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Altro parere

Se l'Unione si riaccende

Redazione InPi¨ 20/05/2020

Altro parere Altro parere Danilo Paolini, Avvenire
“Il segnale lanciato lunedì dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron è potente e inequivocabile. Potrebbe essere la scintilla di riaccensione di una passione europeista esplosa giusto 70 anni fa nella Dichiarazione Schuman condivisa da Adenauer e De Gasperi”. Lo scrive su Avvenire Danilo Paolini, secondo il quale “l’Unione Europea sta cercando di dire, finalmente, che c’è, che esiste e che vuole continuare a esistere. In quanto Unione, non solo come somma di singoli Stati. E pazienza se l’iniziativa parte proprio dai due governi nazionali più influenti e spesso (non sempre a torto) accusati di condizionare le decisioni di Bruxelles. Sembra una contraddizione, ma potrebbe essere invece la prima pedalata di una corsa nuova, perché la novità – oltre che nella svolta della politica fin qui tenuta da Berlino – sta nel contenuto del Recovery Fund ipotizzato: nessuna imposizione, niente condizioni capestro, ma 500 miliardi di trasferimenti garantiti dal bilancio Ue a partire da quest’anno. Di quegli euro da non restituire, è stato calcolato che circa 100 miliardi (lordi, circa 45 netti) potrebbero finire all’Italia. I falchi si sono già alzati in volo e sono pronti a colpire, tuttavia ieri hanno ricevuto una prima risposta dal vicepresidente Valdis Dombrovskis, non esattamente un profilo da colomba, che li ha richiamati alla «solidarietà europea». Insomma, la partita è ancora da giocare ma il risultato può essere favorevole. In primo luogo per l’Unione, che ne uscirebbe rilanciata agli occhi dei suoi componenti e del resto del mondo. Il nostro Paese ha un ruolo delicato da interpretare, ma per il momento ha già dimostrato che nelle dinamiche comunitarie il dialogo e la pazienza hanno buone opportunità di riuscita laddove i denti scoperti e i proclami nazional-populisti, puntualmente e inevitabilmente, sono destinati a fallire. E a costare cari in termini di soldi e credibilità”.
 
Antonio Padellaro, Il Fatto
“All’irresponsabile che cova in me stuzzica l’idea di un Matteo Renzi che avesse il coraggio di mandare a casa il governo Conte. E non soltanto per l’imperdibile spettacolo che ne seguirebbe”. Lo confessa Antonio Padellaro sul Fatto Quotidiano parlando dei “continui, maldestri tentativi di estorsione del senatore di Scandicci, il quale, alla vigilia del voto sul ministro della Giustizia Bonafede, farfuglia un «ci voglio pensare» che nel linguaggio della casbah di Montecitorio significa – secondo Padellaro - «quanto mi dai?». A nostro modesto avviso, il premier potrebbe tranquillamente respingere il ricatto del palo della banda dell’ortica senza particolari conseguenze. Mettiamo però il caso che al piromane per caso sfugga un cerino acceso e che il Paese apprenda che il governo, oplà non c’è più, e che di conseguenza tutti gli orripilanti decreti contenenti i miserevoli 55 miliardi di aiuti alla popolazione siano rinviati a data da destinarsi. Nella nostra perversione vorremmo che fosse lo stesso Renzi a spiegarlo agli italiani (magari da un bunker sotterraneo protetto da teste di cuoio), per vedere l’effetto che fa. Licenziato l’avvocato pugliese, non così sgradito alla maggioranza degli italiani (ma sono dettagli), e dopo essermi ben apparecchiato con patatine e popcorn, mi godrei: a) la ricerca immediata di un De Gaulle della Provvidenza, come auspicato dai più esimi editorialisti; b) in assenza di un generale a portata di mano, la successiva processione nel casale umbro di Mario Draghi che, qualcosa mi dice, potrebbe anche sciogliere i cani; c) l’appassionante lettura delle testate Fca, una volta che il prestito di 6 miliardi e rotti, già proposto dal governo dell’inadeguato premier evaporasse come rugiada di primavera”.
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