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Altro parere

La nostra politica si arrende alla magistratura

Redazione InPi¨ 13/02/2020

Altro parere Altro parere Vittorio Feltri, Libero
Era scontato che Matteo Salvini fosse mandato a processo. La maggioranza – commenta Vittorio Feltri su Libero – frigge dalla voglia di farlo fuori in qualsiasi maniera, lo si evince dal suo comportamento. E adesso attende con ansia che l’ex ministro dell’Interno venga stroncato per via giudiziaria. Non ha capito che affidandosi alla magistratura per distruggere un avversario potente e ineguagliabile rischia di consegnarsi ad essa mani e piedi. Ne è in parte già schiava e d’ora in poi lo sarà del tutto. Si è predicato anni che è necessario confermare il primato della politica sulla giustizia, eppure lor signori, pur di eliminare il Capitano, si sono rimangiati il postulato come fosse una patatina fritta. E non se ne vergognano, al contrario trepidano in attesa della conclusione del processo, sperando che finisca male, anzi malissimo, per l’imputato. Siamo di fronte a un Parlamento sgangherato e incapace di gestire la cosa pubblica. Basti pensare che la legge cosiddetta «spazzacorrotti», applicata retroattivamente per incarcerare ingiustamente Roberto Formigoni (5 mesi di reclusione gratis) è stata giudicata dalla Corte costituzionale inammissibile. Vuol dire che il promotore della medesima Bonafede ha agito da dilettante del diritto. Insomma la nostra impressione è che il potere dominante tenda a usare i codici e le toghe quali strumenti di lotta partitica. Il che è una sorta di abusivismo deleterio che avvelena vita pubblica e privata. Salvini si è difeso inutilmente con argomenti di buon senso, tuttavia ciò non è stato sufficiente a influenzare le testoline dei suoi accaniti nemici, i quali hanno insistito masturbando ragionamenti privi di fondamento. Il problema nasce da motivi squallidi e sporchi, far secco un uomo che li sovrasta ed è capace di sintonizzarsi col popolo, popolo che preferisce Salvini ad altri politicanti incollati alla poltrona.
 
Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano
In sintonia con questo clima di restaurazione da Congresso di Vienna all’amatriciana,  scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, la Consulta ha deciso di salvare dalla galera i corrotti eccellenti, tipo Formigoni, che una norma sacrosanta della «Spazzacorrotti» aveva escluso dalle pene alternative al carcere. I soliti falsari si sono affrettati a dire che dunque la legge di Bonafede è incostituzionale: nulla di più falso. La Corte ha dichiarato illegittima la sua applicazione da parte di molti giudici ai condannati per reati commessi prima della sua entrata in vigore: quella che qualcuno chiama “interpretazione retroattiva”, come se le regole dell’esecuzione della pena fossero norme penali sostanziali, dunque applicabili solo per i reati commessi dopo la loro approvazione (in base al principio della “norma più favorevole al reo”). Balla sesquipedale: nessuno può essere condannato per un reato e a una pena non previsti quando commise il reato; ma poi il luogo e le modalità dell’espiazione della pena dipendono dalle norme in vigore al momento della condanna (in base al principio “tempus regit actum”). Così ha sempre stabilito la giurisprudenza della Consulta e della Cassazione, ogni qual volta il Parlamento inseriva nuovi reati “ostativi” ai benefici penitenziari: prima quelli di mafia e terrorismo, poi via via le violenze sessuali, i sequestri di persona a scopo di estorsione, il contrabbando, il traffico d’esseri umani, la riduzione in schiavitù, la prostituzione minorile, la pedopornografia e la violenza sessuale. Trattandosi di reati tipici dei delinquenti di strada e non dei colletti bianchi (a parte B., che spesso sconfina), nessuno eccepiva nulla. Poi i 5Stelle hanno osato l’inosabile: infilare anche la corruzione, la concussione e il peculato fra i reati gravi da espiare in carcere senza eccezioni. E, alla sola idea di veder finire dentro anche politici e imprenditori, il sistema è impazzito
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