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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 02/04/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Di Michele (Inps): Milioni di clic poi gli hacker. Ora i soldi in 15 giorni
L’enorme traffico in pochissimo tempo e poi l’attacco hacker. Intervistata da Enrico Marro per il Corriere della Sera, il direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele prova a giustificare la debacle dell’Istituto di previdenza e assicura che i soldi arriveranno in 15 giorni. Dottoressa, il sito dell’Inps è andato in tilt. «Sì, ma adesso è facile sparare sulla Croce rossa». In che senso? «Nel senso che tutti contano su Inps al momento del bisogno, e in questo caso è un bisogno a dir poco impressionante. C’è stato anche un attacco hacker, che è partito verso le 11 di questa mattina». Il sito era già bloccato. «C’erano problemi, è vero. Le domande per l’indennizzo da 600 euro viaggiavano a rilento, ma prima dell’attacco hacker ne avevamo raccolte già circa 350 mila. Poi siamo stati costretti a bloccare tutto. Le autorità competenti stanno indagando. Negli ultimi giorni abbiamo subito diversi attacchi informatici: è come se da diversi punti del pianeta partissero contemporaneamente milioni di domande». Ma chi avrebbe interesse a fare una cosa del genere? «Non ne ho idea, stanno indagando le autorità competenti, noi abbiamo regolarmente sporto denuncia». In ogni caso il sistema non sto significa che non possiamo fare tutti i necessari investimenti sulla infrastruttura informatica. Ora, in questa emergenza, stiamo cercando di sollecitare un emendamento al decreto Cura Italia per riavere la disponibilità di almeno questi 250 milioni e intanto proprio oggi abbiamo deliberato l’assunzione di 165 ingegneri informatici, ma prima dovremo fare i concorsi». Quando arriveranno i 600 euro sul conto corrente? «Velocizzeremo al massimo l’iter. Non aspetteremo di ricevere tutte le domande prima di procedere alla liquidazione, ma partiremo prima». I soldi prima di Pasqua? «Noi ce la metteremo tutta, mami pare difficile. Coni tempi di bancabilità penso serviranno una quindicina di giorni».
 
Casaleggio: Sì al monitoraggio, chi darà il consenso gestirà i propri dati
Per uscire dall’emergenza servirà un sistema di monitoraggio in cui chi darà il consenso gestirà i propri dati. Lo afferma Davide Casaleggio intervistato da Emanuele Buzzi per il Corriere della Sera. Davide Casaleggio, come usciremo da questa emergenza? Teme durerà molto? «La durata dell’emergenza dipenderà dalla scienza. Si parla di un vaccino distribuibile al più presto a inizio 2021. Nel frattempo dovremo trovare il modo di conviverci nella consapevolezza che, superata l’emergenza, avremo in ogni caso un mondo diverso. Se oggi ci chiediamo se c’è una buona ragione per fare le cose online, domani ci chiederemo se ci sia una buona ragione per farle in presenza». Cosa pensa delle app per monitorare le persone e il contagio? «La tutela del singolo si contrappone quasi sempre con la tutela della comunità. Occorre, quindi, che il singolo esprima un consenso e soprattutto possa accedere e cancellare i propri i dati in qualunque momento. Con la riapertura potrebbe essere un utile strumento per ricordarsi chi si è incontrato, in caso di contagio. Oggi gli operatori telefonici hanno già questi dati e registrano i nostri movimenti degli ultimi due anni, ma possono utilizzarli solo le forze di polizia». In questa fase l’Europa sta facendo abbastanza? «Oggi alcuni Paesi europei mi ricordano Shylock del Mercante di Venezia di Shakespeare, che a furia di pretendere la sua libbra di carne perse i suoi crediti. Se non si capisce che in tempi di emergenza sono necessarie misure straordinarie di sostegno e rilancio dell’economia penso che la storia possa finire allo stesso modo». Il governo italiano si è mosso in ritardo? «È inutile criticare con il senno di poi azioni fatte in condizioni di forte incertezza. Ci si dimentica che un mese fa in molti dicevano di “riaprire tutto”. Oggi è necessario pensare a come affrontare assieme questa crisi. Paesi come Regno Unito e Usa hanno già destinato dal 10 al 15% del Pil per affrontare la crisi ed il rilancio economico. Oggi dobbiamo definire come ottenere o creare questa liquidità anche noi e definire che mondo vogliamo ridisegnare con questi soldi. Rapportato al Pil Italiano stiamo parlando tra i 200-300 miliardi di euro».
 
Orlando: Dopo la crisi la sanità torni in mano al governo
«Dopo la crisi bisognerà iniziare a ragionare, traendo una lezione da quanto successo e pensare se sia il caso di far tornare in capo allo Stato alcune competenze come la sanità». Lo afferma il numero due del Pd, Andrea Orlando, intervistato da Carlo Bertini per La Stampa. Difficile che i governatori eletti dal popolo siano d’accordo, non crede? «Non penso sia una discussione che si debba fare con i governatori, che appaia come frutto di una pagella alle regioni, ma un discorso di sistema da fare con calma dopo». E oltre a questo, che lezione trarre dal fatto che mancasse un piano di emergenza all’altezza? Mascherine, respiratori, reparti, tutto approntato in fretta e furia senza un piano già predisposto: un errore o no? «Beh, non so quanto fosse prevedibile un evento del genere. In ogni caso, la prima considerazione è quella che abbiamo sottovalutato l’importanza del sistema sanitario nazionale. Se non avessimo avuto un sistema universalistico, avremmo visto scene come in altri Paesi di persone escluse dalle cure, per scelta politica. Dobbiamo rivedere semmai qualche concessione eccessiva al privato. Si è pensato che il privato potesse surrogare alcuni pezzi del sistema e invece la distribuzione dei pesi ha ridotto la presenza territoriale e ha creato una suddivisione dei ruoli. In cui il privato si è preso i pezzi più remuneranti, lasciando sulle spalle del pubblico le rianimazioni. La seconda è quella dei 20 sistemi sanitari che creano disuguaglianze». Il flop del sito Inps ha mandato nel pallone milioni di autonomi. C’è stata una sottovalutazione nel preparare in tempo questa misura? «Ho questa impressione. Si è detto, colpa di hacker, e su questo abbiamo chiesto che il Copasir faccia chiarezza, è inquietante uno scenario di terrorismo informatico in un momento come questo. Ma se oggi Inps pensa di procedere per scaglioni, chiediamoci perché non ci abbia pensato prima».
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