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L'Europa inaridita

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 07/04/2020

In edicola In edicola Ernesto Galli Della Loggia
“Via via che si aggrava la crisi prodotta dalla pandemia di coronavirus, il collante che teneva insieme la costruzione europea viene meno”. Lo scrive Ernesto Galli Della Loggia che firma l’editoriale del Corriere della Sera intitolato ‘L’Europa inaridita’: “Certo, decretare oggi la fine dell’Unione non è nelle intenzioni di alcuna autorità responsabile, non da ultimo perché tale fine avrebbe un solo e immancabile risultato: quello di travolgerci tutti, Germania e Olanda comprese. Sotto l’urto dell’elemento tragico che avevamo pensato di avere allontanato per sempre dalla storia, perlomeno dalla «nostra» storia, e che invece è di nuovo presente con l’attuale epidemia, è tutto l’insieme di idee, di valori e d’interessi che fin qui hanno rappresentato il cemento della costruzione europea che si sta sfaldando. Ma non è vero che ciò dipende dal fatto che il collante di cui sopra sarebbe stato costituito soprattutto se non esclusivamente da motivazioni economiche, di cui l’euro avrebbe rappresentato l’apoteosi. Un’anima politica infatti l’Europa l’ha avuta e ha anche cercato in vari modi di coltivarla. È stato il cosmopolitismo. L’idea cioè del primato dell’universalità in tutte le sue possibili declinazioni. Proprio questa è la scommessa che l’Europa oggi sta perdendo: la scommessa che il cosmopolitismo potesse essere un collante adeguato a una costruzione che almeno nelle intenzioni si concepiva come un corpo politico sia pure in fieri. Il perché sta a mio giudizio nell’inaridimento delle due fonti che da sempre hanno alimentato in Europa la dimensione della politica e che non sono state sostituite da nulla: la religione cristiana e la cultura classica, per lungo tempo intrecciate in un unico, peculiare, percorso formativo. C’è bisogno di dire quanto oggi la fonte religiosa e quella della cultura classica appaiano inaridite, disertate dalle coscienze e perfino dalle conoscenze dei più? Da qui dunque la domanda se sia solo per un caso che proprio in coincidenza con tale abbandono si manifesti la drammatica impotenza politico-ideale della costruzione europea. Se sia solo per caso che oggi ci manchi qualsiasi pensiero forte, qualsiasi visione lungimirante, qualsiasi volontà generosa e grande”.
 
Mario Deaglio, La Stampa
Sulla Stampa Mario Deaglio parla della liquidità che lo Stato ha attivato per privati e aziende e invita a non considerarli una lotteria ma un mezzo per ripartire: “Siamo come sospesi tra la voglia di non mollare sulle misure contro il contagio, perché solo così ci sembra di poter sconfiggere il virus, e la voglia di ricominciare a lavorare e a ‘vivere’ perché solo tornando a lavorare e a vivere non saremo sconfitti su un piano ben più ampio di quello della salute. Da un lato – scrive - ci sono fabbriche che scalpitano per ripartire con più turni lavorativi per non perdere commesse (e, in sostanza, per avere un futuro); dall’altro ci sono persone la cui vita può dipendere dalla disponibilità di un tampone o un respiratore, altrimenti per loro un futuro non ci sarà. Siamo sospesi tra la necessità di garantire l’oggi e quella di non pregiudicare il domani; con un’Europa che deciderà nei prossimi giorni quanto e come aiutarci ma che certo non abbonda di simpatia nei nostri confronti. Non si tratta, quindi, di una lotta tra capitale e lavoro e anche per questo è difficile definire una strategia; i nostri schemi interpretativi tradizionali sono saltati, le norme amministrative si scoprono improvvisamente antiquate o difficilmente applicabili. Non si tratta di uno scontro con vincitori e vinti ma, piuttosto, della necessità di contemperare diversi tipi di interessi molto comprensibili e di farlo in tempi molto rapidi. È quindi ragionevole che si ricorra a esperimenti con forte carica innovativa e sarà indispensabile che l’accesso a crediti eccezionali sia dato non solo in maniera efficiente e trasparente - rimanendo, appunto, eccezionale – ma anche molto rapida. La “potenza di fuoco” di cui ha parlato ieri il presidente del Consiglio non va sciupata perché già dobbiamo chiedere prestiti per pagare le cartucce. E i molti che riceveranno questi finanziamenti non dovranno considerarli una vincita alla lotteria ma un aiuto a ripartire: se tutti vincono alla lotteria, il banco salta e il debito rapidamente aumentato ricadrebbe, come al solito, sui nostri figli e nipoti. Questa volta non deve essere così”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Anche la politica tenta la fase 2. Così Stefano Folli su Repubblica. “La cosiddetta ‘fase 2’ successiva all’emergenza sanitaria – scrive - sta cominciando. Anzi, è cominciata ieri sera con il «poderoso intervento da 400 miliardi» annunciato dal premier Conte. L’Italia attende liquidità, tanta liquidità. E poca burocrazia, se possibile niente del tutto in un Paese che ha il più alto indice di ostacoli burocratici nell’intero Occidente. Qui c’è un paradosso. Se il sistema fosse in grado di erogare in pochi attimi la liquidità necessaria alle imprese, azzerando per di più la burocrazia, noi non saremmo in cima a quella classifica; poiché invece lo siamo, vuol dire che le procedure rimangono per forza di cose farraginose. Può darsi che al riguardo la maggioranza di centrosinistra sia in grado di riservare qualche sorpresa. Sarebbe un evento clamoroso, quasi rivoluzionario. Una coalizione Pd-M5S-LeU che si è segnalata fino a ieri soprattutto per il piccolo cabotaggio, al limite dell’ordinaria amministrazione, si rivelerebbe diversa, temprata dalla lotta al Covid. Equivarrebbe alla nascita di una classe dirigente. Ecco perché è meglio mantenere una certa prudenza. Stavolta però tutto si gioca sui due punti appena richiamati: tanta liquidità e poca burocrazia. È qui che il governo Conte sarà giudicato: sulla congruità degli interventi, certo, ma soprattutto sulla loro tempestività, sulla capacità di fornire al mondo del lavoro e dell’impresa ciò di cui ha necessità. La “fase 2” è anche la solidarietà dell’Europa, ammesso che il termine abbia ancora valore nei giorni in cui la fiducia nell’Unione è a livelli molto bassi. Conte dice ‘no’ al fondo salva-Stati e ‘sì’ ai bond europei da usare contro la crisi sanitaria. È una posizione forte da verificare al tavolo europeo. Anche qui, la maggioranza di centrosinistra ha l’occasione di cogliere un successo: a patto che nessuno in Europa voglia giocare con carte truccate. Gli effetti sulla scena nazionale delle novità non sono subito verificabili”.
 
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