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Illusioni e realtÓ

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 03/04/2020

In edicola In edicola Paolo Mieli, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Paolo Mieli firma un editoriale che mira a fare ordine tra le illusioni e la realtà. “In mezzo a notizie, scelte tra le migliaia che da oltre un mese ci raggiungono giorno dopo giorno - scrive - colpiscono in modo particolare quella del decesso dell’uomo ricoverato in stato di detenzione e quella della seconda quarantena di Hong Kong. La prima perché è la spia di un problema irrisolto per eccesso di rigidità ideologica. Le prigioni italiane sono stipate di detenuti che sarebbe prudente fare uscire in un numero consistente lasciando in cella quelli pericolosi. È evidente già da qualche tempo che sarebbe forse opportuno alleggerire il nostro sistema carcerario prima di essere costretti a farlo nella concitazione e nel caos di un’emergenza. La quarantena di ritorno imposta a Hong Kong dovrebbe indurci a riflettere sui rischi connessi al ritorno alla normalità. Ormai è chiaro che il virus non verrà sconfitto in tempi rapidi. Che con il Covid-19 dovremo trovare una forma di convivenza e che questa convivenza richiederà un rallentamento delle nostre attività assieme al mantenimento di molte precauzioni. L’idea che di qui all’estate tutto tornerà più o meno come prima può servire a non farci perdere una dose di ottimismo, ma è ad ogni evidenza irrealistica. È dunque utile progettare fin d’ora e dettagliatamente quel che dovremo fare quando usciremo dall’emergenza, ma è ingannevole prospettare che sia sufficiente volerci tirar fuori dall’attuale stato di cose per poterlo fare. Come se poi il non riuscirci fosse riconducibile alla pigrizia di governanti opportunisti, indecisi o eccessivamente prudenti. Riaprire per essere poi costretti, dopo qualche settimana o mese, a richiudere, oltreché dannoso, darebbe l’immagine di una classe dirigente inaffidabile. Anche nella sua componente scientifica”.
 
Michele Ainis, la Repubblica
“Dove c’è potere dev’esserci responsabilità, recita l’aurea massima delle democrazie. In Italia, viceversa, agiscono mille potentati, senza che nessuno renda mai conto dei fatti o dei misfatti. Colpa d’un sistema che non distribuisce in modo chiaro né i poteri né i doveri, sicché le colpe ricadono perennemente sulle spalle altrui”. Lo scrive Michele Ainis su Repubblica in un editoriale in cui attacca "i mille potentati italiani". “Da qui – aggiunge - lo scaricabarile sugli approvvigionamenti (ventilatori, tute, mascherine) fra la Protezione civile e l’universo mondo. Da qui il tira e molla delle competenze fra Stato, Regioni, Comuni. Due malattie infettive che ci accompagnano da quando è esplosa l’infezione da coronavirus. Anzi da prima, ma adesso i loro effetti sono ben più perniciosi. Ultimo (o forse ormai penultimo) episodio della serie: il documento di sette sindaci lombardi contro il governatore Fontana, che a sua volta si è distinto per le sue polemiche contro il ministro Boccia. Tutti contro tutti, insomma, alla faccia dell’unità declamata in tempi d’emergenza. Ma qual è il limite, dov’è il confine? Impossibile capirlo, mentre ogni autorità costituita inonda gli italiani con i propri editti, ordini, proclami. Negli ultimi due mesi si contano 151 provvedimenti normativi statali, non si contano più quelli degli enti locali. Tutti in nome dell’emergenza, che a sua volta sollecita decisioni rapide, cogenti. L’eccesso di norme rallenta tuttavia ogni decisione, la rende incerta, quindi meno vincolante. Mentre l’intreccio delle competenze fa disperare i suoi stessi attori, che ne traggono pertanto una lezione. I guai cominciano quando si disegna un sistema d’attribuzioni sovrapposte, e perciò confuse. Quando ogni atto dev’essere circondato da pareri, intese, controfirme. Quando si santifica la potestà legislativa concorrente, dunque di tutti e di nessuno, come paradigma del riparto fra Stato e Regioni. Quando s’introducono materie trasversali, come accadde nel 2001 con la riforma del Titolo V. È invece l’opposto che bisogna fare. Ma per andare avanti, basta tornare indietro. Rispolverando il modello uscito, nel 1947, dalla penna dei costituenti: un regionalismo separatista (anziché cooperativo, come lo chiamano i giuristi), con una rigida demarcazione dei poteri statali e regionali. È il modello liberale, ed è anche l’unico che non degenera in pasticci”.
 
Carlo Cottarelli, La Stampa
“Siamo purtroppo ancora nel mezzo dell’emergenza sanitaria. I progressi ci sono, ma sono lenti e ci vorrà ancora del tempo perché le restrizioni alla attività produttiva siano rimosse. Ma dovremo fare in modo di essere pronti a tornare al lavoro non appena sarà possibile. Perché questo avvenga occorre evitare che le imprese non possano riaprire per mancanza di liquidità, cioè di soldi in cassa”. Lo scrive Carlo Cottarelli sulla Stampa ricordando quanto siano indispensabile in questa fase le garanzie statali. "Il ruolo del credito bancario è perciò fondamentale. Le banche, in questa situazione, erogheranno però sufficiente credito solo se si sentono protette dal rischio di un’impennata dei crediti deteriorati. Ma se le banche non erogano credito, la recessione diventa ancora più pesante e la probabilità di un aumento dei crediti deteriorati aumenta ulteriormente. Si entra in un circolo vizioso. Come uscirne? Il ruolo delle garanzie statali è, in proposito, cruciale. I principali Paesi avanzati stanno alzando scudi protettivi molto alti per consentire il mantenimento delle linee di credito alle imprese. Il decreto Cura Italia si è focalizzato sulle garanzie fornite alle piccole e medie imprese. Non è chiaro quale sia l’importo dei prestiti che sarebbe coperto da questi stanziamenti (importo confrontabile con le cifre sopra riportate per gli altri Paesi). Ma a parere di quasi tutti gli osservatori si tratta di importi troppo limitati. Il governo ha riconosciuto l’inadeguatezza di questi primi interventi e recentemente il ministro Gualtieri ha indicato la volontà di fornire stanziamenti che consentano coperture di prestiti fino a 500 miliardi, tra il 25 e il 30 per cento del Pil. È necessario procedere rapidamente in questa direzione per due motivi. Primo, anche se i limiti di indebitamento dello Stato non sono infiniti, gli interventi della Bce hanno molto ridotto i rischi che problemi di finanziamento emergano fino alla fine di quest’anno e probabilmente anche oltre. Il secondo motivo per cui è necessario fornire adeguati stanziamenti per fornire garanzie alle imprese è che il loro effetto “moltiplicatore”, in questa situazione di estrema incertezza, è probabilmente elevato”.
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