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Due Matteo in movimento

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 18/02/2020

In edicola In edicola Antonio Polito, Corriere della Sera
Il movimentismo di Salvini e Renzi, ‘ i due Matteo’, è analizzato da Antonio Polito sul Corriere della Sera. “Matteo Renzi - scrive - ci sta dimostrando in queste ore che le vicissitudini del suo passato non erano frutto di un «cattivo carattere», come pure si è benevolmente detto, ma bensì di un preciso modo di concepire la lotta politica. Poiché è uno stile che condivide con l’altro Matteo della politica italiana, e non si sa mai se è nato prima l’uovo o la gallina, forse si può provare ad analizzare questo matteismo-leninismo che domina ormai da anni il discorso pubblico nel nostro Paese, quotidianamente in attesa di scoprire chi asfalterà chi, ma perennemente incerto su chi governerà dopo. Non se ne abbiano a male i fan di entrambi, facili all’offesa quando si paragona il loro leader all’altro, considerato il male assoluto; ma per quanto in questa fase Matteo S. sia allo zenit della sua parabola e Matteo R. al nadir del suo consenso, in passato fu il contrario, e molto li accomuna. Del leninismo condividono entrambi una visione dinamica, leaderista e giacobina, rivoluzionaria della lotta politica. Che si risolve nel momento della presa del potere. Che non fa prigionieri. Alla guerra di posizione, tipica delle democrazie parlamentari fondate su alleanze e coalizioni, preferiscono quella di movimento. Anzi, si può dire che per loro il movimento è tutto. Questa idea della rivoluzione permanente ha infatti i suoi vantaggi quando sei all’opposizione, paga pegno se sei al potere. È caratterizzata da un iper-politicismo esasperato, nel quale all’arte del possibile si sostituisce il virtuosismo dell’artista. Sono bravi entrambi a prendersi la scena, e a non mollarla più. Matteo S. e Matteo R. hanno imparato una legge fondamentale della politica moderna, che Berlusconi aveva anticipato: non dire mai ai tuoi elettori che cosa devono fare, ma chiedi che cosa puoi fare tu per loro. Solo che il Cavaliere aggiungeva Letta e Tremonti, cioè la prosa del governo. Mentre Salvini tiene Giorgetti alla catena e Renzi ha litigato anche con Lotti. C’è oggi però una macroscopica differenza tra i due. Salvini gioca nell’arena del Paese, dove questo modo di intendere la politica incontra un elettorato da tempo radicalizzato e insofferente, dunque sensibile al messaggio; e infatti si muove in uno spazio che è quasi un terzo del totale di chi risponde ai sondaggi. Renzi invece gioca nel Palazzo, dove è costretto da un consenso che è meno del 5%, e dunque in condizioni ambientali le meno indicate per il gioco totale, di movimento, che tanto gli piace”.

 
Marcello Maddalena, La Stampa
Il tema della prescrizione, più che riguardo al merito, sembra fatto apposta per litigare. Sulla Stampa, l’ex magistrato, Marcello Maddalena prova a  fare il punto della situazione: “Nella relazione presentata in occasione dell’ultima inaugurazione dell’Anno giudiziario, il Presidente della Corte di cassazione, parlando dell’ormai famoso problema della prescrizione dei reati nel corso del procedimento penale, ha sottolineato come gli eventuali effetti della legge cosiddetta ‘Spazzacorrotti’ cominceranno a verificarsi «non prima di cinque anni, tale essendo il termine di prescrizione per i reati contravvenzionali puniti in modo meno grave». Se ciò è vero, come è vero, stupisce allora che questo tema sia diventato talmente urgente e fondamentale da risultare addirittura decisivo per le sorti dell’attuale governo e dell’intera legislatura, come se improvvisamente sia venuto a mancare il tempo per qualsiasi ulteriore riflessione. E ciò sia detto sia per chi chiede un ulteriore periodo di sospensione dell’entrata in vigore della nuova disciplina (fissata al 1° gennaio 2020 e quindi in realtà sulla carta già operante) sia per chi è assolutamente contrario a rimettere in discussione la nuova normativa. E poiché è impensabile che di ciò non siano consapevoli i nostri uomini di governo (e di opposizione dentro il governo) ne deriva la sgradevole impressione che, quello della prescrizione, sia soltanto un pretesto per litigare, poiché trattasi di un argomento che, pur sicuramente importante, può essere tuttavia tranquillamente rimandato a settembre: non per essere nel frattempo accantonato, ma per consentire una congrua preparazione per un sempre possibile ed auspicabile esame di riparazione, di cui sicuramente, a mio avviso, vi è necessità”.
 
Ezio Mauro, la Repubblica
Quella dell’Italia, dal punto di vista politico e non solo è la situazione di un Paese in apnea. Ne parla Ezio Mauro in un fondo su Repubblica. “Se non sai chi sei - sottolinea - difficilmente saprai dove devi andare. Vale per la vita, non si capisce perché non dovrebbe valere anche per la politica, se si ricordasse di non essere una dimensione artificiale, ma una manifestazione della vita delle persone. Come ogni organismo vitale, il governo è esattamente davanti a questo nodo, che non riesce a sciogliere semplicemente perché non può, mancandogli la percezione di se stesso, la nozione di che cos’è, cosa trasmette ai cittadini, cosa significa nella vicenda del Paese. Tutti i tavoli governativi, che dovrebbero affrontare un problema per risolverlo, si aprono a ripetizione senza mai chiudersi. Lo spazio vuoto è inevitabilmente riempito dalle spinte egoistiche e centrifughe dei due partiti in maggiore difficoltà elettorale, M5S e Italia viva, che cercano nell’agitazione permanente ciò che non riescono a trovare nella politica mancante, muovendosi ogni volta sullo spazio di confine tra maggioranza e opposizione, sperando di lucrare spiccioli di consenso dai due mondi contrapposti. Al centro dello schieramento, come una moderna Democrazia cristiana, il Pd porta intero il peso della responsabilità del governo, senza incassarne il dividendo. Dovrebbe strappare in avanti, imponendo la sua egemonia culturale, ma è costretto a frenare, tamponando i buchi che si aprono qua e là quotidianamente nella maggioranza. Dovrebbe pretendere che l’alleanza si dia finalmente un orizzonte culturale, una bussola politica, una mappa di programma: ma è costretto a proteggere il minimo comun denominatore che tiene insieme forze troppo diverse tra loro, e non riesce ad andare oltre. Eppure la questione è semplice. Il Paese non può vivere in amministrazione controllata, con una sospensione della politica che si illude di sospendere il tempo, rinviando le scelte. Un Paese in apnea. Bisogna che la politica torni in campo, e sieda a capotavola, altrimenti è meglio accettare la sfida di Salvini e andare al voto, con tutti i rischi che questa scelta comporta per l’Italia”.
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