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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 07/04/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Scannapieco: Dalla Bei garanzie fino a 200 mld
Dalla Bei si attiveranno garanzie fino a 200 miliardi e grazie alla nostra tripla A finanzieremo gli Stati. Lo afferma il vice presidente della Bei, Dario Scannapieco, intervistato da Francesca Basso e Nicola Saldutti per il Corriere della Sera. «La settimana corrente sarà decisiva, a iniziare dall’Eurogruppo di oggi, per capire se i singoli Stati avranno il coraggio dopo le prime risposte di andare oltre e di dare un senso concreto alla parola “Unione” europea o se ci si perderà in cavilli e dubbi. Non c’è tempo: una soluzione tra qualche mese non può essere definita “soluzione”». In Italia sta crescendo l’idea che l’Ue non stia facendo abbastanza. È così? «Dopo una certa sottovalutazione iniziale e qualche passo falso, le decisioni che si potevano prendere con rapidità sono state prese: sospensione del Patto di stabilità, iniziativa SURE, ossia un sostegno temporaneo per attenuare le conseguenze derivanti dai rischi di disoccupazione, la revisione delle norme sugli aiuti di Stato, rimozione della necessità di cofinanziamento dei fondi strutturali e rinuncia a chiedere il rimborso dei fondi non ancora spesi. La Bce ha attivato un programma addizionale di acquisto di titoli pubblici e privati da 750 miliardi in aggiunta a quello precedente da 120 miliardi». La Bei cosa sta facendo? «Abbiamo presentato un pacchetto di misure attivabili subito oltre a rendere flessibili alcuni parametri di eleggibilità per i nostri prestiti in modo da sostenere il capitale circolante delle imprese, specie quelle piccole e medie». In cosa consiste il nuovo fondo su cui dovrà decidere oggi l’Eurogruppo? «Abbiamo proposto ai nostri azionisti, che sono gli Stati, un meccanismo per aumentare la capacità di intervento della Bei e del Fei: un fondo di garanzia, al momento ipotizzato in 25 miliardi ma potenzialmente aumentabile. Sosterrebbe interventi nell’economia reale, a favore del settore privato ma anche di regioni ed organismi pubblici non sovereign per 200 miliardi. Uno schema di funzionamento simile al Piano Juncker ma con una leva che possa essere pari a 8, quindi più prudente, ma concreta e calcolata sulla base di schemi Commissione-Bei già collaudati». Chi finanzierà il fondo? «Le risorse potranno venire dagli Stati ma con molta gradualità, a chiamata, quando necessario. Non c’è un onere immediato. Siamo disposti anche a finanziare noi gli Stati mettendo a disposizione la nostra tripla A. Non è escluso, in ipotesi, che per tale fondo si possano usare le risorse del Mes o della Commissione, magari anche in una seconda fase, quando saranno superati gli ostacoli oggi presenti o quando sarà approvato il nuovo bilancio Ue 2021-27, ancora in discussione. Abbiamo fatto qualcosa di simile nella crisi del 2008, aumentando del 50% in un anno il nostro volume di attività. Dobbiamo fare altrettanto oggi. Ma ripeto: l’ultima parola spetta ai nostri azionisti. Noi siamo pronti».
 
De Raho: I clan sfrutteranno l’emergenza per mangiarsi l’economia
«La crisi sanitaria è una crisi economica e sociale. Dunque, una questione criminale. Non c’è crisi che non sia una grande opportunità per le mafie». Lo afferma il procuratore nazionale antimafia, Cafiero De Raho, intervistato da Giuliano Foschini per la Repubblica. In che senso, procuratore? «Abbiamo evidenze che in Campania, per esempio, la camorra si stia muovendo per distribuire spesa alimentare alle famiglie in difficoltà. E lo hanno cominciato a fare prima dei buoni spesa del governo. E non perché ci siamo mossi tardi. Ma perché i mafiosi sono per definizione veloci, non hanno burocrazia, hanno grandissima liquidità. E sanno che questo è il momento giusto per investire». Che bisogna fare? «Il consenso sociale è una parte del loro piano di espansione. Il secondo riguarda la conquista di settori dell’economia. Ecco, bisogna anticiparli. Loro andranno dalle aziende in crisi con grande disponibilità economica e proveranno a mangiarle. Dobbiamo evitare che accada. Intervenendo sul sistema di credito, snellendo le procedure di accesso, rendendo tempi veloci ma non per questo pensando a meno controlli. Lo Stato deve difendere l’impresa sana». Non si rischia così però una deregulation? «Le regole servono. Ed è importante farle rispettare. Ma non bisogna avere paura nel dare fiducia. Se tu rendi troppo difficile l’accesso al credito fai il più grande regalo alle mafie. Lo stesso regalo, però, lo fai se non controlli che il denaro non venga speso per le ragioni per cui è stato preso». Quali sono i settori più a rischio? «Storicamente edilizia e sanità sono i settori preferiti dalle mafie. Anche perché hanno il contatto più diretto con la politica».
 
Stubb: Nord Europa sbaglia ad essere egoista, arriverà anche il coronabonds
«Nell’Unione è il tempo della piena solidarietà perché è una crisi diversa dal 2008 e, per ripetere l’appello di Draghi, bisogna fare tutto quello il necessario». Lo afferma l’ex premier finlandese Alexander Stubb, intervistato da Marco Zatterin per La Stampa. Con quale ricetta? «Il cocktail di solidarietà a cui l’Europa sta lavorando. La Bce con il quantitative easing; la Bei con il sostegno delle piccole e medie imprese; la Commissione con i fondi di emergenza per l’occupazione; le potenzialità dei corona bonds e di ogni titolo che possa alleviare le sofferenze del sistema produttivo. E il Mes, ovviamente. La sostanza è che si deve generare il massimo sostegno keynesiano». Questa settimana si decisioni. Ma i presunti falchi e i presunti prodighi litigano. «E’ un atto di grande egoismo da parte dei paesi nordici quello di indicare solo misure di austerità e non tendere la mano. Per due ragioni. Una che siamo sulla stessa barca e se l’Italia entrasse in crisi, rischieremmo di cadere tutti. E’ la logica del mercato unico che non mi pare non compresa sino in fondo». E la seconda ragione? «C’è un problema di comunicazione. Se i cittadini non si sentono aiutati dall’Ue, cercheranno sostegno altrove. I leader devono fare il massimo. Anche se l’Europa si è già impegnata cento volte più della Cina, non tutti hanno percepito il nostro sforzo». Che s’attende dal vertice Ue? «Spero che il buon senso prevalga. Vedrete una doppia strategia di comunicazione. Dentro, tutti d’accordo sugli strumenti. Davanti alla stampa nazionale racconteranno una storia diversa». Le mosse avranno effetto? «Si, sarà così. I leader hanno capito la gravità della situazione. Che poco è poco e non servirà. Il momento impone grandi decisioni». Crede davvero che si faranno i coronabonds? «Non subito. Nel breve termine bisogna utilizzare il Mes. Nel lungo, verranno i coronabonds».
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