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Scontro sulla prescrizione figlio dell'antiberlusconismo

Redazione InPi¨ 12/02/2020

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
La battaglia sulla prescrizione è figlia del peggiore anti berlusconismo. Il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, dà questa lettura dell’attuale scontro politico sulla giustizia. “La ragione vera per cui la sinistra anti grillina non riesce a ribellarsi fino in fondo alla barbarie giustizialista costituita dalla norma che abolisce la prescrizione dopo il primo grado di giudizio non ha a che fare solo con la tattica politica, con gli equilibri del Parlamento e con il futuro del governo ma ha a che fare con un tema più delicato – e forse più inconfessabile – che riguarda una verità dalla quale purtroppo non si può facilmente sfuggire. La verità in questione è che la progressiva trasformazione della prescrizione in un congegno infame, ignobile e scellerato appartiene a un’epoca storica in cui ad aver fatto di questo strumento un-meccanismo- utile-solo-a-impedire-la-celebrazione-dei-processi sono stati tutti coloro che tentarono di utilizzare la giustizia come un’arma di vendetta sociale contro Silvio Berlusconi. La sinistra italiana è meno giustizialista rispetto a quella della stagione anti berlusconiana (anche per merito di Renzi) ma una delle ragioni che rendono più difficile al Pd fare della difesa della prescrizione un valore non negoziabile della propria identità deriva anche dalla constatazione che difendere la prescrizione equivarrebbe a sconfessare una buona parte della propria passata stagione politica. Il dibattito sulla prescrizione dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che le forme più grevi di populismo, in Italia, non sono figlie del berlusconismo – come vorrebbe per esempio il partito di Rep., che non a caso sulla prescrizione ha scelto di non prendere posizione, perché prendere posizione su questo fronte significherebbe o rinnegare la propria storia o ricordare che il grillismo è anche il frutto di ciò che ha seminato una certa cultura progressista – ma sono figlie legittime dell’anti berlusconismo e sono in particolare figlie di un’èra durante la quale si è scelto di agevolare per ragioni politi- che ogni genere di aggressione allo stato di diritto. Rispetto a quella stagione, però, durante la quale i nemici di Berlusconi educavano il paese a usare la giustizia per aggredire i propri avversari e durante la quale Berlusconi provava a intervenire sulla giustizia anche per difendersi da coloro che lo volevano perseguitare, la fase storica vissuta oggi dal nostro paese presenta una particolarità tanto interessante quanto inquietante”.
 
Davide Nitrosi, il Giorno
La rivoluzione dell’e-commerce non va combattuta ma governata. Ne parla Davide Nitrosi in un editoriale sul Giorno. “C’era una volta Postalmarket. Poi è arrivato Internet, Postalmarket è finito in liquidazione ma gli italiani si sono innamorati della spesa sul web e tutto è cambiato. Per Amazon, Alibaba, Yoox e affini gli ultimi anni sono stati un crescendo di vendite e affari. Tanto che Amazon ha scoperto un po’ di America in Italia, Alibaba ha deciso di sbarcare armi e bagagli in Europa e l’ecosistema dello shopping è cambiato per sempre. Ma se si vuole giudicare l’impatto che il commercio online ha avuto sul mercato del lavoro, sulle nostre abitudini e sull’intero settore del commercio, occorre farsi almeno una domanda. nato prima l’uovo (le vendite sul web) o la gallina (l’utente che ama comprare stando a casa)? La domanda resta sospesa: i colossi dell’e-commerce hanno semplicemente annusato il cambiamento dei costumi, così come trent’anni fa i centri commerciali colsero il mutamento delle abitudini dei consumatori. Offrono servizi che sono richiesti, ma al tempo stesso creano nuove esigenze e nuovi comportamenti. È il modello Google che si è impossessato delle nostre vite: scrivo il nome di un prodotto e l’algoritmo me lo trova, confronta i prezzi e mi garantisce il trasporto fino a casa. Il commercio fotografa meglio di tanti altri settori i cambiamenti della società. Non stupiamoci se oggi si adegua a una società che vive sul web e cerca di utilizzare la rete per semplificare la vita. Contrastare l’onda non serve e anzi diventa letale per chi pensa di battere un fenomeno mondiale. Si tratta di fare convivere tutte le esigenze e le abitudini, tenendo conto che l’esistenza (o resistenza) di negozi nei quartieri e nei piccoli centri urbani risponde anche ad un bisogno di coesione sociale. Molti commercianti fanno convivere la presenza fisica con quella virtuale su internet. Ma da soli non possono farcela. L’impatto di colossi come Amazon e Alibaba in Italia e in Europa va gestito. Questi big nascono in Paesi dove la politica dei salari, la gestione del personale e le politiche fiscali sono storicamente diversi dai canoni europei. Non tocca a noi adattarci, ma a loro applicare i modelli di relazione che fanno parte della nostra storia. Ed è il cammino che pare abbiano intrapreso”. 
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