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Un altro errore sulla Libia

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 20/02/2020

In edicola In edicola Franco Venturini, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Franco Venturini fa il punto sulla situazione libica e sull'’’errore’ della missione Ue. “Il cirenaico Haftar spara a volontà, il tripolino Serraj sospende la sua partecipazione al negoziato militare di Ginevra, e così le residue speranze di stabilizzare la Libia affogano in un mare di parole che vede l’Italia tra i più loquaci protagonisti. Aveva cominciato, nella corsa ai proclami ad uso interno, la tanto attesa conferenza di Berlino che pur di non fallire subito ha prodotto a cuor leggero un lungo elenco di traguardi irraggiungibili. Riuscendo in tal modo a fallire dal giorno dopo, quando si è visto che la tregua d’armi non reggeva, che le forniture di armi provenienti dai padrini dei due schieramenti continuavano imperterrite, che Turchia con Serraj e Russia con Haftar accentuavano la loro presenza sul terreno invece di ridurla, che gli Usa guardavano dall’altra parte e che l’Europa rimaneva divisa e inefficace malgrado i suoi indiscutibili interessi in Libia. Poi, fatto più unico che raro, è stata l’Onu ad alzare la voce osservando che l’embargo sulle armi «somigliava ormai a una barzelletta». Il giorno dopo, lunedì scorso, si riuniva il Consiglio dei ministri degli Esteri europei. Non poteva più far finta di niente, e incassare l’accusa di far ridere. Doveva decidere «qualcosa», e così è stato. Ma questa volta accanto alla consueta retorica diplomatica c’è stato il coinvolgimento di forze militari, con una approssimazione che non fa ben sperare. Anche perché subito dopo Haftar ha lanciato i suoi missili sul porto di Tripoli, e Serraj ha abbandonato i negoziati militari che dovevano consolidare la tregua. Ecco allora che con il varo di una nuova operazione aeronavale «interamente diversa da Sophia» l’Europa ha formalmente sovrapposto il tema migranti e il tema Libia, al punto che se venisse constatato un «effetto richiamo» per i trafficanti anche nella nuova zona di operazioni, le navi verrebbero subito spostate o rinviate nei loro porti. Anche a volerci fermare qui la nuova missione, che non ha ancora un nome e nemmeno un comandante mentre quello di Sophia era italiano, sembra disegnata per radicalizzare ulteriormente la partita per il predominio nel mondo sunnita (pro e contro i Fratelli musulmani) che i Paesi islamici con l’aggiunta della Russia combattono in Libia, sulla pelle dei libici e anche dei migranti. E anche tutti quanti vanno ripetendo che in Libia «non esiste una soluzione militare». Sarà anche vero, ma alla fine pure gli europei hanno dovuto tirar fuori l’effetto dissuasivo di navi bene armate. Con il rischio che gli altri siano disposti a sparare e noi no”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Uno strano virus, per fortuna meno grave di quello cinese, affligge da qualche tempo la politica italiana, con conseguenze non letali, ma che stanno via via paralizzando il governo e il Paese: è la malattia del centro, dilagata prima ancora che il ritorno al sistema elettorale proporzionale ne autorizzi in qualche modo la riedizione”. Lo scrive Marcello Sorgi in un editoriale sulla Stampa.”Una forma di centrismo bilaterale, aperto cioè ad alleanze a sinistra e a destra, ha preso in forma ossessiva Matteo Renzi. Che, sebbene socio fondatore del governo giallo-rosso, adesso ne minaccia a giorni alterni la crisi, spingendo i parlamentari di Italia viva a votare con l’opposizione e promettendo addirittura una mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, autore della pessima legge che ha cancellato la prescrizione e non in grado, grazie alla sentenza capitale che sempre Renzi ha emesso nei suoi confronti, di modificarla nel senso proposto dal premier Conte, un’edulcorazione della versione approvata dal precedente esecutivo giallo-verde con l’aiuto di Salvini, ma insomma meglio del niente a cui sono approdati finora tutti i tentativi di riformare la riforma”. Sorgi passa quindi in rassegna la lista dei possibili responsabili e aggiunge: “Tutti  quanti  potrebbero  mettere  insieme  tra  un quinto e un sesto del Parlamento. Ma la somma è impossibile, per due ragioni. Ciascuno di loro, chi più chi meno, mira a far fuori Conte, temendo che, come già Lamberto Dini e Mario Monti, voglia farsi un suo partito in caso di elezioni e sottrarre voti preziosi per qualsiasi progetto centrista. E, con la stessa convinzione, ognuno punta a far fuori l’altro, per ottenere quella specie di ‘golden share’ che dovrebbe trasformarlo nel vero padrone del governo. Illusioni. Né più né meno come quella di convincere l’ex-presidente della Bce Mario Draghi a mettersi in questo ginepraio per guidare un nuovo governo istituzionale e di unità nazionale, di cui non si vedono i presupposti, con la promessa di essere eletto successivamente al Quirinale. Allo stato delle cose, infatti, le conseguenze possibili dell’aggravarsi del virus centrista sono solo la paralisi del governo e del Parlamento in atto da due mesi, dopo la miracolosa approvazione della legge di stabilità, o nuove elezioni, se a furia di scherzare col fuoco, un centrista o un altro, non importa quale, prima o poi riuscirà a fare inciampare Conte”. 
 
Fabio Tamburini, Sole 24 Ore
Il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini parte dai dati economici tutt’altro che positivi e lancia l’allarme alla politica politica perché smetta di litigare e affronti con decisione i problemi delle imprese e del Paese. “Va bene tirare la corda ma, come è noto, conviene non esagerare perché il risultato è scontato: ad un certo punto si rompe. È evidente che siamo pericolosamente vicini al punto di rottura. E i dati diffusi ieri sulla cassa integrazione lo confermano perché nelle ultime settimane la crescita è stata esponenziale, in particolare di quella straordinaria, cioè dell’anticamera dei licenziamenti. Non solo. Esponenti autorevoli, come per esempio Paolo Gentiloni, Pd, commissario europeo all’Economia, dichiarano senza reticenze che il rimbalzo è tutto da verificare. Perfino da una Regione come la Lombardia, locomotiva tradizionale delle attività produttive del Paese, arrivano segnali incontrovertibili e preoccupanti: la produzione è ferma, l’export diminuisce, gli investimenti sono in caduta libera, il mercato interno è in calo. E il sistema delle imprese sta reggendo, reagisce con forza alla crisi. Ma il quadro d’insieme giustifica allarme e preoccupazione. Senza contare che in altri territori del Paese la situazione è compromessa. Il mondo delle imprese, e delle professioni, chiede lo sblocco dei grandi lavori e più infrastrutture, formazione per dare la spinta necessaria agli investimenti nell’innovazione, semplificazione di quella burocrazia soffocante che è sempre più insopportabile. Sono tre condizioni indispensabili per recuperare il terreno perso sul fronte più importante di tutti: la produttività, che vede l’Italia maglia nera in Europa. In queste condizioni la risposta della maggioranza di governo, nel suo complesso e nonostante le eccezioni che pure non mancano, è piuttosto imbarazzante. La rissosità è tornata su livelli analoghi a quella che ha caratterizzato il primo governo Conte, paralizzato dagli scontri continui tra M5s e Lega. In più le incognite del coronavirus e di geopolitica per le tensioni che esplodono in più parti del mondo contribuiscono a peggiorare la situazione. Attenzione: siamo, per quanto riguarda l’economia italiana, all’ultimo giro. Alla maggioranza di governo va detto che occorre una svolta, occorre darsi una mossa. In caso contrario, o se non risultasse possibile, molto meglio prenderne atto”.
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