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Altro parere

Scampia non Ŕ solo Gomorra

Redazione InPi¨ 20/02/2020

Altro parere Altro parere Maurizio Patriciello, Avvenire
Su Avvenire Maurizio Patriciello, parla dell’abbattimento delle Vele di Scampia ricordando che il quartiere non è solo il di Gomorra. “L’abbattimento della "vela verde", però, ha suscitato nella gente di Scampia, nonostante tutto, una legittima reazione di protesta. «Scampia non è Gomorra!», hanno gridato ai giornalisti e alle telecamere accorsi per riprendere l’inizio della storica demolizione. Questa buona gente ha ragione da vendere. Scampia è un quartiere periferico, problematico e povero, sì, ma di certo non è la Gomorra di cui parla Roberto Saviano nel suo libro e racconta la serie tv che porta lo stesso titolo. Non è solo quello. Non è soprattutto quello. "Gomorra", girato per lo più a Scampia, mostra invece le famigerate vele come i covi dove la camorra gestisce i suoi sporchi affari, indisturbata. Scampia, quindi, uguale camorra? Scampia uguale Gomorra? Tanti abitanti non ci stanno. Ogni giorno, infatti, centinaia di famiglie, le parrocchie sul territorio, le scuole, decine di associazioni di volontari si danno da fare per supplire alle deficienze di uno Stato che non sempre è presente. «Ci fotografano come le scimmie», si è lamentato un abitante del luogo, riferendosi ai turisti che dopo aver visto la fiction si fanno portare nei luoghi dove i famosi Savastano, famiglia a capo dell’omonimo clan, vengono rappresentati come persone potenti, ricche, immortali, che la fanno in barba finanche alle forze dell’ordine e alla magistratura. Ci si è chiesti per anni se questo tipo di prodotto cinematografico potesse essere un deterrente per la camorra napoletana o piuttosto un incentivo per i tanti adolescenti che prendono a modello lo stile di vita dei clan. Siamo convinti che la realtà di Scampia vada raccontata senza negare niente dei problemi che pesano sul quartiere, a patto che non sia né distorta né romanzata. Il pericolo dell’emulazione da parte di tanti giovani che finiscono per vedere nel clan egemone l’unica possibilità di rivalsa nella vita non è per niente peregrino. Ma Scampia non è Gomorra. Lo ripetiamo con chi a Scampia ci vive. Questa etichetta, ormai tanto facile quanto dolorosa, è stata appiccicata sulla pelle degli abitanti del quartiere e si sta rivelando molto difficile da rimuovere, così stretta e soffocante da poter persino negare la speranza di una rinascita. Non è così, non può e non deve essere così. Che insieme ai calcinacci della "vela verde" vengano abbattuti finalmente anche i preconcetti sul quartiere popolare e vivo di Scampia”.
 
Alberto Mingardi, La Stampa
La vicenda Air Italy è analizzata in ottica di mercato da Alberto Mingardi sulla Stampa. “Il governo non vuole che Air Italy venga liquidata, preferisce che passi per un concordato. Perché? Gli azionisti hanno annunciato una liquidazione ‘in bonis’. Si impegnano a pagare tutte le pendenze maturate con fornitori e creditori. Quando un vettore chiude i battenti, è inevitabile un certo disagio per gli utenti. Anche in questo caso l’azienda ha scelto una strategia esemplare, garantendo i voli fino al 25 febbraio e un indennizzo integrale dei biglietti dopo quella data. Al fallimento, di solito ci si arriva col fiato corto. I lavoratori perdono il posto, ma pure i fornitori e i creditori sanno che non riusciranno mai a ottenere fino in fondo quel che gli spetta. Il ministro delle infrastrutture vorrebbe che Air Italy passasse per un concordato. Cioè, anziché pagare oggi i suoi debiti e ‘liberare’ i fattori produttivi che vi sono impiegati, l’azienda dovrebbe entrare in una sorta di limbo, sperando di trovare chi la riporti in vita. Per carità, tutto è possibile, ma se nessuno si è fatto avanti per acquistare Air Italy, forse è perché il problema non sta ‘nel manico’, nella qualità della gestione assicurata dagli attuali azionisti. Il concordato ‘dichiara’ che la crisi è passeggera, congiunturale o legata a un progetto di ristrutturazione, e consente di attivarla. Nonostante il reddito di cittadinanza, che dovrebbe servire proprio in questi casi, con i suoi ‘navigator’ pronti ad agevolare il reinserimento delle persone nel mondo del lavoro, il governo preferisce usare la Cig. La liquidazione in bonis tutelerebbe creditori e fornitori e sarebbe una “operazione verità”: la verità amara che non ci sono le condizioni di mercato per una azienda con quelle ambizioni e quel progetto. La politica raramente aiuta le imprese a creare ricchezza, spesso le ostacola attivamente, quando sono in punto di morte scopre le virtù dell’accanimento terapeutico. Questo accanimento terapeutico garantisce l’occupazione per un po’, ma falsa la percezione della realtà, verosimilmente peggiorando la qualità delle decisioni delle famiglie. A un imprenditore che dice la verità: non c’è più spazio per il mio progetto, l’azienda chiude per sempre, lo Stato risponde suggerendogli di far finta che la crisi sia temporanea, così da poter concedere la cassa integrazione.  La politica italiana di solito preferisce la strategia dello struzzo. La cosa, forse, un qualche legame coi nostri bassi tassi di crescita ce l’ha”.
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