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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 26/02/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Conte: è l’ora dell’unità nazionale
«Ci stiamo adoperando con grande impegno, avvalendoci dei migliori esperti, per gestire questa emergenza nel modo più efficace. Quella che stiamo fronteggiando è una sfida in cui ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo. Il numero di contagi non deve allarmarci. È comunque il frutto di una linea di azione energica e rigorosa e di controlli efficienti, messi in campo da subito. Stiamo operando per fare in modo che un domani, guardandoci indietro, non potremo rimproverarci nulla». Così, intervistato da Monica Guerzoni sul Corriere della Sera, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, spiega il motivo per cui i casi di coronavirus in Italia sono aumentati del 45% in un giorno. L’Oms è molto preoccupata per l’Italia. Cosa non ha funzionato nella strategia del governo? «L’Oms sta giustamente prestando attenzione all’evoluzione che la diffusione del virus sta avendo in Italia. Abbiamo in comune un obiettivo prioritario, la salute dei cittadini. Abbiamo da subito affrontato l’emergenza con misure adeguate e proporzionate, lavorando a stretto contatto con i massimi esperti nel campo virologico e siamo assolutamente determinati a circoscrivere la diffusione del virus. Quando avremo ricostruito la mappa genealogica del contagio potremo capire meglio l’origine della sua diffusione». Chiudere i voli è stato controproducente? «L’interruzione del traffico ci ha consentito di limitare notevolmente il rischio del contagio, dovuto alle persone provenienti dai focolai cinesi di infezione». Il presidente Fontana denuncia le «falle della Protezione civile». «Adesso si impone l’imperativo etico della collaborazione. Rispetto a un’emergenza nazionale simile ogni distrazione politica è fuori luogo. La protezione civile è una nostra eccellenza, che ci garantisce il coordinamento delle varie attività e la massima efficienza».
 
Rossi: la Lombardia non scarichi sul governo le sue responsabilità
«Ho apprezzato molto l’intenzione del governo di coordinare le Regioni. Senza scavalcare le prerogative di nessuno, di fronte all’emergenza del coronavirus è stato messo in campo il tentativo di mostrare che può ancora esistere un sistema Paese coeso e responsabile». Si schiera col governo, il presidente Pd della Toscana Enrico Rossi, intervistato da Ernesto Ferrara su Repubblica: «Io sto col premier Conte e col ministro Speranza. Sto col presidente Mattarella che ha parlato con Xi e con l’Istituto superiore di sanità. Sto con il senso delle istituzioni e con chi lo dimostra, come il governatore del Veneto, Luca Zaia. Purtroppo c’è chi al tavolo delle Regioni si è comportato in maniera diversa: davvero sorprendente». Rossi, ce l’ha col governatore lombardo Fontana? «Non si possono scaricare sul governo responsabilità che non ha. E occorre dire anche basta a questa canizza, che non fa bene ai cittadini. Annoto che al tavolo con le Regioni Zaia ha mostrato un atteggiamento corretto, Fontana al contrario ha esagerato, questo va detto. In fondo bisognerebbe pur dire che il focolaio da cui deriva la stragrande parte dei casi positivi di Covid-19 italiani si è sviluppato nella sua regione. Capisco le difficoltà della Lombardia ma il governo ha fatto il possibile e si è preso tante responsabilità. Ci vuole maggiore freddezza in questi casi. Di Fontana mi permetto di dire che ho invece condiviso un’affermazione ragionevole: no all’allarmismo per un virus che ha una letalità bassa, come ha detto anche la virologa del Sacco Maria Rita Gismondo. Qui rischiamo di portare l’Italia in isolamento». Com’è potuto accadere secondo lei che nel giro di 4 giorni il Paese sia caduto nel panico? «Si è creato un clima. Fin dall’inizio io ho provato a contrastarlo. Ma la verità è che il sistema Paese ha dimostrato di essere frantumato».
 
Cirio: andrebbe commissariato chi ha sottovalutato i rischi
In una intervista sulla Stampa, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, dice di non avere alcun interesse a polemizzare con il governo sulla gestione dell’emergenza coronavirus: «Io – spiega Cirio – sento tutti i giorni il ministro Speranza, abbiamo scritto l’ordinanza insieme. Diciamo che il presidente Conte ha chiarito una frase che sembrava infelice. E io ho creduto che fosse mio dovere dire che di commissariamento delle Regioni non se ne parla; semmai andrebbe commissariato chi ha sottovalutato l’emergenza per settimane». Lo vede che voi governatori del Nord ce l’avete con il governo? «Ma no. Però difendo le competenze regionali in materia di sanità. Credo sia più efficace occuparsi della salute dei piemontesi da qui piuttosto che da Roma. E rivendico il dovere diritto di farlo potendo contare su un sistema efficiente: siamo stati i primi ad allestire l’unità di crisi e a montare le tende fuori dagli ospedali; possiamo effettuare 200 tamponi al giorno. Abbiamo la situazione sotto controllo». Scusi, è lo stesso consulente del governo, il professor Ricciardi, a dire che le Regioni si muovono in ordine sparso. «Mi sembra sia stato chiarito, anche dal premier, che il riferimento è a chi ha assunto ordinanze non giustificate dalla situazione, non a chi ha agito con efficacia. Noi abbiamo costruito l’unità di crisi sabato alle 15, poi fino alle 11 di domenica non siamo riusciti ad avere contatti con il governo ma abbiamo lavorato con altre Regioni uniformando le ordinanze. La nostra è identica a quella del Veneto e differisce dalla Lombardia solo là dove non prevede la chiusura dei locali alle 18: mi sembrava utile, vista la situazione del Piemonte, un approccio più graduale che non mortificasse troppo le imprese e non alimentasse la psicosi».
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