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Nulla sarÓ pi¨ come prima

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 13/02/2020

Nulla sarÓ pi¨ come prima Nulla sarÓ pi¨ come prima Stefano Folli, la Repubblica
La giornata di ieri – scrive Stefano Folli su Repubblica – chiude una fase della recente storia politica. Come si dice in questi casi, da oggi nulla sarà più come prima: per il caso Salvini, ovvio, ma un po’ anche per la vicenda Renzi-prescrizione. Andiamo con ordine. Al di là degli aspetti grotteschi della vicenda Gregoretti – il fatto che i migranti fermati in mare fossero a bordo di una nave militare italiana – il Parlamento ha deciso di mandare a processo l’allora ministro dell’Interno, capo dell’opposizione di centrodestra, per una grave ipotesi di reato: sequestro di persona. Se l’accusa si trasformasse in condanna, già solo in primo grado, avrebbe l’effetto di inibire a Salvini qualsiasi candidatura in base alla legge Severino, con ciò limitando in modo quasi decisivo la sua attività pubblica. Questo dimostra che nessuno può sottrarsi alla legge? Forse. Ma è difficile negare il senso di una decisione che s’intreccia con la politica e non potrebbe essere altrimenti. Certo, il merito della vicenda Gregoretti era perfetto per mettere alle corde il leader della Lega e tuttavia la prevalenza del calcolo politico sulla valutazione giudiziaria è palese. Da oggi, si diceva, qualcosa cambia. Si può supporre che Salvini sia più forte nel Paese e più debole nel Palazzo. Quanto alla vicenda Renzi-Bonafede, l’altra storia che ha segnato la giornata, il leader di Italia Viva ha votato con le opposizioni a favore di un “lodo” che avrebbe dovuto rinviare la riforma di un anno. Ha perso ma ha dimostrato che sulla prescrizione sta facendo sul serio. Almeno per ora. Il ministro della Giustizia, forte del sostegno di Conte e del Pd, sostiene che non è più tempo di mediazioni. Ma un eccesso di sicurezza può essere pericoloso, come pure credere che il governo abbia ormai superato l’ostacolo
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Sebbene molti leghisti siano seriamente preoccupati per la piega che hanno preso le cose nel “caso Gregoretti”, Salvini - osserva Marcello Sorgi sulla Stampa - ha affrontato spavaldamente, com’è suo costume, la seduta del Senato conclusa con il voto che ha autorizzato il procedimento contro di lui per sequestro di persona. Invano ha consigliato prudenza, sperando in un impossibile sovvertimento del voto finale, la senatrice avvocata Giulia Bongiorno, che di processi se ne intende. La ragione per cui Salvini andrà a testa alta alla sbarra come imputato è molto semplice. A meno di sorprese da parte della magistratura (teoricamente il Gip potrebbe ancora decidere di archiviare tutto), quello contro il Capitano sarà il nuovo «processo del secolo», né più né meno come quello al Divo Giulio, accusato di essere il capo politico della mafia, lo era stato a fine Novecento. Forse, sostiene Sorgi, sarebbe stato meglio che il Senato avesse trovato un escamotage per evitare il processo e non fornire a Salvini il palcoscenico da cui adesso potrà esibirsi indisturbato. Magari, data la buona stagione in arrivo, mentre sulle coste siciliane o a Lampedusa gli sbarchi di clandestini riprenderanno, con conseguente allarme dell’opinione pubblica e imbarazzo del governo giallo-rosso, che sull’immigrazione non si è ancora chiarito bene le idee. Invece, com’è sempre accaduto in questi anni (con l’eccezione dell’autorizzazione a procedere negata nel 1993 a Craxi, subito dopo aggredito per strada con lanci di monetine), i parlamentari si sono sottomessi alla magistratura e hanno mandato Salvini al processo. Lo hanno fatto, non ci sarebbe neppure bisogno di dirlo, perché sperano che ne esca con le ossa rotte.  Non potendo liberarsi politicamente di un avversario così temibile, che in un anno ha raddoppiato i suoi voti, pensano di farlo per via giudiziaria.
 
Fiorenza Sarzanini: acrobazie bipartisan
Quanto accaduto ieri nell’aula del Senato – commenta sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini – dimostra ancora una volta come le vicende giudiziarie siano ormai per ministri e parlamentari uno strumento di lotta politica che nulla ha a che fare con l’accertamento dei fatti e della verità. E così anche il caso della nave Gregoretti è stato affrontato da tutte le forze politiche senza mai analizzare in maniera approfondita la sequenza dei fatti; le diverse posizioni dei magistrati che se ne sono occupati, visto che la Procura di Catania aveva sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta; le ragioni dell’accusa e quelle delle difesa. Nel corso dell’ultimo mese alcuni cambi di linea sono apparsi imbarazzanti. Quando Salvini fu indagato per sequestro di persona per aver bloccato l’ingresso in un porto sicuro della nave Diciotti i ministri del governo gialloverde in carica all’epoca, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli, ma anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, decisero addirittura di autodenunciarsi. Con il cambio di maggioranza e l’alleanza con il Pd, i 5 Stelle sono arrivati ad accusare Salvini di «aver agito da solo» per la Gregoretti, votando sì all’autorizzazione a procedere. E questo nonostante le dichiarazioni pubbliche del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, mentre la nave era bloccata in mare, disse: «C’è un dialogo tra i ministeri delle Infrastrutture, dell’Interno e della Difesa». Il 20 gennaio scorso, una settimana prima delle Regionali, Salvini esortò i parlamentari leghisti componenti della Giunta a concedere il via libera al processo. Ma ieri, passate le Regionali, ha cambiato idea e i senatori del Carroccio hanno abbandonato l’aula. Esattamente come avevano fatto gli esponenti del Pd in Giunta.
 
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