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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 22/05/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Giorgetti: Mattarella chiede dialogo poi quelli provocano sui morti
Dal presidente Mattarella arriva un sacrosanto invito al dialogo e invece quelli del M5S provocano sui morti. Lo afferma il responsabile esteri della Lega, Giancarlo Giorgetti, intervistato da Francesco Bei per La Stampa. Giorgetti, lei si è inabissato. Fioccano tutte le congetture possibili intorno a questo silenzio prolungato, dicono che ce l’abbia anche con Salvini… «Lasciamo perdere le fantasie. È vero, mi sono inabissato come dice lei. Perché il silenzio è il modo migliore di rispettare chi lavora negli ospedali, chi lavora al governo, chi lavora nelle regioni, chi prova a far ripartire la propria impresa. Non ho detto una parola sulla gestione della crisi, non mi permetto. Ci sarà il tempo per le critiche e per le inchieste ma non è questo». Finché non ha sentito Ricciardi attaccare la Lega sui tagli alla sanità della sua regione… «Non ero in aula in quel momento, ero in Transatlantico insieme al ministro della Salute Speranza, con cui ci sentiamo e con cui condivido l’idea di tenere i toni bassi e di non polemizzare. Poi sento questo…Nemmeno Speranza se lo spiegava». Dopotutto Ricciardi stava rivolgendo critiche legittime a una regione che ha avuto un picco di morti no? «Legittime le critiche, per carità, il Parlamento ci sta per questo. Ma il problema è il modo. Di fronte a tanti morti bisogna mantenere un atteggiamento responsabile, non approfittare della diretta tv per buttarla in rissa. Sembrava quasi fatto ad arte…». Intende dire che i grillini deliberatamente intendevano provocare? «Io non lo so, magari l’oratore, che mi dicono faccia l’attore, era solo sovraeccitato per la diretta. Ma certo abbiamo sentito gli appelli di Mattarella al dialogo, abbiamo ascoltato in aula un intervento del presidente Conte molto istituzionale…Poi arriva questo cinque stelle così fuori luogo. L’ho detto anche al loro capogruppo Crippa e al ministro Di Maio». Il premier Conte, in un’intervista al Foglio, ieri apriva a un possibile patto con le opposizioni. Sospetta che una parte dei grillini stia provando a boicottare questo inizio di dialogo maggioranza-opposizione? «Non lo so, è possibile. Le ripeto, ho avuto l’impressione che fosse un attacco fatto apposta per provocare».
 
Bonetti: Il Governo non ha fatto abbastanza, i bimbi meritano di più
Il governo sui bambini non ha fatto abbastanza, bisogna approvare subito il Family act. Lo dice la ministra per le Pari Opportunità e Famiglia, Elena Bonetti intervistata da Giovanna Casadio per la Repubblica. Ministra Bonetti, lei stessa aveva chiesto che nella Fase 2 si ripartisse dai più piccoli e dai giovani. E invece sono loro i dimenticati? «E’ stato un periodo difficile che ha messo a dura prova la generazione di bambini e ragazzi. Hanno risposto bene. Penso alla didattica a distanza, a come – grazie agli insegnanti – siano riusciti ad andare avanti. Conosco la fatica delle famiglie, su cui si è scaricato il peso della pandemia. Apprezzo che il premier Conte abbia riconosciuto che il governo non ha fatto tutto quello che avrebbe voluto e potuto per le famiglie. Ma adesso il Family Act deve essere varato al più presto dal Consiglio dei ministri». Fino ad ora la dimenticanza c’è. «I diritti all’educazione, al movimento, al gioco e ad avere contesti educativi che aiutino i bambini a comprendere quello che sta succedendo, non li ho mai dimenticati. Perciò ho proposto e ottenuto un piano straordinario di investimenti per attività educative non scolastiche in senso stretto. Sono 185 milioni che attraverso il volontariato, il Terzo settore, i comuni faranno partire attività e progetti. Accade per la prima volta in Italia e lo considero un successo». Ma lei non è stata delusa, come lo sono le famiglie, dal fatto che i nostri figli siano venuti dopo, nell’attenzione del governo? «La delusione non è un sentimento da coltivare per chi fa politica. Vanno invece riconosciute le mancanze e le criticità a cui dare risposte». Family Act, a che punto è? Prevede sempre un assegno universale per ogni figlio di 200-250 euro e un sostegno di 300 euro per asili nido? «Dovrebbe essere varato nei prossimi giorni. Oltre a assegno e contributi, ci sono i congedi parentali obbligatori anche per i padri di almeno 15 giorni e incentivi al lavoro femminile».
 
Gallera: C’è una campagna d’odio contro la Lombardia
Da settimane c’è una campagna d’odio contro la Lombardia che parte dall’emergenza COvid-19. Lo afferma l’assessore al Welfare lombardo, Giulio Gallera, intervistato da Sandro Neri per il Giorno. Le politiche sanitarie della Lombardia sono nel mirino dei partiti che sostengono il governo. L’accusa è di aver operato tagli ai posti letto per anni. «Tagli e contrazioni si sono avuti in Lombardia come nel resto d’Italia. Ci è stata ridotta la possibilità di assumere personale, di finanziare borse di studio per i medici, di incrementare i posti letto. Ne abbiamo tre ogni mille abitanti: il massimo oggi consentito. Il modello Lombardia, che molti criticano, ha consentito di salvare migliaia di vite. A febbraio e marzo, quando gli ospedali rischiavano il collasso, la sinergia pubblico-privato ha permesso di portare da 800 a 1.800 i posti in terapia intensiva e da 1.000 a 12.000 quelli in pneumologia». Sull’ospedale in Fiera, dopo le polemiche, è arrivata anche un’inchiesta giudiziaria. «Una vicenda paradossale. Abbiamo deciso di creare quella struttura, per altro senza soldi pubblici, il 7 marzo, quando la curva dei contagi sembrava salire senza sosta. Ci chiedevamo: che succederà se l’onda della bomba atomica scoppiata a Lodi e Bergamo arriverà a Milano? La curva poi, per fortuna, è scesa. Ma se fosse successo il contrario e noi non avessimo allestito quell’ospedale oggi saremmo attaccati allo stesso modo, ma per motivi opposti. È ovvio che l’attacco è strumentale». Cioè? «Si attacca, per motivi politici, chi negli anni ha dimostrato di saper fare. È una campagna orchestrata artatamente. Non a caso sul governatore emiliano Bonaccini, che spende 26 milioni di fondi pubblici per un ospedale d’emergenza, nessuno fiata». La gente si chiede perché si sia tardato tanto con i tamponi. «Quanto avvenuto in Lombardia è imparagonabile a quanto registrato nelle altre regioni. Fatta salva forse l’Emilia, per la situazione di Piacenza. Siamo la regione che ha fatto più tamponi. Per la precisione, oltre 600.000. Avendo avuto moltissimi malati abbiamo dovuto selezionare le persone a cui farli. Anche perché i reagenti necessari scarseggiavano, ed è questo il vero tema».
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