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Altro parere

L'amaro prezzo della chiusura

Redazione InPi¨ 28/02/2020

Altro parere Altro parere Maurizio Ambrosini, Avvenire
Partendo da una vicenda personale (il fatto di non essere potuto partire per l’Iraq a causa del blocco imposto dal governo iracheno agli arrivi dall’Italia) Maurizio Ambrosini su Avvenire riflette su quanto gli allarmi scomposti sul coronavirus abbiano suscitato reazioni altrettanto scomposte. “Ora non soltanto l’Italia e i prodotti italiani vengono catalogati assurdamente come pericolosi, ma sono gli italiani a vedersi respinti in porti e aeroporti, o impediti di entrare in Paesi normalmente accoglienti nei loro confronti. Il caso dell’Iraq è eloquente: si registrano focolai di colera e di epatite nei campi profughi, per tacere della scabbia, ma anche laggiù è il coronavirus a scatenare la paura, provocando misure drastiche di chiusura dei confini. Al di là dei suoi contorni grotteschi, questa crescente ondata di paura transnazionale sollecita alcune riflessioni di più ampia portata. La prima riguarda il principio di reciprocità: non si può pensare di chiudere i confini unilateralmente, senza immaginare che ad altri possa venire in mente di attuare la stessa misura nei nostri confronti. Non solo: molti italiani all’estero denunciano il sempre più visibile isolamento che subiscono negli spazi pubblici, dove la gente si allontana da loro quando li sente parlare. Un fenomeno che ben conoscono cinesi e altri immigrati nel nostro Paese. La seconda riflessione riguarda uno dei più consolidati luoghi comuni di questi tempi di sovranismo: l’idea che l’apertura verso l’esterno sia pericolosa e foriera di costi per la massa dei cittadini, mentre la chiusura sarebbe allo stesso tempo rassicurante e vantaggiosa. Non è così: non lo è per il problema della reciprocità già richiamato, e per i gravi costi interni che derivano dalla chiusura dei confini e dei luoghi dello scambio sociale. Non so dire se le misure assunte dal governo siano adeguate, eccessive o insufficienti. Vedo però che la logica precauzionale della chiusura, di cui il nostro Paese è stato antesignano, si sta ritorcendo contro di noi: sta provocando gravi problemi a chi vuole partire, a chi vuole arrivare, a chi lavora nel sistema ricettivo, a chi desidera vivere le nostre città”.
 
Gabriele Canè, Quotidiano Nazionale
Sul Quotidiano Nazionale Gabriele Canè accusa apertamente le istituzioni di aver fornito numeri sbagliati sul coronavirus. “Gestire una vicenda come quella del Coronavirus non era e non sarà facile. Tante cose hanno funzionato e funzionano come si deve. La comunicazione ufficiale, no. Perché scopriamo ora dagli stessi scienziati che da giorni si stanno diffondendo numeri che sommano i malati veri con i positivi al tampone, gente che non è neppure detto che si ammali. Una somma che gli altri non fanno, che ha creato il caso Italia e che ci ha portato sul podio degli ‘appestati’. Per quanto riguarda i morti, poi, emerge un’altra verità, ancora più imbarazzante: dei 14 decessi ‘ufficiali’, forse solo 2 o 3 sono per causa diretta del virus, a conferma di una riflessione che da tempo noi «virologi del buon senso» stavamo facendo. Se un malato terminale contrae il virus e muore, ci ha lasciato per il male che lo ha portato sul baratro, o per il filo di vento che gli ha dato l’ultima spinta? E poi: perché iscrivere tutti i 14 decessi nella lista delle vittime dell’epidemia? Altrove non funziona così. Con il risultato che ci si ammala dappertutto, ma noi siamo diventati gli untori del mondo, anche se continuiamo a morire ‘banalmente’ di cancro e di vecchiaia. Con il consueto tentativo, poi, di attribuire ai media le colpe di questo tam tam; come se riferire i loro numeri, i loro blocchi, le isterie delle regioni, si trasformasse in complicità, anzi in colpa primaria. Indecente. Infine con il devastante effetto collaterale di provocare, questa sì, una vittima vera: la nostra economia. E se adesso incominciano a correggere liste e statistiche, pensate che il mondo ci creda? Pensate che tanti paesi credano a una rilettura più corretta dei dati? Certo, è partita nelle scorse ore una campagna ufficiale per ricostruire un’immagine del caso Italia, perché tornino in fretta prenotazioni, o forniture. In bocca al lupo. Nel frattempo noi, i media, continueremo a riferire fatti e numeri. Sperando che loro, le ‘autorità’, smettano di darli sbagliati”.
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