune movide». Si è già visto che un piccolo funerale o una cena in Germania hanno riacceso focolai: non pensa che se le movide diventano endemiche, si rischia di rimandare sine die la “fase 3”? «Certo. Tra l’altro coloro che trasgrediscono le regole di convivenza, tradiscono i sacrifici che loro stessi hanno fatto. Per non parlare degli operatori sanitari, o degli italiani che non ci sono più. Che senso ha bruciare tutto per una notte da movida? Sinora abbiamo usato il metodo del buon padre di famiglia, un po’ di bastone e un po’ di carota: ha funzionato. Ma attenti ad un eccessivo allarmismo: siamo parlando di una minoranza…». Una minoranza che può diventare pericolosa: il governo ha fatto un “censimento” sia pure all’ingrosso delle trasgressioni? «Posso assicurare che la stragrande maggioranza degli italiani sono indignati per questo genere di comportamenti. Stiamo ricevendo migliaia e migliaia di messaggi, di video e di segnalazioni. E poi guardiamo i dati sanitari, sono buoni e siamo fiduciosi». Avete promesso di mettere in campo migliaia di volontari proprio per gestire meglio la coda della fase due: i 60 mila è un tetto massimo? Limiti di età? «No, questa di 60mila è una prima stima sulle necessità individuate dai Comuni. Quella degli Assistenti civici è una grande operazione fatta in collaborazione con tutti i sindaci italiani e con il presidente Decaro. Ci sarà tanta gente per strada, percettori del reddito di cittadinanza e volontari di ogni età, migliaia di persone che, nel proprio Comune, saranno capaci di ricordare a chi ha meno memoria, ai ragazzi e non solo a loro, quali siano le regole della nostra convivenza. Saranno per strade, nei parchi, fuori dalle chiese. E svolgeranno anche altri lavori socialmente utili: per esempio potranno portare anche la spesa a casa a chi ne avesse necessità».
 
Bonaccini: Io e Zaia sullo stesso fronte, questa crisi non è di destra o di sinistra
Con il governatore Zaia siamo sullo stesso fronte: questa crisi non è di destra o di sinistra. Lo afferma il Governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini intervistato da Francesco Rosano per il Corriere della Sera. Presidente Stefano Bonaccini, dal 3 giugno ripartiranno gli spostamenti tra Regioni, ma sui dati del monitoraggio sui territori diversi scienziati hanno sollevato dubbi. I numeri potrebbero essere poco affidabili? «Il monitoraggio del governo si avvale di dati su 21 parametri che le Regioni devono trasmettere ogni giorno. Griglie messe a punto da scienziati, con soglie di sicurezza che, se superate, porteranno a nuove chiusure. Se vi sono dubbi vanno subito chiariti e risolti, e chiunque deve essere richiamato alle proprie responsabilità». In Lombardia i nuovi contagi sono ancora centinaia: lei li accoglierebbe i turisti lombardi in Riviera? «Non mi permetto di giudicare situazioni di altre Regioni. Valuteremo con il governo e i colleghi della Lombardia e decideremo insieme quando sarà il momento». È giusto che le Regioni dove i contagi sono precipitati accelerino, magari riaprendo prima agli spostamenti? «Al 3 giugno mancano dieci giorni, il quadro si chiarirà in fretta. Credo si debba centrare un solo obiettivo: adottare soluzioni praticabili, efficaci e chiare. Discuterne ora, senza i dati del prossimo weekend, è inutile». Qualche giorno fa come Conferenza delle Regioni avete aggiornato le linee guida e scritto al governo. Perché? «Il lavoro avviato come Regioni per definire linee guida omogenee per il territorio nazionale, coerenti con i criteri fissati dal Comitato tecnico scientifico, si è esteso ad altri ambiti di attività prima sospese. Col supporto dei tecnici e dei nostri esperti sanitari siamo arrivati a formulare linee sui servizi per i bambini da 0a3anni e sul pubblico spettacolo. Per queste due attività, anche in considerazione della loro delicatezza, abbiamo sollecitato il governo a un confronto urgente per arrivare a protocolli che siano i più sicuri e condivisi». Si è parlato molto del suo asse con il leghista Zaia. C’è chi vi immagina un giorno avversari alla guida dei rispettivi partiti. O coalizioni. «Sono quasi tre mesi che gestiamo una crisi senza precedenti. Prima l’emergenza sanitaria, poi la riapertura e la ripartenza. Con Zaia ci confrontiamo costantemente, perché le nostre regioni sono confinanti e abbiamo dovuto affrontare problemi analoghi che non sono né di destra, né di sinistra. Il resto, davvero, non mi interessa granché».
 
Decaro: Siamo pronti ad usare i volontari. I comuni hanno bisogno di aiuto
I comuni hanno bisogno di aiuto per gestire la fase 2 e sono pronti ad usare i 60mila ‘assistenti civici’ annunciati dal ministro Boccia. Lo afferma il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro intervistato da Giuliana Foschini per la Repubblica. Antonio Decaro, presidente dei sindaci italiani, nella sua Bari ha già cominciato. «Stiamo utilizzando i volontari nei mercati: ci aiutano a regolamentare gli accessi e, se necessario, a intervenire per evitare capannelli di gente. Non sono agenti di polizia municipale ma sono assai utili in questa fase: perché a Roma si scrivono i decreti, si firmano le ordinanze ma poi tocca sempre a noi sindaci occuparsi della propria comunità». È polemico? «No, ma siamo stanchi. Abbiamo offerto fin dal principio al governo tutta la nostra disponibilità, anche rinunciando alle nostre prerogative, come quella di emettere ordinanze, perché era giusto affidarsi agli esperti. Ma ora siamo noi a chiedere un aiuto. La situazione è difficilissima da gestire senza risorse: ci chiedono il monitoraggio, la sanificazione giornaliera degli arredi nei parchi pubblici. Sforzi incredibili nel trasporto pubblico». I volontari non servono? «Sono importantissimi ma è solo un primo passo, condiviso con il ministro Boccia. Speriamo di avere molte adesioni». Per cosa li userete? «Non sono ronde, ma distributori di buona educazione. Serviranno nei parchi o nei mercati per contare gli ingressi, e sapere quante persone ci sono all’interno. Li useremo per distribuire generi alimentari e farmaci: abbiamo avuto un grande aiuto dai volontari nel lockdown ma ora sono rientrati a lavorare». E la movida? «Anche. È possibile immaginare un accordo con i gestori dei locali per far distribuire ai volontari mascherine agli esterni. Serve informazione e anche buona volontà: stiamo facendo il massimo degli sforzi per evitare assembramenti che ci facciano annullare tutti gli sforzi fatti. Ma bisogna anche avere l’onestà di dire che se decreti e ordinanze aprono bar, ristoranti, spiagge è inevitabile che le persone riconquistino la propria libertà. E non mi piace puntare il dito sui ragazzi che in questi mesi sono stati straordinari. Dobbiamo avere la pazienza di far capire loro che non è finita. E i volontari sono utili. Ma servono anche norme più chiare: rendiamo obbligatorio l’uso delle mascherine».
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