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Altro parere

Non facciamo passare i medici da eroi a parte del problema

Redazione InPiù 24/03/2020

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, il Foglio
I medici contagiati da eroi rischiano di diventare la parte di un problema. Ne parla il direttore del Foglio, Claudio Cerasa: “Tra i molti numeri che ci vengono offerti quotidianamente per provare a capire in che modo il coronavirus sta cambiando le nostre vite – e soprattutto quelle dei nostri medici – ce ne sono due che forse più di altri meriterebbero di essere urgentemente evidenziati. Il primo numero è 7.900. Il secondo numero è 4.824. Il primo numero, che è un numero da orgoglio, si riferisce alla quantità di medici volontari che ha risposto all’appello lanciato la scorsa settimana dal governo per rafforzare la task force della Protezione civile: i posti disponibili erano 300, i volontari che si sono candidati sono stati 7.600 in più. Il secondo numero, che è un numero da spavento, si riferisce invece al numero di operatori sanitari che, alla data del 23 marzo, sono risultati contagiati dal coronavirus. Si tratta, per quello che valgono i paragoni con i numeri offerti da una dittatura, di un numero doppio rispetto ai contagi degli stessi operatori registrati in Cina. E si tratta del 10 per cento dei contagi totali registrati nel nostro paese, per un totale di diciannove medici deceduti a causa del Covid-19. E allora la domanda sulla quale occorrerebbe riflettere, con distacco e serietà, è: che cosa è andato storto? E cosa si potrebbe fare per evitare che gli errori commessi su questo fronte possano contribuire a rendere più lenta, per l’Italia, l’uscita dalla sua quarantena? Che fare? Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il personale sanitario sa che di fronte a una malattia infettiva le cure a domicilio, per i pazienti con sintomi leggeri, e le cliniche mobili, dotate di tutti i macchinari del caso, potrebbero essere delle valide alternative per allentare la pressione sugli ospedali. E per proteggere i medici, con i fatti e non solo con le chiacchiere, andrebbe incoraggiato l’isolamento dai familiari del personale sanitario, andrebbe tamponato tutto il personale (lo si fa con le squadre di calcio, lo si può fare anche con i medici), andrebbero creati ospedali dedicati unicamente al Covid-19, andrebbe mandato a casa tutto il personale non direttamente coinvolto nella lotta al virus, isolandolo e mettendolo nelle condizioni di sostituire al momento giusto il personale ammalato. Per arrivare a una simile svolta culturale e filosofica occorrerebbe però prendere coscienza di un problema di cui oggi sembra non esserci sufficiente coscienza: iniziare a trattare i medici non come dei semplici eroi che cadono fatalmente in guerra ma come degli eroi che senza essere protetti possono diventare parte di un problema”.
 
Tommaso Di Francesco, il Manifesto
L’editoriale del Manifesto, firmato da Tommaso Di Francesco punta l’attenzione sull’”alleanza non atlantica”. Un gioco di parole per criticare lo scarso aiuto ricevuto finora dagli Usa e degli altri alleati Nato. "Ieri il governo italiano, per iniziativa del ministro della difesa Guerini, di fronte all’imperversare del Coronavirus ha invocato il soccorso del Pentagono. Il non-detto di questa iniziativa sono due: il primo è che il decreto del governo per contrastare il contagio da Coronavirus non ferma le fabbriche di armi (F35 compresi); il secondo è la preoccupazione - un retropensiero sia dei governati ai domiciliari per il nostro bene, ma anche dei governanti - che sia evidente come gli aiuti veri arrivino da tutte le parti, anche dai «nemici», tranne che dagli alleati storici; così si chiamano in causa, in modo pressante e all’ultimo momento Stati uniti e Alleanza atlantica, che alleanza proprio non è ma sudditanza. Perché sotto gli occhi di tutti dopo i medici e gli infermieri cinesi da Wuhan con un carico ingente di respiratori e mascherine, ieri mattina sono arrivati 9 giganteschi Yliuscin russi carichi di laboratori mobili, con 100 medici militari; e, come se non bastasse sono già operativi a Cremona i 52 medici cubani arrivati domenica. Passi per l’intervento «riparatore» di Xi Jinping che invia medici coinvolti nell’epicentro che è stato Wuhan, passi per il soccorso peloso, ma ingente, della Russia di Putin che gioca così anche una carta propagandistica, la vera sorpresa sta nell’aiuto di Cuba, un Paese sotto embargo Usa, che spiazza ogni ragionamento strategico-diplomatico. C osì partono con battimani dall’aeroporto de L’Avana, e sono ricevuti con applausi a Milano con tanto di bandiera cubana, e dichiarano che per loro è «naturale», l’insegnamento che hanno ricevuto è quello «umanitario», per una patria che considerano il «mondo intero bisognoso», come hanno dimostrato per decenni, più soli che mai, nell’Africa devastata da tante epidemie. Dagli Usa invece molti tweet solidali e tricolori, ma in concreto assai poco, un piccolo ospedale da campo per 10 posti pronto ad Aviano - da dove però è partito il volo militare che ha portato negli Usa 500mila kit diagnostici del coronavirus prodotti in Italia - e un’altra piccola struttura sanitaria allestita a Cremona da una Ong cristiano evangelica. Quel che non si vede proprio è invece l’aiuto massiccio e sostanzioso dell’alleato Trump”.
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