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Perché l'Europa può fare di più

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 25/02/2020

In edicola In edicola Federico Fubini, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Federico Fubini mette a nudo le contraddizioni e la divisione dell’Europa alle prese col coronavirus: “L’emergenza è appena iniziata nei nostri Paesi e di nuovo (come già nel caso dell’emergenza migranti del 2017 ndr) assistiamo ai riflessi di sempre: reazioni nazionali scoordinate, trasparenza solo a macchia di leopardo e un bel po’ d’improvvisazione. Ma come noi italiani abbiamo scoperto sulla nostra pelle, senza nozioni chiare e condivise sull’intensità dei controlli è difficile capire quanto diffusa possa essere l’epidemia in Europa. L’Italia se ne sta accorgendo solo ora che – a metà della giornata di lunedì – il numero dei test praticati è salito a quattromila da poche centinaia della scorsa settimana. Stesso disordine strategico su controlli di altri tipi. La lezione è comunque chiara: l’Europa è uno spazio nel quale ci si sposta liberamente come dentro uno stesso Stato, ha un mercato unico dove le merci viaggiano senza controlli né attriti, ma non è pronta a difendere queste conquiste in un sistema globale che di continuo ci mette sotto pressione con sempre nuovi choc. Successe fra il 2015 e il 2017 con la crisi dei rifugiati, quando l’Italia e la Grecia furono lasciate da sole come fosse un problema loro. Rischia di succedere di nuovo con Covid-19. Di fronte a un’epidemia globale l’Europa non ha protocolli comuni di prevenzione e sicurezza, né ha standard sanitari vincolanti e validi per tutti, neppure regole chiare su come, quando e perché un Paese possa chiudere i confini su un altro per cercare di fermare un virus con il filo spinato. Il risultato è che i Paesi più esposti – in questo caso l’Italia – si trovano ancora una volta isolati e potenzialmente soggetti a lezioni da impartire. Ma bisogna essere onesti e riconoscere che la Commissione europea ha ben poca colpa: le politiche sanitarie sono sempre state gelosamente custodite dai governi nazionali, senza pensare che in questa globalizzazione sregolata la Cina un giorno avrebbe esportato anche un potente virus ignoto e non solo tecnologie digitali o pannelli solari. Ciò che accade oggi conferma quel che è chiaro da anni: come una costruzione rimasta a metà, l’Europa rischia di non resistere ai colpi di un vento che arriva da lontano. Deve completare la propria opera, senza perdere altro tempo”.
 
Sergio Rizzo, la Repubblica
“Oggi il governo Conte proverà con i governatori a mettere un ordine nel caos. Auguri. Ma fra gli effetti collaterali del Covid-19 c’è quello di aver moltiplicato certi interrogativi sul nostro Paese”. Così Sergio Rizzo, vicedirettore di Repubblica, sulle misure “prese in ordine sparso” ad esempio nelle scuole per cercare di arginare l’epidemia del coronavirus. "Sia chiaro: qui non si tratta di minimizzare ma di usare il buonsenso, possibilmente remando tutti nella stessa direzione. Caratteristiche purtroppo - scrive Rizzo - non molto presenti nelle nostre pubbliche amministrazioni. Dove anche in questo frangente abbiamo avuto la netta sensazione che la preoccupazione maggiore non sia stata quella di garantire la sicurezza dei cittadini, quanto quella di tutelare sé stessi per non essere poi imputati di inerzie o negligenze. Trattasi di un comportamento sempre più diffuso, che spesso abbiamo potuto apprezzare, sia pure in scala inferiore, quando il sindaco ordina di chiudere le scuole e i parchi pubblici non a causa di una tormenta di neve ma perché piove forte o c’è molto vento. E anche in questo caso ognuno va per conto proprio, senza una briciola di coordinamento. Si assiste così a iniziative che lasciano letteralmente basiti in questa folle gara fra chi vuole vincere il primato della zona più rossa. Vuote le metropolitane di Milano, scuole, atenei e uffici chiusi, prezzi dell’Amuchina alle stelle, mascherine introvabili, traffico ferroviario in tilt, disdette a raffica per gli alberghi, i treni e gli aerei: con la boccheggiante Alitalia che ci farà pagare un prezzo ancor più alto. Questa psicosi di massa rischia di fermare del tutto un Paese già non particolarmente in salute dal punto di vista economico. Ed è ancora più pericolosa perché la situazione sembra sfuggita di mano. Mentre continua a chiedere agli italiani di non farsi prendere dal panico, chi avrebbe il compito di evitare il propagarsi dell’isteria manda segnali esattamente contrari”.
 
Andrea Malaguti, La Stampa
Il governo alla prova dell’emergenza e la sindrome da lavatrice impazzita. Sulla Stampa Andrea Malaguti  sintetizza così la situazione attuale in Italia di fronte all’emergenza coronavirus: "Un governo che non governa non serve a niente. In particolare di fronte alla più grave crisi sanitaria (reale o percepita che sia) degli ultimi settantacinque anni, con città blindate e migliaia di cittadini imprigionati in casa. con scuole, università, musei, cinema, teatri e stadi chiusi a tempo indeterminato, secondo criteri difficili da comprendere per non dire arbitrari. la mancanza di una catena di comando diretta, una cabina di regìa imposta da Palazzo Chigi e collocata fisicamente a Milano o a Padova, capace di fornire direttive quadro che impediscano ai singoli amministratori di muoversi in bizzarra autonomia e obbligata a comunicare quanta forza e quanta capacità abbia lo Stato per affrontare l’emergenza. Una strategia adottata in diversi paesi europei, che consente di mitigare le profezie di una imminente catastrofe e di passare almeno dal panico alla perplessità, avendo una visione più lucida dei bisogni di un paese che a furia di spallate rischia di non risollevarsi più. Per inciso: c’è qualcuno che riflette sulle tutele da allargare ai lavoratori costretti a disertare fabbriche e uffici? Non è chiaro perché in Lombardia i bar possano restare aperti solo fino alle diciotto, mentre i ristoranti sono pieni, le metropolitane viaggiano da mattina a sera e i treni partono per ogni angolo del Paese senza sosta trascinandosi dietro guai e paure. O perché in Piemonte non si possa giocare la partita di calcio Torino-Parma, ma le partite di basket sì. E fa impressione scoprire che a Bologna, dove non c’è stato alcun caso di coronavirus, l’Università chiuda i battenti o le scuole spranghino i portoni per sette giorni, così come accade in Liguria, in Trentino e nel settentrione più in generale. Che cosa si dice ai genitori? Come li si aiuta? E come si fa a pensare che sette giorni siano sufficienti quando il virus può restare coperto anche per due settimane? Una missione dell’Organizzazione mondiale della sanità in Cina ha evidenziato che il coronavirus ha avuto un tasso di mortalità tra il 2 e il 4% a Wuhan e dello 0.7% fuori dalla città da cui è partito il contagio. La questione è davvero molto seria, ma la perdita di controllo non è degna di un grande paese occidentale”.
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