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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 28/02/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Boccia: ci stiamo isolando dal mondo
«Come faccio a spiegare ai colleghi tedeschi che non corrono rischi a venire da noi e che gli italiani devono poter viaggiare in tutto il mondo se poi alcune regioni nel Paese chiudono ai lombardi? Anziché debellare il virus, rischiamo di debellarci da soli». Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervistato sul Corriere della Sera da Federico Fubini, è preoccupato dall’irrazionalità delle risposte date dalla politica all’emergenza coronavirus. E’ per questo che avete fatto un comunicato congiunto di tutte le associazioni di imprese e dei grandi sindacati? «Ci siamo uniti tutti, come rare volte in passato, perché la situazione è delicata. Senza polemica ma con molta forza, chiediamo a tutti di lavorare insieme. Con lucidità. Questo è il momento di compattarsi nell’interesse generale e di denunciare i mali del Paese». Quali sono, secondo lei? «Il non saper fare sistema, non valutare gli effetti collaterali per l’economia e la società di alcune scelte che facciamo e i danni che subisce l’immagine dell’Italia nel mondo. L’export e il turismo hanno pesanti contraccolpi. Lo sa che l’altro giorno un nostro presidente di categoria ha avuto difficoltà ad arrivare in un hotel in Germania? Per non parlare di certi concorrenti del nostro agroalimentare che, strumentalmente, dicono che non vanno comprati i nostri prodotti perché toccati da italiani». La crescita viene prima della salute? «Assolutamente no, al contrario. Ma quel che serve è applicare le linee guida dell’Oms sui test e le precauzioni. Non fare da soli, arbitrariamente. La cosa più semplice per non correre rischi è sempre chiudere tutto, ma questo non significa dare sicurezza: è un deresponsabilizzarsi. Abbiamo chiuso Milano, il centro nevralgico del Paese. Spostato le fiere, compromettendo gli ordini delle imprese. Per non parlare del turismo». Misure eccessive? «Evidentemente sono stati sottovalutati gli effetti di certe reazioni. Nel Paese e all’estero si è data la percezione di una situazione molto più grave di quanto non sia».
 
Lenarcic: l’Italia ha chiesto aiuto alla Ue
Ieri pomeriggio l’Italia ha attivato il Meccanismo europeo di protezione civile per farsi inviare aiuti dagli altri governi dell’Unione nella lotta all’epidemia di Coronavirus: al momento Roma ha chiesto ai partner mascherine protettive. Lo rende noto il commissario europeo alla Gestione delle crisi, Janez Lenarcic, intervistato da Alberto D’Argenio di Repubblica. Cosa sta facendo la Commissione Ue per sostenere l’Italia nella lotta al Coronavirus? «L’Italia fa parte della famiglia europea e faremo di tutto per aiutare. Innanzitutto ci stiamo assicurando che i nostri Paesi siano preparati e per questo stiamo facilitando lo scambio di informazioni in tempo reale tra le capitali. Inoltre la nostra Agenzia per la Salute (Ecdc) è già stata a Roma insieme alla mia collega alla Salute, Stella Kyriakides: stiamo valutando come aiutare le autorità a rinforzare la loro capacità di risposta». A cosa pensate? «L’Italia si è appena rivolta al Meccanismo di protezione civile Ue chiedendo mascherine protettive. Abbiamo immediatamente mandato questa richiesta a tutti i partner europei e ora aspettiamo risposte per inviare il materiale nel vostro Paese appena possibile. Su richiesta delle autorità nazionali, con il Meccanismo possiamo anche facilitare il dispiegamento sul territorio degli Emergency Medical Corps, squadre composte da medici e laboratori. Possiamo inoltre fornire sostegno logistico e finanziario per il trasporto di equipaggiamento medico tra i diversi partner Ue». Come giudica le misure prese dalle autorità italiane per evitare una ulteriore diffusione del virus? «Le autorità italiane sono state proattive e trasparenti sin dall’inizio della crisi. Questo è esattamente il tipo di approccio che ognuno dovrebbe avere. Aiuta ad organizzare i servizi pubblici e soprattutto a tracciare i casi di contagio e a limitare le aree colpite».
 
Borrelli: sorprendono così tante guarigioni
Le tante e veloci guarigioni dal coronavirus sono un’inattesa notizia positiva. Lo afferma il Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, intervistato sul Quotidiano Nazionale da Alessandro Farruggia. Voi dite che è giusto avere preoccupazione ma non paura. Però i casi continuano a crescere, e così i morti. «I casi continuano a crescere, però la notizia più rilevante di oggi è che ci sono 40 guariti in Lombardia e 2 in Sicilia, che si aggiungono ai 3 del Lazio. E’ una sorpresa, inaspettata anche per me. Temevo ci volesse più tempo. Sta di fatto che questo è un dato importante, che dà speranza e va unita alla constatazione che sembra esserci un limitato incremento di casi nella zona rossa». Significa che siamo vicini al picco? «Non ho la palla di vetro. Mi auguro che il picco sia vicino. Ma sono prudente, e allora dico che è presumibile che nei prossimi giorni i casi possano aumentare». Un altro dei fatti rilevanti di oggi è la crescita del numero di casi in Emilia Romagna: ben cinquanta in più rispetto al giorno precedente. Come mai? «Sono legati al cluster principale del Lodigiano, in buona parte sono nelle province di Piacenza e di Parma. Non c’è un focolaio nella regione». Il focolaio è quindi fondamentalmente uno, quello lombardo, al quale è collegato quello veneto? «E’ quanto mi dicono i tecnici. Ed è un dato molto positivo perché il controllo è più facile». Quando si potranno ridurre le misure precauzionali? «Le misure sono e restano in atto fino alla scadenza, dopodiché ci sarà una valutazione tecnico scientifica. Non le terremo un giorno in più se non servono, ma nemmeno le elimineremo se ravviseremo che sono ancora utili. Credo che andremo progressivamente verso una normalizzazione anche se penso che in Italia e nel mondo si dovrà convivere con questa malattia per un periodo non breve».
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