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Altro parere

Reagire senza perdere la testa

Redazione InPi¨ 25/02/2020

Altro parere Altro parere Fabio Tamburini, Sole 24 Ore
La forza di reagire senza perdere la testa. Fabio Tamburini, direttore del Sole 24 Ore, prova ad indicare la strada da seguire per fronteggiare l’epidemia: “L’emergenza coronavirus è fuori discussione, come la necessità di mettere al primo posto la tutela della vita e della salute, valori irrinunciabili. Ma occorre dire chiaro che ogni reazione va messa in campo senza dimenticare virtù fondamentali come il buon senso e la ragionevolezza. Su quest’ultimo fronte la situazione risulta del tutto fuori controllo perché il clima d’isteria alimenta una psicosi collettiva tale da sfiorare il masochismo. Occorre, prima che sia troppo tardi, capire che l’emergenza va governata senza catastrofismi. Soltanto così riusciremo ad evitare che questo Paese - il nostro Paese - si schianti con la velocità di una Ferrari contro il muro. C’è nell’aria troppo allarmismo fine a se stesso, troppo parlare a vanvera. È bene che chi ha posizioni di comando, nei settori di attività più diversi, recuperi la capacità di assumersi delle responsabilità. Atteggiamento ben diverso dal coprirsi le spalle scegliendo la via più comoda: evitare ogni rischio percorrendo la strada più semplice, quella di evitare decisioni che portino con sé il benché minimo rischio. Certo sono comportamenti comprensibili quando occorre poco per essere messi in difficoltà, esposti alla berlina dei social network. Nonostante ciò è indispensabile fare esattamente il contrario: utilizzare la testa per riportare sotto controllo le emozioni e trovare la forza di reagire con razionalità. In questo modo sarà possibile evitare che all'impatto negativo dell'epidemia di coronavirus se ne sommi un altro dall’esito ancora più disastroso: il colpo di grazia alle aziende italiane e al Paese. Per evitarlo è necessario dire forte e chiaro che prendere tutte le decisioni necessarie per circoscrivere il coronavirus non deve significare avviare Milano, la Lombardia, il Nord Italia verso la paralisi. L'occasione formidabile da cogliere è dare un colpo duro alla burocrazia, realizzare finalmente una rete digitale in grado di collegare l’intero Paese e perfino tradurre in scelte concrete la suggestione di riportare in Italia una parte delle lavorazioni esternalizzate in altre aree del mondo, a partire dall'Estremo Oriente, e quelle a valore aggiunto maggiore”.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
L’emergenza coronavirus sta facendo emergere una forma di razzismo contro gli anziani. Ne parla Alessandro Sallusti sul Giornale: “Sono anziani, e quindi spesso già malati di loro, i primi morti italiani del Coronavirus. Nei commenti ufficiali e nelle chiacchiere tra conoscenti e amici è quello dell’età l’argomento principe per scacciare la paura di essere coinvolti nell’epidemia o per depotenziarne gli effetti. Io non sono più giovane, ma neppure ottantenne, quindi sono in una specie di limbo: in caso di contagio, essendo pure cardiopatico, rischio di morire ma non troppo, diciamo una cosa giusta. È ovvio che i primi a cadere, in guerra come nella vita, sono i più deboli o se volete i meno forti. E sarebbe banale ricordare che dopo i primi (i vecchietti) è il turno dei secondi (gli adulti) e poi dei terzi (i giovani) come è purtroppo successo in Cina dove l’età media dei contagiati si attesta attorno ai 54 anni. Ma attenzione, mettiamo pure che l’azione più virulenta del virus resti confinata nella terza età, che per gli statistici inizia – chissà perché - a 65 anni. Parliamo di un bacino potenziale di oltre dodici milioni di persone a rischio, tanti sono gli ultra sessantacinquenni in Italia. E se stringiamo il campo agli ultra ottantenni – non tutti ovviamente in ottima salute – la cifra scende a quattro milioni (di cui uno nella sola Lombardia), direi non proprio noccioline. Se l’epidemia dovesse fare strage in questa fascia di popolazione darebbe certo una mano ai traballanti conti dell’Inps, ma non mi sembra questo un valido motivo per lasciarglielo fare. Non è che la vita di un anziano con la salute «così così» vale meno di un’altra. Anzi, semmai va più protetta proprio perché più fragile. E proteggerla non è soltanto compito delle autorità preposte ma anche – direi soprattutto – di chi anziano non è e che con i suoi comportamenti («tanto io sono forte, sano e la faccio franca») può seminare il virus là dove attecchirà con più violenza”.
 
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