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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 21/02/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Morra: Da Renzi attacchi strumentali e irrilevanti
Da Renzi arrivano attacchi strumentali e irrilevanti: se vuole sfiduciare Bonafede vada in Aula e non in televisione. Lo afferma Nicola Morra, senatore del Movimento 5 stelle e presidente della commissione Antimafia, intervistato dalla Stampa. «Renzi per me può essere dimenticato. Anzi, il ritornare su certi soggetti significa che siamo lontani dalla realtà». È lei che ci governa assieme. Ed è il suo alleato, Renzi, a minacciare una crisi e a votare con le opposizioni. Non diventa un problema anche suo? «Non c’è nulla di politico, nel senso nobile del termine. La domanda intorno a cui gira tutto è: “Mi si nota di più se vengo o se non vengo?”. Stiamo ragionando di qualcuno che ha la necessità spaventosa di tornare al centro della scena, e ci sono alcuni che gli offrono questa possibilità, comeBruno Vespa». Sbagliano? «Si parla tanto del dover recuperare lo stile sobrio della politica, eppure in televisione si invitano sempre e solo i due Matteo. Si alzano continuamente i toni su tutto, fino a far credere che il problema maggiore in Italia sia il Corona vairus». “Vairus” all’americana, come lo ha chiamato Di Maio, invece del corretto “virus”, latino. Un’altra gaffe. Prende in giro? «Si scherza. È solo una provocazione». Torniamo a Renzi, allora. «Non voglio alimentare il mito del senatore semplice di Rignano». Ma ha minacciato di sfiduciare prima Conte e poi il Guardasigilli Bonafede. Non è preoccupato? «Questi attacchi sono un bluff,del tutto strumentali e irrilevanti. Cerca solo di ottenere una fugace visibilità mediatica.Se si vuole davvero sfiduciare un ministro, ci sono degli strumenti parlamentari previsti. Vada in Aula, non a Porta a Porta». Anche dal mondo giudiziario, però, sono arrivate critiche durissime a Bonafede. I magistrati dicono che non si siederanno al tavolo per discutere la riforma del processo penale. Come se ne esce? «Non è detto che la riforma sia cristallizzata. Si deve promuovere sempre il dialogo, ma l’Anmè contraria alle sanzioni disciplinari per chi non rispetta i tempi del processo e noi dobbiamo riconoscere che anche una realtà così importante e straordinaria come quella della magistratura annovera al suo interno episodi di negatività che vanno sanati».
 
Delrio: Se il governo vivacchia meglio andare al voto
Il premier deve cambiare passo, se il governo dovesse vivacchiare allora meglio il voto. Lo afferma l’ex ministro e capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio intervistato da Monica Guerzoni per il Corriere della Sera. Il suo giudizio, dopo sei mesi di governo? «Abbiamo fermato la corsa dello spread, messo più soldi in tasca ai lavoratori, promosso investimenti verdi e impedito l’aumento dell’Iva. Il ministro Gualtieri ha fatto il massimo e bene. Ma il primo tempo è finito zero a zero e abbiamo in campo sfide da far tremare i polsi. Spero si ritrovi l’armonia e che parta quella seconda fase di cui il governo ha bisogno». Renzi uscirà dal governo? «Spero proprio di no. Sul Milleproroghe abbiamo visto dieci votazioni in dissenso e le polemiche hanno raggiunto toni eccessivi. Da premier, Renzi non avrebbe accettato di lavorare in un clima di tale tensione. Credo che lui per primo si renda conto che è urgente cambiare strada». La «compravendita» di parlamentari continuerà? «È una cattiva prassi, come lo sono i trucchetti parlamentari, i ricatti e le prove muscolari degli uni o degli altri. Se non c’è quello spirito che porta a confrontarsi e cercare compromessi per il bene del Paese, è inutile vivacchiare. Un governo simile non durerebbe e sarebbe un errore». Meglio andare a votare? «Se non abbiamo la forza di fare quel cambiamento che protegga la società italiana, meglio essere seri e consentire che ognuno si misuri con il volere del popolo». Davvero il Pd non ha la tentazione di mandare a palazzo Chigi Zingaretti, Gualtieri, Franceschini o Delrio? «No. A noi interessa fare le cose, non chi le fa. Interessa che il presidente Conte sappia fare la sintesi, con grande determinazione e senza timidezza. Siamo interessati a governare per aiutare gli italiani e non per difendere rendite di posizione. Il simbolo di un governo che fa le cose è l’abbattimento delle Vele di Scampia, voluto anni fa dal nostro piano per le periferie. La bellezza di governare è vedere la società italiana che cambia in meglio e se non sei in grado di farlo...».
 
Aykol: Ho lasciato Berlino per il troppo razzismo
«Che la strage sia stata in Assia, un Land dell’Ovest è indice che la xenofobia cresce. Questo tipo di crimini era concentrato all’Est, ma le ultime elezioni ci mostrano che sale ovunque». Lo afferma Esmahan Aykol, 50 anni, giallista turca intervistata da Irene Soave per il Corriere della Sera. Il clima le pare peggiorato ancora? «Non è mai stato aperto. In quegli stessi anni, per i polizieschi avevo studiato i cosiddetti Döner-Morde, i delitti del kebab: omicidi di turchi in Germania. Li faceva un gruppo terroristico non organizzato, ma è probabile che avessero ganci nei servizi segreti. E del resto in Germania lo Stato è una struttura così capillare che anche oggi mi stupisce che questi terroristi possano comprare armi e organizzarsi senza che nessuno li fermi». Com’era la sua vita da turca a Berlino? «Trasparente. Nel senso che non facevo parte della comunità turca, ma nemmeno avevo amici tedeschi. Vivevo a Prenzlauer Berg, una delle prime zone gentrificate della capitale, e ricordo concerti bellissimi, passeggiate, e anche una città accogliente». Percepiva razzismo nei suoi confronti? «Io sono bionda, alta, non porto il velo e parlo bene tedesco, anche se preferirei di no per non sentire tutto quel che sento. Con me l’approccio era normale. Ma quando parlavo e si sentiva l’accento, o dicevo il mio nome, Esmahan, scattavano gli eufemismi. “Bizzarro”.... Verso gli altri turchi c’è molto fastidio».
 
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