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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 20/03/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Gualtieri: dalla Bce un intervento poderoso
«La Bce ha varato un intervento poderoso, che porta a 1.120 miliardi le risorse disponibili, e chiarisce in modo inequivoco che il programma di acquisto titoli sarà gestito in modo flessibile nel tempo e tra i Paesi, e ove necessario potrà essere ulteriormente incrementato». Lo afferma il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, intervistato sul Corriere della Sera da Enrico Marro. «In questo modo – prosegue Gualtieri - non solo si è assicurato il corretto funzionamento dei mercati finanziari, ma si è mandato un messaggio molto chiaro: chiunque minacci la frammentazione dell’Europa, sa che la Bce è determinata a proteggerne l’unità. E tuttavia dobbiamo sapere che la politica monetaria da sola non basta». Cos’altro serve? «Adesso dobbiamo avere il coraggio di mettere in campo una politica di bilancio comune e coordinata, capace di sostenere lo sforzo dei nostri sistemi sanitari, di affrontare adeguatamente l’impatto economico della crisi e di gettare le basi per un rilancio della crescita e del nostro modello sociale mobilitando le risorse necessarie. Sapendo che siano di fronte a uno shock simmetrico, che riguarda tutti, e che quindi occorre usare gli strumenti di cui disponiamo in modo innovativo, per esempio prevedendo l’emissione di titoli europei utilizzabili da ciascun Paese alle medesime condizioni, che devono riguardare il contrasto al coronavirus e alle sue conseguenze economiche». Le imprese lamentano che la sospensione delle imposte e dei contributi è solo momentanea e vorrebbero che i versamenti di questi mesi fossero cancellati anziché rinviati. Si può fare? «Abbiamo innanzitutto rinviato i pagamenti di marzo per cittadini e imprese fino a 2 milioni di fatturato e per le imprese dei settori più colpiti. Ad aprile potremo calibrare meglio gli interventi anche di ristoro, in favore di chi ha subito cali di fatturato o fermo delle attività».
 
Papa Francesco: sarà un altro dopoguerra
«Da questa situazione potremo uscire solo insieme, come umanità intera». Perciò bisogna «guardare l’altro con spirito di solidarietà» e comportarsi di conseguenza. Lo afferma papa Francesco che in un’intervista a Domenico Agasso Jr della Stampa, infonde anche speranza nella «luce» che dopo la pandemia di Coronavirus arriverà e illuminerà l’oscurità «entrata in tutte le case», sotto forma di dolore e preoccupazioni. Dopo questo tempo sospeso sarà «un po’ come un dopoguerra», avverte il Pontefice. Santità, scome va vissuta questa Pasqua in mezzo alla pandemia? «Con penitenza, compassione e speranza. E umiltà, perché tante volte ci dimentichiamo che nella vita ci sono le ‘zone oscure’, i momenti bui. Pensiamo che possano capitare solo a qualcun altro. Invece questo tempo è oscuro per tutti, nessuno escluso». I non credenti dove possono trovare conforto e incoraggiamento? «Non voglio distinguere tra credenti e non credenti. Siamo tutti umani e come uomini siamo tutti sulla stessa barca. E nessuna cosa umana deve essere aliena per un cristiano. Qui si piange perché si soffre. Tutti. Ci sono in comune l’umanità e la sofferenza. Ci aiutano la sinergia, la collaborazione reciproca, il senso di responsabilità e lo spirito di sacrificio che si genera in tanti posti. Non dobbiamo fare differenza tra credenti e non credenti, andiamo alla radice: l’umanità».  Da che cosa bisognerà ripartire come esseri umani? «Dovremo guardare ancora di più alle radici: i nonni, gli anziani. Costruire una vera fratellanza tra noi. Fare memoria di questa difficile esperienza vissuta tutti insieme. E andare avanti con speranza, che mai delude. Queste saranno le parole chiave per ricominciare: radici, memoria, fratellanza e speranza».
 
Galli: il fronte è Milano
«Da svariati giorni sostengo che la battaglia è la Lombardia. Sono fortissimamente preoccupato per quello che succederà. Se è vero che le norme di distanziamento sociale ci hanno favorito dandoci la possibilità di contenere una ulteriore diffusione dell’infezione, è vero anche che a Milano c’è troppa gente in giro». Lo afferma Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive alla Statale di Milano e primario al Sacco, intervistato su Repubblica da Michele Bocci. Ma non si dovrebbe osservare qualche risultato delle misure decise giovedì della scorsa settimana? «I risultati li vedremo quando finalmente si diraderà il grande numero di infezioni che evidentemente sono avvenute prima che fossero adottate quelle regole. Stiamo ancora vedendo chi si è ammalato nel periodo precedente. E’ difficile rendersi conto di come si muove questa malattia visto che facciamo i tamponi solo a chi è fortemente sintomatico». Vorrebbe una maggiore estensione dei test? «Forse sarebbe il caso di aprire spazi al di fuori dei pronto soccorso, ci vogliono risposte diagnostiche decentrate. Non penso che vadano fatti tamponi a tappeto ma certo qualcuno in più servirebbe. A chi non è un contatto certo di un caso non si fa nulla. La gente viene lasciata a domicilio e non vorrei arrivare ad avere morti in casa misconosciuti. Alle persone bisogna stare vicino». Questo non sta avvenendo in Lombardia? «Abbiamo messo tantissima gente a casa. In questo modo abbiamo chiuso nei loro appartamenti i non infetti ma anche gli infetti che non sanno di esserlo, magari senza o con pochi sintomi. Così questi ultimi contagiano i familiari, e l’epidemia non diminuisce. Ricordiamoci che in Cina ha colpito in gran parte nei contesti familiari». Le misure restrittive vanno cambiate? «Le misure mostrano un po’ la corda. Vanno rinforzate perché c’è davvero troppa gente in giro».
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