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Altro parere

Subito zone rosse in Lombardia

Redazione InPi¨ 20/03/2020

Altro parere Altro parere Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Il direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla, chiede di istituire subito delle zone rosse in Lombardia per fronteggiare l'epidemia di coronavirus. “Davvero non è il momento per le polemiche. Le forze politiche si possono diversificare per le proposte, ma alla fine debbono marciare tutte nella stessa direzione. Ci permettiamo dunque di fare un appello al governatore della Lombardia, Attilio Fontana. Lo abbiamo difeso sulla questione dell'ospedale alla ex Fiera di Milano ma davvero non lo capiamo quando continua a chiedere al governo misure più restrittive. In Emilia, nelle Marche e in Puglia i governatori (tutti di centrosinistra, fra l'altro) le misure più restrittive le hanno prese di loro iniziativa, senza aspettare il governo, che peraltro non li ha sconfessati. Fontana faccia lo stesso. Perché non dichiara Bergamo e Brescia zone rosse? Che cosa aspetta ancora? E’ una misura che può prendere da solo, come ha fatto Bonaccini mettendo i posti di blocco dove occorrevano. Ieri Fontana ha chiesto l’esercito al ministero dell’Interno e si è di nuovo appellato al governo. Ma dichiari subito - lui – le zone rosse, altrimenti viene il sospetto che non si voglia assumere in proprio la responsabilità”.
 
Paola Peduzzi, Il Foglio
La pandemia di Covid-19 rappresenta la fine del sogno sovranista com’è stato concepito fino a ora perché quando di mezzo c’è la salute, la meno ideologica delle faccende umane, certe improvvisazioni non si dimenticano. Lo scrive sul Foglio Paola Peduzzi ipotizzando che il ripristino dell’ordine liberale, “ammaccato da questi ultimi anni di martellate populiste”, possa cominciare proprio “dalla necessità vitale di quel multilateralismo organizzato che pareva destinato a esaurirsi. Senza troppe illusioni, ché i processi di apprendimento a volte sono lenti. Trump, ad esempio, si muove ancora in modo autonomo e non concertato, in linea con le sue scelte passate, soprattutto nei confronti dell’Europa. L’unica differenza è che oggi sfiducia e disprezzo verso alleati storici rischiano di essere molto pericolosi proprio nella difesa del proprio interesse nazionale. L’ordine liberale si fonda proprio su questa base: difendendo l’interesse collettivo, difendi anche l’interesse nazionale. Il sovranismo del «first» ha creato una gerarchia tra interessi, considerando dannoso tutto quello che è sovranazionale, e molti oggi sostengono che questi confini che riemergono, i muri che tutti corriamo a costruire perché la distanza è sopravvivenza, siano il compimento dei vari progetti nazionalisti, l’isolamento che diventa isolazionismo. In realtà di isolante in questa situazione c’è solo la necessità del non contatto, ma tutto il resto, che lo si prenda dal lato economico o da quello sanitario, parla di solidarietà e di vicinanza, un multilateralismo che parte dal tinello di casa. Forse il risveglio liberale inizia così, mentre anche gli illiberali scoprono la potenza della libertà, foss’anche quella di una passeggiatina”.
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