Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Si pu˛ chiedere che urgenza ha il decreto sulle intercettazioni?

Redazione InPi¨ 26/02/2020

Altro parere Altro parere Sergio Soave, Italia Oggi
L’emergenza causata dalla diffusione del virus richiederebbe risposte univoche e meditate da parte delle autorità politiche, amministrative, sanitarie e un sostegno da parte dell’opinione pubblica. Invece – osserva Sergio Soave su Italia Oggi – i cittadini ricevono una gragnuola di impulsi contraddittori, accompagnata dall’accusa di essere loro, i comuni cittadini, isterici e irrazionali. Chiudono le scuole (anche in zone meridionali del tutto esenti finora da episodi sospetti), gli stadi, perfino le chiese, ma si viene invitati a non cambiare lo stile di vita e se lo si fa, peraltro per effetto inevitabile delle misure adottate, si viene accusati di essere allarmisti. Quello che emerge in questa come in altre emergenze, dunque, è la tendenza a riversare le responsabilità sui cittadini, per nascondere l’incapacità delle autorità di concertare un atteggiamento comune ragionevole per poi trasmetterlo alla cittadinanza. Ma la responsabilità principale, secondo Soave, ricade proprio su chi ha il potere di assumere decisioni, cioè sul governo, che chiede disciplina alle regioni e neutralità alle opposizioni, senza offrire in cambio chiarezza di intenti e neutralità reciproca sulle altre questioni. Non si può insistere sul decreto intercettazioni e poi sostenere che la priorità dell’emergenza virus richiede di sospendere il conflitto politico: per fare la tregua bisogna offrire tregua. In assenza di un’impostazione univoca e prudente, di un messaggio chiaro e comprensibile, i cittadini vivono una situazione di incertezza che aumenta i timori, ma a quanto pare la paura è diventata una colpa, sanzionata dalle prediche del politicamente corretto, che non perde occasione par dare lezioni al popolo bue dall’alto di una cattedra costruita su una montagna di sciocchezze e di ipocrisie.
 
Pier Francesco De Robertis, Il Giorno
Pier Francesco De Robertis, sul Giorno di Milano, chiama in causa la politica per la gestione dell’emergenza Coronavirus, che avrà gravi ripercussioni sull’economia nazionale: prima – scrive De Robertis –  il Coronavirus non era niente, tant’è che il governo ha lasciato che se ne prendessero carico le Regioni. Poi per le Regioni è diventato la peste manzoniana, e in due ore alcune di loro hanno deciso la chiusura di scuole e centri abitati. Adesso veniamo a sapere sia dal governo sia da quegli stessi governatori che si è trattato di una brutta influenza per cui «bisogna evitare allarmismo». Nel frattempo il Paese è stato colto da un raptus di irrazionale follia, l’Italia si è fermata come in guerra, l’economia si è bloccata, intere filiere occupazionali si sono infettate di recessione e agli occhi del mondo siamo tornati a essere il solito paese da operetta. Ora, al di là delle polemiche tra il premier Conte e i governatori, l’immagine che scaturisce dall’emergenza Coronavirus è quella di una classe politica che arrivata al momento di scelte difficili balbetta. Il Covid-19 è un affare serio, certo, ma stiamo parlando di virus influenzali che nella loro versione «normale» provocano in Italia ogni anno migliaia di morti. Eppure nessuno si è mai sognato di sequestrare il Paese. Stavolta le cose sono andate diversamente, e già dall’inizio il governo è rimasto impigliato nella rete del politicamente corretto, non calcolando bene i risvolti sanitari della situazione, e ancora meno quelli mediatici ed economici. Non ha bloccato le fonti del possibile contagio, e poi per non assumersi l’onore politico delle scelte ha lasciato l’iniziativa alle Regioni. Qui è accaduto il bello. Perché i governatori, che adesso gettano acqua sul fuoco, hanno adottato in pochissimo tempo le misure più draconiane che potessero prendere. L’impressione è che in quei momenti sia prevalso l’istinto autoconservativo. Forse per non trovarsi un domani di fronte all’accusa di inazione, Forse per non precipitare nella bufera mediatica, che non si mai dove finisce per spirare.
 
 
Altre sull'argomento
 Per la fase due non bastano le parole
Per la fase due non bastano le parole
ů i leader imparino la lezione
Il bazooka del Governo alla prova dei dettagli
Il bazooka del Governo alla prova dei dettagli
Analisi dei bilanci e istruttorie bancarie per i prestiti garantiti ...
Prestiti Mes ed Eurobonds: non facciamo confusione
Prestiti Mes ed Eurobonds: non facciamo confusione
Sono strumenti del tutto diversi e oggi serve un programma di ...
L'Olanda e l'inaffidabilitÓ dell'Italia
L'Olanda e l'inaffidabilitÓ dell'Italia
Quando l'Aia non voleva che entrassimo nell'euro
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.