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Spiazzati i sovranisti

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 18/05/2020

In edicola In edicola Andrea Bonanni, la Repubblica
“A scacchi, ma anche in politica, si chiama “la mossa del cavallo”. Germania e Francia mandano all’Europa e ai mercati un segnale di leadership forte e lungamente atteso. E lo fanno con una mossa a sorpresa, che sposta il gioco in avanti ma anche di lato, saltando a piè pari il dibattito irrisolvibile sulla mutualizzazione dei debiti”. Lo scrive Andrea Bonanni su Repubblica in un editoriale in cui parla di “sovranisti spiazzati”. “L’Italia, insomma – si legge - potrà ricevere denaro che non andrà a gonfiare il nostro debito, ma che potrà aiutarci a riformare il nostro tessuto economico. E questo denaro non sarà raccolto da contributi nazionali, come avvenuto fino ad ora per il bilancio della Ue, ma da un prestito collettivo garantito in solido da tutti i membri dell’Unione. Angela Merkel esce così da una difficile impasse personale, anche se con un espediente più di forma che di sostanza. Aveva solennemente promesso che non avrebbe mai accettato gli eurobond. Trasformando il Recovery Fund in un erogatore di finanziamenti a fondo perduto e non di prestiti, come fu in sostanza il Piano Marshall americano, evita la creazione di debito nei Paesi beneficiari, e dunque anche lo spettro di una condivisione del debito in caso di loro default. Ma, nella sostanza, questi soldi che verranno elargiti saranno raccolti sul mercato dal bilancio della Commissione tramite l’emissione di veri e propri eurobond, garantiti dai bilanci degli Stati membri, come già era accaduto con il Mes. La mossa del cavallo franco-tedesca, però, non aggira soltanto le resistenze dei nordici più egoisti. Spiazza anche le pretese dei sovranisti nostrani, che già si erano esercitati a bersagliare il Mes e le sue presunte condizioni. Infatti, se un prestito sottoposto a condizioni può essere letto come una ingerenza nella sovranità di un Paese, una elargizione può essere associata ad una certa condizionalità senza intaccare la dignità e l’autonomia del beneficiario. Se ti presto dei soldi, che tu dovrai restituire, non ho automaticamente il diritto di dirti come spenderli. Ma se te ne faccio dono, ho tutto il diritto di assicurarmi che siano spesi bene, nel merito e nel metodo”.
 
Marco Zatterin, La Stampa
“Quel che resta della notizia del giorno, nel libro dei sogni dell’Europa che vuole integrarsi, è che il patto franco-tedesco sul «Recovery Fund» suggerisce uno schema che ha del rivoluzionario. Per la prima volta, davanti ai disastri della pandemia, si vuole ricorrere massicciamente al mercato per finanziare le politiche comuni di rilancio post-virale”. Lo scrive Marzo Zatterin sulla Stampa a proposito dell’intesa franco-tedesca da 500 miliardi: “E, ancora per la prima volta, si chiede all’Unione di indebitarsi per il bene comune. Non è detto che succeda e certo sarà dura. Ma se, e quando, si arrivasse a un accordo di questa portata, sarebbe una svolta capace di segnare un’epoca. Macron e Merkel immaginano un forziere da 500 miliardi di fianco al bilancio europeo che si deve approvare per il 2021-2027. Sarà utilizzato per concessioni a fondo perduto che aumentino la resilienza del continente, e gli investimenti nella transizione verde e digitale. Sarebbe una considerevole dote aggiuntiva per le poste di bilancio già esistenti, non versata dagli Stati (che non vogliono farlo), bensì chiesta a obbligazionisti in cerca di impiego sicuro. Sarebbe debito comune per iniziative comuni coordinato dalla Commissione Ue, rafforzabile con un intervento di equa tassazione dell’economia digitale, lavoro importante che da tempo è sul tavolo del commissario Gentiloni. Non saranno soldi a pioggia, ma una versione snella delle dotazioni strutturali esistenti. Bisognerà chiederli bene e spenderli bene, cosa che dalle nostre parti non è proprio scontata. Su questo, per forza, ci sarà un controllo. L’Europa che si indebita come fosse uno Stato pone le basi per una Europa diversa di cui il nostro Paese, e non solo, ha bisogno: più solida e attenta a sanare le diseguaglianze. C’è chi auspica di intitolare il «Recovery Fund» ad Alcide De Gasperi. A Strasburgo nel dicembre 1951, lo statista trentino espresse la convinzione che ‘la Storia ci insegna che la forma di contribuzione degli Stati, come sistema esclusivo per sopportare spese comuni, può provocare pericolose divergenze e contenere germi di dissoluzione’”.
 
Massimo Gaggi, Corriere della Sera
Il Corriere della Sera dedica l’editoriale, firmato da Massimo Gaggi, alla situazione politica americana e ai continui azzardi di Trump”: “La prima domanda sulle elezioni presidenziali e il futuro degli Stati Uniti è: il voto degli americani sarà un plebiscito su Trump o sarà decisiva anche la solidità della candidatura Biden? Ma c’è anche un altro quesito: qual è il senso del limite di un presidente che, da quando ha capito che il coronavirus aveva demolito la sua strategia elettorale centrata sui risultati economici, lancia attacchi durissimi in tutte le direzioni, dando sfogo alla sua propensione per lo scontro e la criminalizzazione dell’avversario? Nulla di nuovo, dice chi è ormai anestetizzato dagli eccessi trumpiani. petizione. Bè qualche novità, a dire il vero, c’è. Quello del 2016 era un candidato, aggressivo, ma ancora senza poteri. Quello del 2020 è un presidente in carica che non solo ha i vasti poteri del leader di una repubblica presidenziale, ma ha dedicato gli ultimi tre anni a un’opera di sistematico indebolimento del sistema di controlli e contrappesi ai poteri del commander-in-chief sui quali si basa la democrazia americana. Ma i fronti più surriscaldati, quelli sui quali si rischiano sviluppi gravi nei cinque mesi e mezzo che ci separano dal voto in una campagna elettorale che sarà comunque drammatica, riguardano la giustizia e i rapporti con l’estero, soprattutto con la Cina. Da qui a novembre Trump penserà solo al voto: ogni problema verrà gestito in questa ottica. La Cina sarà il suo bersaglio preferito. Ma saranno solo schermaglie diplomatiche, per quanto brutali, da spendere sul piano elettorale o si andrà oltre passando a una vera guerra fredda che finirà per coinvolgere anche i partner degli Stati Uniti? Trump è pur sempre un uomo d’affari e l’interscambio con la Cina rimane imponente, ma il rischio di passi azzardati dalle conseguenze imprevedibili è sempre lì. Forse ancora più critico il fronte della giustizia. Se dovesse continuare a perdere terreno nei sondaggi, Trump potrebbe essere tentato di usare in modo ancor più pesante i suoi poteri. Spaventando, però, elettori moderati e indipendenti: Biden, che comunque cercherà di dare più sostanza al suo programma con l’aiuto di Obama, rischia di vincere per default”.
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