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Altro parere

IntesaSanpaolo punto di riferimento

Redazione InPi¨ 18/02/2020

Altro parere Altro parere Nicola Porro, il Giornale
Il Giornale con Nicola Porro si sofferma sulla maxi operazione Intesa Sanpaolo-Ubi che porterà alla nascita del terzo soggetto europeo per capitalizzazione: “Carlo Messina, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, con una mossa tanto repentina quanto ben costruita, ha dato una zampata nell’asfittico mondo delle imprese italiane. Ha scelto come preda la migliore delle banche di seconda fascia, l’Ubi, riportata in vita da uno dei più bravi manager bancari in circolazione, e cioè Victor Massiah. Si pensava che Ubi potesse comprare qualche rivale: è stata comprata. Ma restiamo ancora dei nani. Basti pensare che la sola JpMorgan ha un valore pari alle dieci più importanti banche europee messe insieme. Ieri i mercati finanziari hanno premiato la preda (come era inevitabile, vista la valorizzazione implicita nell’acquisto), ma anche il predatore. Segno che il mercato ritiene che si crei ricchezza per tutti. La nascita di un campione nazionale, nel settore del credito, avviene nel momento di maggior debolezza della politica. Con generosità, ben calcolata, Messina si è fatto assistere dall’istituto che un tempo era suo rivale, e cioè Mediobanca. La personalità più eminente di Intesa e Ubi, e cioè il professor Bazoli, ha dichiarato di non essere stato messo al corrente dell’operazione. Difficile però pensare che sia stata organizzata contro il suo parere. Tutti piccoli dettagli di un puzzle che ci fanno ritenere come sia nato in Italia un nuovo punto di riferimento anche politico. Nel senso più nobile del termine. Se l’offerta dovesse essere accettata, Intesa Sanpaolo racchiuderebbe in sé gran parte di quello che resta dell’establishment italiano. Non più so- lo una banca di sistema, non più solo il centro per la soluzione dei pasticci combinati da politica e imprese. Diventa un imprescindibile attore politico di un Paese desertificato. In cui manca- no da anni punti di riferimento dell’economia. Carlo Messina è un uomo di conti e di bilanci. Ha sempre dimostrato di avere sensibilità verso il mondo che lo circonda, basti pensare agli impegni recentemente assunti sulla sostenibilità, sulla cultura e sull’educazione, ma sempre con un occhio all’ultima riga del conto economico. È ciò che chiedono gli azionisti. È ciò che serve all’Italia. Come per tutti i campioni nazionali, il rischio potrà nascere quando si cambierà l’allenatore”.
 
Giuseppe Turani, il Giorno
Se un paese sembra correre (IntesaSanpaolo-Ubi), un’altra parte, quella della burocrazia, è sempre ferma. Ne parla Giuseppe Turani sul Giorno. “L’Italia - scrive - è un paese che dispone di cinque polizie, una selva di centri di controllo e una magistratura attenta e pronta a indagare e a reprimere. Non dovrebbe quindi aver paura a intervenire, anche con misure straordinarie: se qualcuno dovesse uscire dai binari, non andrebbe tanto lontano. Tutto questo per dire che possiamo permetterci di nominare dei commissari straordinari che facciano quello che la burocrazia impedisce di fare, scavalcando regole e cavilli. Anzi, forse sarebbe l’unico sistema. Ma non lo si fa. Perché? Due sono le ragioni.  La prima: la burocrazia fa così paura che difficilmente un’autorità si azzarda a nominare un commissario, anche per aggiustare un tombino, con pieni poteri di intervento. Meglio stare dentro le regole, se poi si impiegano sei anni per un lavoro di sei ore, che importa? La burocrazia non ha fretta. La seconda ragione è che è difficile trovare spiriti decisi, disposti a fare in appena sei ore quello che normalmente comporterebbe sei anni. Bertolaso era stato uno di questi, figlio di militari, aveva il piglio giusto. Ma ha passato anni sotto attacco dei politici e ha avuto grane giudiziarie a non finire, risolte (con la sua completa assoluzione) solo da poco, dopo anni di su e giù per i tribunali. Credo che non accetterebbe quell’incarico una seconda volta. In teoria, gli italiani vorrebbero dei commissari straordinari, salvo cominciare a criticarli non appena li vedessero all’opera. Eppure, in materia avremmo una tradizione non da poco. Valga per tutti l’esempio di Lorenzo Valerio, nominato da Cavour commissario straordinario con pieni poteri prima ancora che le Marche fossero conquistate. Valerio, un imprenditore piemontese di idee liberali, fu poi utilizzato da Cavour in altre situazioni difficili, sempre con ottimi risultati. Il problema vero però è un altro, ed è inutile nasconderselo. Cavour stava facendo l’Italia e era intoccabile. Oggi, invece, la gente non si fida del governo, figurarsi dei suoi eventuali commissari straordinari. Così stiamo diventando un paese che giorno dopo giorno affonda nella burocrazia. Tutto, o quasi, viene rispettato, ma niente viene fatto. E continuiamo a impiegare sei anni per fare un tombino e non so quanti per aggiustare il tetto di una scuola. Le buche nelle strade rimangono buche. E un migliaio di ponti autostradali non si sa nemmeno di chi siano. Ma in qualche polveroso registro, conservato chissà dove, ci sarà sicuramente scritto”. 
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