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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 21/05/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Conte: per l'Italia è il momento della svolta
«La riforma per semplificare e sburocratizzare il paese è la madre di tutte le riforme, l’unica in grado di rilanciare la competitività e di accrescere la produttività». Lo afferma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una lunga intervista concessa al direttore del Foglio, Claudio Cerasa. «L’Italia non può più attendere ed è questo il momento della svolta – sostiene il premier -. Abbiamo iniziato a definire i contenuti di un nuovo decreto legge: una sezione specifica sarà dedicata agli investimenti pubblici, al rafforzamento della capacità di spesa e all’accelerazione dei cantieri». Se l’opposizione ci stesse, ci può dire tre grandi riforme alle quali intenderebbe lavorare e sulle quali lei auspicherebbe di trovare in Parlamento un consenso capace di coinvolgere anche le forze dell’opposizione? “Sono tanti i progetti di riforma su cui l’opposizione può offrire il proprio contributo. A partire dagli interventi normativi per accelerare i tempi dei processi per finire alla più ampia riforma per la semplificazione di tutto il sistema. Con il dl Rilancio siamo intervenuti in maniera significativa su alcuni settori cruciali, destinati a lasciare una importante eredità. Mi riferisco al potenziamento del sistema e di tutto il personale sanitario, ma soprattutto agli investimenti nella scuola, nell’università. Capitale umano, ricerca e innovazione saranno le leve fondamentali su cui il paese deve puntare per rinascere». Lei ha lasciato intendere che l’Italia userà il Mes solo se lo farà anche la Francia. Esiste un pregiudizio ideologico da parte del governo sul Mes? “Non ho mai dichiarato né pensato che l’Italia potrà utilizzare il Mes dopo la Francia. La mia posizione non è cambiata: il Mes è uno strumento nato dall’esito di crisi molto diverse rispetto a quella che stiamo vivendo. La presenza di una nuova linea di credito dedicata alla sanità ed erogata dal Mes è una possibilità in più per i paesi che ne necessitano e farà senz’altro parte del pacchetto di risposta europea alla crisi. Ma non dobbiamo dimenticarci che l’Italia sta contribuendo a scrivere una nuova pagina della storia europea con l’introduzione del Recovery fund. E’ su questo punto che si gioca la vera partita per il rilancio della nostra economia”.
 
Salvini: noi abbiamo 30 proposte, tra cui la flat tax
«Conte chiede il contributo dell’opposizione? Il nostro c’è, abbiamo 30 proposte già impacchettate. Il problema è se lui si permetterà di disobbedire a chi comanda in questo governo e in questo Paese, la Cgil». Lo afferma Matteo Salvini, il quale, intervistato da Marco Cremonesi sul Corriere della Sera, non dà grande peso all’appello del premier contenuto in un’intervista di stamane al Foglio, anticipata in parte ieri sera dallo stesso quotidiano. Perché la Cgil? «I sindacati delle costruzioni hanno appena fatto sapere che se si tocca il codice degli appalti, loro lotteranno con ogni mezzo. E allora, altro che ammodernamento e semplificazione: questa è una scelta di campo. Da una parte burocrazia, centralismo e Cgil. Dall’altra, la libertà d’impresa. Il Paese per ora è ostaggio dei privilegi di qualcuno, vedremo se Conte lo consentirà ancora. Vedremo, comunque: io porterò al premier la flat tax che costa solo 13 miliardi, la pace fiscale ed edilizia, lo stop ad Equitalia». E lo stop al codice degli appalti. «Certo. Guardi la ricostruzione del ponte di Genova. Sarebbe già in piedi se non si fosse derogato al codice per gli appalti? Ma la critica numero 1 al governo l’ha fatta oggi il Sole 24 Ore, spiegando che per essere operativo il dl Rilancio avrà bisogno di 98 decreti. Novantotto. Mentre ho appena sentito il presidente dei commercialisti Miani che mi ha detto che a giugno le tasse si pagano. Per tacere del fatto che per milioni di persone non è ancora arrivata la cassa integrazione di marzo. Una follia». Il Senato ieri ha respinto le mozioni di sfiducia al ministro della Giustizia Bonafede. Se lo aspettava? «Mi aspettavo esattamente quello che è accaduto. Esattamente. Ora, vedremo anche il modo in cui hanno convinto Renzi a salvare il governo: ci sono nomine da fare, cda da rinnovare, servizi, presidenze di commissione da sostituire. Hai voglia».
 
De Micheli: parte un piano da 20 miliardi in 12 mesi
«Ho inviato un dossier a Palazzo Chigi, decreto legge entro 15 giorni». Così la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, intervistata da Giorgio Santilli sul Sole 24 Ore, annuncia un piano per «mettere a terra fra 15 e 20 miliardi di opere nel prossimi dodici mesi, oltre agli 11 miliardi che abbiamo già avviato nei mesi passati». Ministra, come si rilanciano le opere pubbliche? Con i commissari, la sospensione del codice degli appalti, la riforma del codice stesso? «La sospensione del codice appalti non so cosa significhi. Dobbiamo migliorarlo prendendo le cose buone che ci sono e correggendo quelle che non hanno funzionato. Su alcuni punti c'è già una convergenza sia fra i partiti della maggioranza sia tra gli operatori del settore. Ho già inviato un documento alla Presidenza del Consiglio in questi giorni. Cominciamo da lì». E’ noto che lei è contraria al modello Genova sempre e comunque, come molti nel governo propongono. «Penso che il modello Genova abbia funzionato bene per alcuni aspetti, per esempio per i protocolli antimafia e sulla sicurezza del lavoro. Però è evidente che Genova aveva alcune condizioni che non sono replicabili. Non sempre troveremo chi ci regala un progetto, non avremo un sistema di finanziamento a piè di lista come quello del decreto Genova, non avremo neanche la facilità di autorizzazioni per un'opera che doveva sostituire un'opera già esistente, nello stesso posto e con la stessa funzione. Poi c’è una gara che è stata svolta con modalità non so se replicabili per un’opera di quelle dimensioni».
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