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La normalita' da riconquistare

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 28/02/2020

La normalita' da riconquistare La normalita' da riconquistare Luciano Fontana, Corriere della Sera
Il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, traccia un bilancio della settimana caratterizzata dall’emergenza coronavirus e invita il Paese a riconquistare la normalità. “Abbiamo avuto la sensazione – scrive Fontana - di una politica impegnata a prendere le decisioni più estreme, a lanciare allarmi, a individuare precauzioni eccessive per non prendersi responsabilità. Una caratteristica molto diffusa nell’era digitale in cui si misura immediatamente il consenso. La ragionevolezza delle dichiarazioni degli esperti hanno fatto fatica a fare breccia. In particolare quelle che ci raccontavano un virus da cui si guarisce senza gravi problemi nell’80-90% dei casi, molto contagioso ma con un tasso di letalità bassissimo e legato spesso a patologie concomitanti, come avviene nel caso dell’influenza. Un’epidemia seria, da circoscrivere e controllare, visto che non abbiamo ancora un vaccino, con la consapevolezza però che non siamo di fronte alla peste o a ebola. Credo che tutti sappiano ormai esattamente quali siano i rischi. Le nostre vite non sono in ogni istante al riparo da tutto. Lo sapevano i nostri nonni e i nostri genitori, anche noi forse dobbiamo recuperare questa dimensione dell’esistenza. E’ necessario ora aprire al più presto una nuova fase: attenta, seria e responsabile nell’affrontare l’emergenza sanitaria ma altrettanto determinata a non provocare più danni al Paese di quelli necessari. Per le strade del Nord si incontrano solo cittadini, imprenditori e amministratori che vogliono riprendersi la normalità delle loro vite, del loro lavoro, delle loro serate di incontro e di divertimento. E’ urgente verificare punto per punto cosa è possibile far ripartire, con le dovute attenzioni, regolarmente. Chi è più competente di noi ci dica cosa è possibile fare e cosa no. Chi ci governa lo deve agli italiani che non hanno voglia di vivere in un «mondo sospeso».
 
Massimo Giannini, Repubblica
“Si dice sempre che l’Italia ha tanti guai, ma nelle emergenze riesce a dare il meglio di sé. Possiamo riconoscere onestamente che stavolta non sta andando così? E possiamo dire che la colpa non è degli italiani, ma di chi a vario titolo li governa e li rappresenta?”. Anche Massimo Giannini su Repubblica critica i comportamenti delle istituzioni nel corso dell’emergenza coronavirus. “Il sistema Paese – spiega Giannini - fatica a reggere allo stress test del Covid-19, trasformato troppo presto in Sindrome Cinese. Lo certificano due immagini. Fontana, che dovrebbe tranquillizzare i lombardi e invece, con lo sguardo torvo dell’ora più buia, si fa riprendere negli uffici della Regione mentre indossa una mascherina. Salvini, che dovrebbe offrire soluzioni e invece, con l’artiglio truce dell’avvoltoio, volteggia sul Colle per chiedere crisi ed elezioni anticipate. Gesti dissennati che nulla hanno a che fare con la dignità e la responsabilità. Amplificano il disordine istituzionale. Riflettono un vizio trasversale: l’uso politico del virus, che contamina centro e periferia. Prima il Covid-19 come nuova peste, dunque allarmi governativi e ordinanze emergenziali, zone rosse e blocchi stradali, economia di guerra e tamponi di massa. Poi il Covid-19 come la solita influenza o poco più, dunque nessuno si farà del male. In mezzo i poveri italiani, sgomenti di fronte alla contabilità delle vittime e sbigottiti di fronte a tanta Babele sanitaria, operativa e comunicativa. Il circuito politico-istituzionale prima li ha impauriti e disorientati con le sue scelte frammentate e contraddittorie. Poi, fatti due calcoli sui costi insopportabili del motore industriale del Paese bloccato dai decreti e dal panico, ha innescato una grottesca retromarcia. Così la politica ha prodotto un doppio danno, a se stessa e alla comunità: è apparsa debole e poco credibile sia quando ha gridato al lupo al lupo, sia quando ha sussurrato che il lupo non morde”.
 
Giovanni Orsina, La Stampa
Sulla Stampa Giovanni Orsina si concentra sulla fragilità politica del governo, che l’emergenza coronavirus “sta mettendo impietosamente in risalto”. “Il governo – scrive Orsina - è debole per almeno tre ragioni. Innanzitutto perché dal voto del marzo 2018 l’elettorato è cambiato in profondità e più un parlamento si distanzia dall’opinione pubblica più s’indebolisce. Il governo è fragile, in secondo luogo, perché la prima colonna della maggioranza, il M5S, nessuno sa più che cosa sia, chi lo guidi, dove voglia andare. Infine, perché la seconda colonna, il Pd, ha subito una scissione, e il vero padre del Conte bis, Renzi, punta in maniera sempre più esplicita all’infanticidio. Tutto questo rende l’attuale governo inadatto ad affrontare l’emergenza. Tanto più che finora il virus ha colpito soprattutto il Nord, ossia l’area del Paese nella quale le forze della maggioranza sono meno rappresentate e più forte è invece l’opposizione. Si capisce bene, allora, per quale ragione abbia preso quota da ultimo l’ipotesi di un cambio di maggioranza e di ministero, in direzione magari di un’ampia convergenza politica, presentata come l’unica soluzione capace forse di rimediare al collasso strutturale di una legislatura ormai irrecuperabile. E si capisce il senso dell’incontro di ieri fra Salvini e il presidente Mattarella. Quant’è probabile che una soluzione di questo tipo prenda forma, in concreto? Molto poco, per il momento. L’emergenza fra l’altro, se evidenzia la debolezza del governo, sconsiglia pure le avventure. Ma col tempo le probabilità potrebbero crescere: se la crisi si aggraverà e il governo si dovesse rivelare palesemente impari; o al contrario, se usciremo dall’emergenza sanitaria per entrare in una fase di emergenza economica. Sarebbe opportuna per il Paese, una soluzione di ampia convergenza emergenziale? A mio avviso potrebbe esserlo, in particolare se dovesse disegnare un percorso verso il voto”.
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