Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Contro le crociere

Redazione InPi¨ 20/02/2020

Altro parere Altro parere Camillo Langone, Il Foglio
Che già io - afferma categorico Camillo Langone sul Foglio - mi vergognerei a salirci, sopra una cosa chiamata Diamond Princess. Odiosa anglofonia a parte, sembra il nome di una sala giochi o di un salone massaggi. Che io non ci metterei nemmeno piede sopra a una nave alta 62 metri. Cosa te ne fai di un mare a 62 metri? Se ti tuffi, ti uccidi. E se ti sporgi e scivoli? Lungo le fiancate vertiginose di simili mostri marini sono scritte innumerevoli storie di suicidi, omicidi e morti non classificate: qualcuno ricorderà il povero Leon Klinghoffer, crocierista disabile che in quanto ebreo venne buttato in mare, lui e la sua carrozzella, dai dirottatori palestinesi della Achille Lauro...A quelle altezze nemeno il salmastro ti godi: molto meglio, nelle giornate di vento, andare sul promotorio di Colonna, a Trani, sulla via dell’Amore alle Cinque Terre, sulla passeggiata amare Anita Garibaldi, a Genova-Nervi...Posti gratis, fra l’altro. Che poi non mi imbarcherei mai con altre 3.710 persone. Anche a prescindere dal coronavirus: così tanti corpi per così tanto tempo in uno spazio così ristretto mi fanno pensare a convivenze forzate tipo caserma,galera, o per l’appunto ospedale. Sai che allegria. E infatti leggo che a bordo, per sopravvivere alla noia della quarantena, si dedicano a sudoku e cruciverba, tipo ospizio. Che poi, l’età media. Non credo sia un caso che sulla Diamond Princess il primo positivo al virus sia stato un ottantenne. Chissà se prima di imbarcarsi ha fatto testamento, come un tempo, prima di partire per lunghi viaggi, facevano tutti. Non conosco lo stato di famiglia di questo signore, lo dico in generale: non è meglio restare a casa per badare ai nipotini? Così i figli, schiacciati fra lavoro e cura della prole, possono finalmente concedersi un cinema, una spa, un ristorante con gli amici?
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Ieri l’altro a Genova è stata completata la costruzione del diciottesimo e ultimo pilastro del ponte che andrà a sostituire il Morandi. L’inaugurazione della nuova struttura, un capolavoro di ingegneristica, è prevista per giugno, giusto a un anno dall’apertura del cantiere. È la prova – commenta Alessandro Sallusti sul Giornale – che in Italia quando si vuole è possibile fare grandi opere velocemente e bene. Perché a Genova è stato possibile? Semplice: perché la politica, la magistratura penale e civile, ecologisti, ambientalisti, burocrati, faccendieri, mafiologi, nani e ballerine sono stati tenuti alla larga dalle decisioni e dai lavori. Fuori tutto lo Stato, nella cabina di regia solo i vertici di due grandi imprese italiane, la Salini (privata) e Fincantieri (pubblica), un commissario responsabile di tutto (il sindaco di Genova Marco Bucci) e un supervisore (il governatore della Liguria Giovanni Toti). Fine dell’elenco e delle discussioni su cosa e come agire. A fare ci pensano mille operai che ruotano sul cantiere ventiquattr’ore al giorno, sette giorni alla settimana: da giugno scorso una pausa solo a Natale. Vedrete che quando sarà inaugurato si dirà di un «miracolo a Genova». Io parlerei più di un «modello Genova», che a differenza dei miracoli è cosa umana e ripetibile ovunque, in qualsiasi momento, ed è l’unica strada concreta per rimettere in moto l’economia del Paese. In Italia ci sono ventiquattro grandi opere bloc-cate da burocrazia e cavilli che valgono quasi 25 miliardi. Il paradosso è che non mancano i soldi, ma i timbri. L’Ance, l’associazione che raduna i Comuni, ha calcolato che un loro sblocco avrebbe un riflesso sull’economia, con l’indotto e i vantaggi, di 86 miliardi e di 380 mila posti di lavoro. Qui non servono i miracoli, basterebbe un governo liberale, pragmatico e capace. Purtroppo quello che abbiamo è tutto l’opposto.
 
 
Altre sull'argomento
E ora siate semplici
E ora siate semplici
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Altro parere
Altro parere
Ora scendano in campo i banchieri
La casa al tempo del lockdown
La casa al tempo del lockdown
... un modello da ripensare
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.