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Altro parere

Ora scendano in campo i banchieri

Redazione InPi¨ 07/04/2020

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
“Fino ad oggi la gestione dell’emergenza Coronavirus è stata sostanzialmente nelle mani di due categorie, i politici e gli scienziati. Da oggi, con l’approvazione dei primi decreti economici (molto discutibili), una terza forza è chiamata a scendere in campo ed è quella dei banchieri”. Lo scrive Alessandro Sallusti sul Giornale. “La tenuta del sistema Paese - sottolinea - passa ora dalle loro mani, nessuno dubita delle capacità, ma il salto di mentalità richiesto al sistema bancario è tale da fare tremare i polsi anche al più esperto e scafato amministratore delegato. La burocrazia bancaria, purtroppo sappiamo, in molti casi è una bestia non meno infida di quella statale. Non può più essere così. Le banche da oggi sono la nostra seconda Protezione Civile, devono soccorrere i feriti economici e rimuovere con cautela le macerie imprenditoriali con la stessa velocità e generosità che nelle catastrofi naturali dimostrano pompieri, medici e volontari. C’è un banchiere italiano, ai più sconosciuto, che dovrebbe essere preso come modello. Il suo nome è Amadeo Peter Giannini, emigrante italiano a San Francisco all’inizio del secolo scorso. Aveva una piccolissima banca che, a differenza delle altre, prestava soldi non solo ai benestanti ma soprattutto ai bisognosi. Quando, nel 1906, la sua città venne devastata dal terremoto e le grandi banche, spaventate, strinsero i cordoni del credito, lui mise su una baracca al porto e affisse un cartello: «Qui si prestano soldi come prima e più di prima». In pochi anni quella banca divenne la più grande al mondo, la Bank of America. La ricetta Giannini dimostra che le banche possono risollevare un Paese senza dovere fare beneficenza, ma facendo impresa. E di beneficenza non hanno bisogno le nostre aziende, le quali chiedono una sola cosa: fare presto. Anche perché se i sistemi bancari francesi e tedeschi corrono più veloci di noi, gli imprenditori francesi e tedeschi avranno grandi vantaggi nei confronti dei nostri nella ripartenza e la concorrenza diventerebbe sleale. Per favore, cari signori banchieri, ai danni provocati dal virus e dai pasticci del governo non aggiungiamo la beffa della burocrazia, o della furbizia, creditizia. Un Paese che nel momento del bisogno non può contare sulle sue banche è un Paese senza futuro. E una banca senza Paese è una banca morta”.
 
Davide Nitrosi, il Giorno
“Nelle industrie dei robot è ora di ripartire”. Il Giorno titola così l’editoriale firmato da Davide Nitrosi Protezione sanitaria, distanze rispettate, attenzione alla salute dei dipendenti con un filtro in ingresso di chi va a lavorare, spinta al digitale e alla robotizzazione, telelavoro dove possibile per evitare uffici o stabilimenti con troppe presenze. Di fronte all’emergenza del Coronavirus la risposta del mondo del lavoro deve essere complessa perché non potrà ridursi per troppo tempo alla chiusura ermetica di ampi settori e allo stop conseguente delle filiere. Chiudere e basta alla fine non salverà nessuno. Almeno non dalla povertà. Bisogna ragionare con criteri più affinati. Chiude chi non può garantire le misure necessarie per proteggere chi lavora. Chiude temporaneamente chi è in una zona rossa. Ma chi può, deve ripartire. Perché l’importante è proseguire le attività economiche di un Paese, attività che non arricchiscono una cricca di ricconi, ma che mandano avanti una nazione, garantiscono il benessere, la capacità di tenere in vita uno stato democratico e civile. E assicurano anche, con le tasse, le spese sanitarie. Quali criteri? Le aziende a bassa tecnologia non possono essere valutate allo stesso modo delle imprese robotizzate, dove gli operai agiscono su linee autonome e con strumenti di comando a distanza. Penso alle perle dell’automotive, alla meccatronica, alle multinazionali tascabili altamente tecnologiche. Altre imprese, come nel tessile o nella trasformazione, si stanno adeguando e hanno l’occasione per modificare i loro modelli gestionali e garantire i requisiti per operare in sicurezza anche in caso di epidemie. Ogni passo va fatto di concerto con parti sociali ed enti locali che devono garantire, ad esempio, trasporti pubblici sicuri. Serve in sostanza un grande sforzo di ingegneria gestionale applicata al sistema produttivo italiano, ai trasporti, alla salute sui posti di lavoro. Gli aiuti economici, pur se necessari, non basteranno nel tempo. Bisogna finalmente ragionare su come ripartire in sicurezza, anche prevedendo ispezioni e multe per chi non rispetta i criteri”.
 
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