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Altro parere

Serve un esecutivo istituzionale. Subito

Redazione InPi¨ 27/02/2020

Altro parere Altro parere Vittorio Feltri, Libero
Le apparizioni televisive di Giuseppe Conte – osserva Vittorio Feltri su Libero – proseguono inarrestabili. Servirebbero al premier onde rafforzare la propria posizione al vertice dell’esecutivo, in realtà – secondo Feltri – la indeboliscono. Vanno bene le precauzioni, il blocco delle attività pubbliche, però la sensazione diffusa è che la stalla sia stata chiusa quando i buoi erano già fuggiti. Cosicché l’infezione, lungi dall’essersi arrestata, dilaga anche se non provoca la strage che tutti temevano. In molti di noi è maturata così la convinzione che il presidente del Consiglio e i suoi ministri siano inadeguati ad affrontare questo tipo di emergenza. Sarebbe opportuno che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, si convincesse a costituire un governo nuovo e adatto a prendere il toro Corona per le corna. Cioè un governo incline a collaborare con l’opposizione e pronto a dedicarsi non alle intercettazioni e alla prescrizione, bensì all’infezione che colpisce prevalentemente l’economia italiana e meno la salute pubblica. In sostanza sarebbe consigliabile una piattaforma comprendente tutti i partiti decisi a restituire un minimo di serenità al popolo. Serve un gabinetto istituzionale capace di dedicarsi alla crisi che ci affligge, guidato da una personalità unificante e in grado di concertare provvedimenti idonei, i quali non suscitino polemiche e non fomentino beghe tra potere centrale e poteri regionali. Sono quindi necessarie le dimissioni di Conte e la nomina di un sostituto credibile e abilitato a mettere d’accordo, per un periodo ragionevole, le forze politiche. Si dà il caso che il Quirinale non gradisca elezioni anticipate, le quali attualmente, incombendo Corona, sarebbero traumatiche, pertanto la soluzione da noi proposta sarebbe l’unica adottabile, un toccasana per porre termine alle liti che impediscono un rientro nella normalità amministrativa. Se emergenza è, lo sia fino in fondo.
 
Mauro Leonardi, Avvenire
Il tradizionale digiuno quaresimale – scrive Mauro Leonardi su Avvenire –  quest’anno comincia quando in alcune diocesi italiane è iniziato un forzato digiuno eucaristico dovuto al coronavirus. Come avviene per molte vicende della nostra vita, tutto cambia se ciò che è imposto viene scelto: in questo modo una forma di rinuncia che non avremmo mai voluto subire diviene occasione per riscoprire, proprio in Quaresima, il valore e il senso dell’Eucaristia. In primo luogo dobbiamo sgombrare la testa dall’idea di un ossimoro, ovvero che quanto disposto da alcune conferenze episcopali regionali sia "anticattolico". La Chiesa si è sempre comportata così. Finché non potremo tornare a partecipare tutti alla santa Messa come popolo, avremo comunque la possibilità di crescere nella fede del Mistero soprannaturale che la definisce: una Messa celebrata dal solo parroco in chiesa vale tanto quanto una Messa concelebrata da tutti i vescovi del mondo riuniti in Concilio assieme al Papa a San Pietro. Se le nostre liturgie comunitarie venissero temporaneamente sospese è molto opportuno alimentare la propria carità pregando nella propria stanza come dice il Vangelo. Argomenti? Soprattutto prendere coscienza della nostra vulnerabilità. Quanti tormenti interiori a proposito dei nostri errori e dei nostri peccati ci risparmieremmo se crescesse la nostra consapevolezza di essere creature fragili e deboli. C’è poi il "lavoro" del diventare, tramite la preghiera fatta da soli nella propria camera, più umani e sensibili. Le singole persone, soprattutto i più anziani, gli ammalati, non possono essere lasciati soli. Stare vicino a quanti operano nel campo della sanità e sono esposti al rischio di contagio, può essere il frutto di un’orazione ben fatta. Una comunione spirituale in più può farci maggiormente tener conto degli altri e porci in atteggiamenti benevoli di solidarietà e di condivisione.
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