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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 19/02/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Meloni: Se cade il governo c’è solamente il voto
Non credo che Salvini stia trattando con Renzi: Se cade il governo c’è solo il voto. Intervistata da Paola Di Caro per il Corriere della SeraGiorgia Meloni, ribadisce a chiare lettere la sua posizione. L’ipotesi di un nuovo esecutivo che coinvolga anche l’opposizione in caso di crisi però è reale. «Non ci sono i margini per un altro governo. E in ogni caso, non ci saremmo noi. Andremo al governo solo con i voti degli italiani. Poi confido nel fatto che il tira e molla di Renzi possa portare all’implosione di questo esecutivo, e spero che Mattarella si renda conto che a quel punto ci sarebbe solo il voto». Un voto non immediato, dopo il referendum sul taglio dei parlamentari vanno ridisegnati i collegi. «Ma non è vero che i tempi sarebbero lunghi: per fare il Rosatellum ci vollero due settimane. E i collegi si possono cominciare a riscrivere anche adesso, visto che l’esito del referendum è scontato. Si potrebbe votare già a maggio, al massimo a settembre». E nel frattempo vede un nuovo governo elettorale? «I governi elettorali non esistono. Nascono per durare due mesi, come quello Gentiloni, e poi arrivano a fine legislatura. Per me può restare pure questo governo fino al voto, purché sia chiara la data delle urne. Ma non utilizzino scuse solo per durare».
 
Nencini: Certo che Matteo non romperà
Sono certo che Matteo Renzi non romperà l’alleanza di governo. Lo afferma Riccardo Nencini, vicepresidente del gruppo Italia Viva-Partito socialista al Senato, intervistato da Concetto Vecchio per la Repubblica. Senatore Nencini, gira voce che in caso di rottura di Italia viva lei sosterebbe il governo comunque. «Fantasie, illazioni. Siamo come ai tempi di Trotsky». Qualcuno le ha offerto di diventare sottosegretario? «Non ricevo telefonate da quel dì». Renzi romperà? «No». Non è quello il suo istinto? «No, non è lo scorpione sulla rana». Ma vuole o no disarcionare Conte? «A me non l’ha mai detto». Grazie a lei, unico senatore socialista, Renzi ha potuto fare il gruppo al Senato. «Ecco, parliamo di politica. Nasce dall’esigenza di costruire una gamba riformista nel centrosinistra. C’è una destra illiberale che nei sondaggi resta fortissima, o la sinistra si attrezza o il Paese rischia». Un progetto in prospettiva? «Un embrione. A cui possono aderire Radicali, Della Vedova, Calenda, specie se passa la legge elettorale con la soglia al 5 per cento». Ma è giusto far ballare il governo in questo modo per la prescrizione? «È una battaglia giusta. A novembre presentai per primo una mozione, insieme a Emma Bonino. E poi la prescrizione nel programma non c’è: è un lascito del vecchio governo. Noi votammo contro». Renzi lo fa per visibilità? «Non lo escludo. Ha bisogno di farsi vedere, e questa è una battaglia giusta». Ma il Paese la capisce? «Non crea posti di lavoro, sono d’accordo, ma va fatta».
 
Bugani (M5S): Chiediamo scusa per gli errori fatti al governo
Il M5S dovrebbe chiedere scusa ai suoi elettori per gli errori fatti al Governo. Lo afferma Max Bugani, consigliere Cinque Stelle a Bologna e capo staff della sindaca Virginia Raggi, intervistato da Emanuele Buzzi per il Corriere della Sera. Pensa che il M5S di governo debba fare ammenda?  «Chiedere scusa è un passo che molti dovrebbero considerare. Gli errori li fa solo chi lavora e chi si prende delle responsabilità, ma poi bisogna ammetterli per recuperare dignità e credibilità». E come fare?  «Si alza la mano e si chiede  scusa. Chi lo fa risulta immediatamente più umano e più vicino ai cittadini».  Si va verso gli Stati generali. Circola l’idea di un ticket Appendino-Di Battista. «Non mi importa il nome del leader, serve prima di tutto ammettere gli errori e definire un programma». La scelta del leader è de- terminante per capire il futuro orientamento del M5S. «Personalmente preferirei definire prima i nostri obiettivi e poi scegliere un portabandiera. E se gli obiettivi da raggiungere li chiedete a me io vi dico che fra questi c’è anche la difesa dei principi basilari su cui poggia la nostra democrazia e questo significa indignarsi se qualcuno suona i campanelli per chiederti se spacci, o si arroga il diritto di influenzare le scelte di una donna che vuole abortire». Sì, ma molti intanto dicono no ad alleanze con i dem. In piazza c’erano addirittura dei cartelli... «Per me la discussione non va spostata su Pd o non Pd. Quando definisci i tuoi obiettivi diventa più facile anche capire chi ti può aiutare di più a raggiungerli. Però sinceramente mi fa ridere andare in piazza con i cartelli “no alleanze” mentre governiamo il Paese con altre quattro forze politiche. Serve chiarezza anche nei messaggi che vogliamo comunicare». 
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