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La lezione del 1946 ignorata

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 22/05/2020

In edicola In edicola Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo guarda alle attuali liti della politica ed evidenzia “la lezione ignorata del 1946”: “Non sarà un bel 2 giugno, e non solo perché non c’è molto da festeggiare. L’idea del centrodestra di scendere in piazza contro il governo, nel giorno della festa della Repubblica e con una pandemia in corso, non era una grande idea. Già il Paese è ripartito alla cieca, senza un piano di test e tamponi, senza tracciamento digitale, senza neppure un’adeguata scorta di mascherine (almeno a prezzo «calmierato»). Ci mancava solo un esperimento di massa; come se fosse possibile organizzare una grande manifestazione senza creare assembramenti, anche solo sui mezzi di trasporto. Ora pare che Salvini l’abbia derubricata a un «presidio di parlamentari». Vedremo. Questo non significa che scarseggino ragioni per protestare contro il governo. Eppure il 2 giugno è anche l’occasione per rivolgere uno sguardo alla nostra storia. A maggior ragione quest’anno, in cui giustamente i giardini del Quirinale resteranno chiusi e non sfileranno militari sui Fori. Nella primavera del 1946, alla vigilia del referendum da cui nascerà la Repubblica italiana, la commissione economica del ministero per la Costituente convoca i capitani d’azienda, per ascoltare la loro visione dello sviluppo del Paese. Non si tratta di dare un’immagine edulcorata, di concordia nazionale, a un’epoca della nostra storia che fu segnata da duri contrasti; anche tra la Fiat e gli operai comunisti. Ma è quello spirito del tempo che va recuperato. Siamo alla vigilia di una svolta in Europa. La Germania ha ormai compreso che si deve fare debito comune; e lo farà comprendere anche all’Austria e agli altri partner recalcitranti. Arriveranno molti soldi. Forse non subito, forse non abbastanza; ma arriveranno. Però il nostro Paese già prima di questa crisi non riusciva a spendere i fondi europei. I quali non finanziano l’assistenza, ma i progetti, i cantieri, il lavoro. Se nel 1946 i nostri padri avessero deciso di spendere i dollari del Piano Marshall in redditi di cittadinanza, non avrebbero fatto dell’Italia una grande potenza industriale. Dipende dal governo; ma dipende anche da noi”.
 
Tito Boeri e Roberto Perotti, la Repubblica
Su Repubblica Tito Boeri e Roberto Perotti lamentano la mancata “selettività” del Decreto rilancio: “Normalmente - scrivono - le recessioni hanno un effetto ritardato sul mercato del lavoro. Questa crisi, invece, ha avuto un impatto immediato. Lo confermano i dati sulle ore di Cassa integrazione ordinaria di aprile: 25 per cento più che nell’intero 2009. E mancano all’appello ancora le piccole imprese che faticano ad accedere alla Cassa in deroga. Per fortuna il decreto Rilancio cerca di velocizzarne le procedure, tagliando fuori le Regioni, anche se rimane il doppio passaggio – prima autorizzazione, poi elenco lavoratori coinvolti – che allunga i tempi. L’Inps potrà anticipare subito il 40 per cento della prestazione, ma ci vorrà un mese prima che le nuove procedure vengano attivate. Un secondo aspetto positivo del decreto è la regolarizzazione degli immigrati, indispensabile per riprendere il controllo del territorio, ridurre il rischio di focolai infettivi legati alla clandestinità e contribuire a gestire picchi di domanda di lavoro. Riguarda però solo un terzo delle persone presenti in modo irregolare in Italia. Positivo anche lo stanziamento di fondi per la sanità, anche se tutto dipenderà da come verranno effettivamente spesi. Purtroppo però il decreto va ben oltre, e finisce in un vero e proprio assalto alla diligenza incontrollato. Un terzo del decreto finanzia ammortizzatori sociali categoriali: altri cinque bonus (per lavoratori intermittenti, stagionali non del turismo, lavoratori dello spettacolo, venditori porta a porta e badanti) che si aggiungono ai cinque pre-esistenti. Per ogni categoria che viene coperta, inevitabilmente ce ne sono dieci che si sentono “ingiustamente” escluse. Se era difficile essere selettivi e rapidi all’inizio dell’emergenza, adesso bisognava aiutare solo chi ha sofferto di più. Due terzi delle famiglie italiane dichiarano di non avere subìto riduzioni del proprio reddito durante il lockdown. Le risorse andavano perciò concentrate su quel terzo di popolazione colpito. Che senso ha, ad esempio, il famoso bonus biciclette di 500 euro, dato anche ai milionari purché residenti in Comuni con più di 50.000 abitanti? E così assistiamo a una lunga lista di prebende offerte a diverse categorie o centri di potere, economici, locali e ministeriali”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
"Se doveva essere la giornata per verificare l’ipotesi di on riavvicinamento tra governo e opposizione, lanciata ieri da Conte con un’intervista al Foglio e ripetuta in un passaggio del suo discorso alla Camera, la rissa sfiorata a Montecitorio tra 5 Stelle e Lega, dopo un intervento del deputato grillino Ricciardi che attaccava la sanità lombarda, è stata una risposta eloquente e la conferma dell’impossibilità di trovare un terreno d’incontro". Lo scrive Marcello Sorgi sulla Stampa. "Che i parlamentari siano stressati da quasi tre mesi di lockdown e dalla sensazione di essere stati esclusi dalle decisioni importanti di questo periodo, o consultati solo lo stretto necessario, è sicuro, ma non basta a giustificare quella sorta di impazzimento che riaffiora tutte le volte che l’aula torna a riunirsi. L’altra settimana il deputato leghista Pagano che definisce «neo-terrorista» la povera Silvia Romano, reduce da un anno e mezzo di sequestro in Somalia. E ieri il pentastellato che muove un attacco esagerato, ai limiti dell’insulto e dichiaratamente mirato a suonare da provocazione (tanto che dorante la sospensione dei lavori è stato costretto a riscriverne il testo). Cercare una logica in queste iniziative, spesso personali, dei parlamentari è un esercizio inutile. Il gruppone grillino è ormai abbandonato a sé stesso, espressione di un partito decapitato. A tutto ciò s’aggiunge il contagio dello stesso genere di malattia tra i banchi dell’opposizione. Hanno voglia, Letta per Forza Italia e Giorgetti per la Lega, di costruire complicate alchimie che dovrebbero sfociare in una condivisione dei delicati problemi e soluzioni che l’emergenza continua ad allineare sul tavolo di chi governa. E possono pure sgolarsi i governatori delle regioni del Nord, guidate da amministrazioni di centrodestra, nel cercare di convincere i loro partiti alla necessaria interlocuzione con Palazzo Chigi, specie adesso che si tratterà di gestire la fase più difficile della ripartenza. Ad onta della manifestazione che sta organizzando per il 2 giugno, il centrodestra infatti è diviso come e più della maggioranza giallo-rossa. Sperare in una distensione, incoraggiata dalla gravità della situazione italiana, in queste condizioni purtroppo resta un’illusione. Ancora una volta il governo e l’Italia sono condannati a navigare a vista”.
 
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