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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 25/02/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Saccone: Più Milano sarà unita prima uscirà dall’emergenza
«Da una parte, dev’esserci omogeneità nelle azioni pubbliche; dall’altra, la disciplina nei comportamenti privati. Questi sono i due punti chiave: più saremo attenti in questo, più breve sarà il tempo necessario per superare l’emergenza». Lo afferma il prefetto di Milano, Renato Saccone, intervistato da Gianni Santucci per il Corriere della Sera. Partiamo dalle parole, allora. A Milano (e in altre aree del Paese) sono state introdotte misure eccezionali. È stato fatto per precauzione o per un reale pericolo? «Tutte le azioni pubbliche sono state studiate e messe in campo con l’obiettivo di contenere e troncare la catena del contagio, ma nel contesto di una società complessa, estremamente intensa per mobilità e socialità: emerge dunque un valore fondamentale di precauzione per ridurre un rischio che esiste. A noi tocca attuare i provvedimenti, affinché per un tempo minore possibile vengano limitate le occasioni di aggregazione, ma non la vita sociale, che rimane l’essenza di Milano». Una metropoli complessa è più vulnerabile se deve difendersi da un nemico impalpabile? «Viviamo in una società di relazioni, alla quale però la tecnologia offre opportunità molto avanzate. Dobbiamo apprezzarle e metterle a frutto, come stanno facendo tantissime aziende, con lo smart working e le riunioni in video conferenza». Le ordinanze, dalle chiusure delle scuole a quelle serali dei bar, sono molto restrittive. «Ai cittadini sono state chieste delle rinunce, ma sono ben sorrette da finalità condivise e limitate nel tempo. Un’ordinanza non può prevedere tutto, il tema centrale è anche la consapevolezza dei cittadini. La rinuncia è finalizzata a un risultato importante e condiviso: allora quella rinuncia può diventare un elemento di forza, un rinsaldamento sociale. Oggi si tutela il diritto fondamentale alla salute, che ha la priorità, mantenendo l’equilibrio con la tutela degli altri diritti».
 
Sassoli: Servono fondi e soluzioni europee ma non rinunciare a Schenghen
«E’ una emergenza che si supera con la scienza, non con gli stregoni. E con l’Europa. Il virus è un caso scuola come l’immigrazione. Non c’è Paese che possa affrontare da solo le sfide che hanno un riflesso globale, come terrorismo, migrazioni, sanità, energia, industria, ricerca, ambiente e economia. Sono tutte questioni che richiedono risposte europee». Lo afferma il presidente dell’Europarlamento, Davide Sassoli intervistato dalla Stampa. Preoccupato? «Siamo consapevoli che si tratta di una questione seria, di un evento che può avere un impatto imprevedibile. Non bisogna creare allarmismi, ma dotarsi di strumenti di contrasto. Il diffondersi del virus poi, chiama in causa l’Europa e la sua capacità di essere protagonista nella ricerca. Per far questo servirà investire molto di più». La Sanità non è una delle competenze affidate all’Unione dai fondatori. In teoria, una possibile epidemia non è affar suo. «Lo diventa se lo chiedono gli Stati. Se - come capitato in passato per altre emergenze - i governi invitano l’Ue a occuparsi delle sfide globali. Il fatto che la Sanità sia una politica nazionale, non vuol dire certo rinunciare a una giusta solidarietà». In che modo? «Lavorando su misure comuni, standard omogenei, protocolli condivisi, ad esempio sulla mobilità e sui trasporti. E investendo risorse adeguate per il benessere di tutti». Bisogna fare squadra in ogni caso, è il senso? «Non c’è dubbio. Il coronavirus dimostra che alle sfide globali si può rispondere solo con politiche europee». Non tutti sembrano pensarla in questo modo. C’è chi dubita del paradigma della libera circolazione prevista dall’accordo di Schengen. «Non ha senso. Ciò che conta è che l’Europa abbia capacità di coordinamento delle misure comuni. E la forza per intervenire qualora ve ne sia la necessità, come indicato dai commissari europei Lenarcice Kyriakides». C’è chi vuole ripristinare i controlli alle frontiere. «È una sciocchezza. Al confine si può arrestare un terrorista, ma non un virus».
 
Bonaccini: Rivendico le misure prese, prima la salute
Rivendico tutte le misure prese perché la salute viene prima di tutto. Così il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini intervistato dalla Stampa. «Mai come in questo momento è necessaria un’azione coordinata. È un ottimo strumento anche l’istituzione della videoconferenza quotidiana che vedrà in collegamento tutte le mattine alle 10 il presidente del Consiglio Conte, il capo dipartimento della Protezione civile Borelli e tutti i presidenti delle Regioni. La priorità è evitare il più possibile la diffusione del contagio. Misure restrittive come quelle in atto richiedono un sacrificio da parte di tutti, ma sono necessarie per non ritrovarci in seguito a dover affrontare un’emergenza ancora più complessa». Come ritiene si siano mossi finora i colleghi di Lombardia e Veneto? «Sono in collegamento quotidiano con Fontana e Zaia, ma anche con i colleghi di altre Regioni. Le ordinanze non sono identiche perché affrontano un grado di emergenza differente. Tuttavia abbiamo compiuto un positivo sforzo di coordinamento, in raccordo col governo, e insieme abbiamo deciso di agire con rapidità. Davanti all’emergenza non c’è destra e sinistra. Con la Sanità lombarda, in particolare, stiamo collaborando attivamente proprio perché il focolaio che ha coinvolto Piacenza è partito da lì, essendoci tra i nostri territori contatti costanti. Sarebbe inimmaginabile non affrontare insieme, in modo cooperativo e solidale, quanto sta capitando». Dura sospendere le attività dei cittadini fino a nuovo ordine. Ha ricevuto proteste? «Non ho scelto a cuor leggero di chiedere le scuole, di sospendere le manifestazioni o gli spettacoli. La socialità per me è un valore in sé, si figuri. E la nostra è e vuole rimanere una Regione aperta al mondo, accogliente. Ma la salute delle persone viene al primo posto e preferisco essere criticato piuttosto che buttare sulle spalle della mia gente un peso ancor più grande. Gli emiliano-romagnoli hanno un atteggiamento encomiabile, me lo lasci dire».
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